Kurdistan, il difficile inizia ora

La popolazione del Kurdistan iracheno ha scelto l’indipendenza: i risultati del referendum svoltosi all’inizio di questa settimana non lasciano adito a dubbi. Circa il 92% dei votanti ha deciso per andarsene dall’Iraq e l’affluenza, superiore al 70%, conferma come il desiderio di un Kurdistan libero sia davvero forte e radicato. L’esito, quasi plebiscitario, è stato annunciato con notevole soddisfazione da Massoud Barzani, presidente curdo e leader della nuova nazione che potrebbe nascere. Già, potrebbe: il condizionale è d’obbligo perchè nonostante tutto per il popolo curdo la salita inizia proprio adesso.

 

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Intervista col mediano

Oggi ci è venuto a trovare Valerio Rossi, 45 anni, elettore mediano. L’importanza di Valerio non ve la sto a raccontare; la letteratura economica e politica brulica di teoremi e congetture su di lui. Valerio, è, in sostanza, colui che votando ha le maggiori possibilità di influenzare un’elezione, l’offerta politica dei partiti e quindi la politica italiana in generale. Comprendere cosa pensi della società italiana e mondiale è quindi di grande importanza per noi tutti. Da qui nasce la nostra intervista.

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Là dove i golpe non sono il male assoluto

L’esercito, in Turchia, ha una funzione strana.

Non si occupa solo di difendere il Paese dalle minacce militari, difende anche il Paese da sé stesso. Più di una volta, infatti, i militari turchi hanno preso il potere per porre rimedio a situazioni di gravi crisi, economica e politica, o di accentramento del potere e riforme illiberali ed eccessivamente islamiste. E questo è il dato interessante: difendevano le riforme messe in atto dal fondatore della moderna nazione turca e suo primo presidente, Mustafa Kemal Ataturk. Non cercavano di prendere il potere per sé, sul modello delle famigerate dittature sudamericane degli anni della guerra fredda; infatti, dopo ciascuno dei tre colpi di Stato (1960, 1971, 1980) il controllo della nazione è stato restituito ai civili nell’arco di un paio d’anni, se non meno.

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E alla fine ha vinto Erdoğan

L’immagine più significativa di questa lunga notte turca è indubbiamente quella del presidente Erdoğan che lancia un appello alla popolazione da un telefonino, mentre si trova a bordo dell’aereo presidenziale. Questo quadro, e proprio il fatto che il legittimo presidente della Turchia si trovasse costretto a chiamare a raccolta il popolo contro i golpisti con mezzi di fortuna, sembrava decretare la vittoria dei militari e la deposizione del governo dell’AKP. Le voci di un Erdoğan in fuga, rifiutato dalla Germania e dal Regno Unito, e alla ricerca di asilo all’estero per sfuggire alla cattura si moltiplicavano e sembrava ormai sancita la fine della sua avventura politica.

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Quel sogno proibito chiamato Kurdistan

Tra le tante guerre che vengono combattute in Medio Oriente, tra fondamentalismi religiosi e freddi calcoli geopolitici, ce n’è una che viene combattuta in nome della libertà. Si tratta della guerra dei curdi per realizzare un sogno vecchio di secoli, ma che gli è stato sempre negato. Un sogno proibito, ma per il quale hanno versato sudore, lacrime e sangue.
Il sogno di un Kurdistan libero.

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Racconti persiani: il grande ritorno dell’Iran

L’Iran, o meglio la Persia, fa parte della storia della politica internazionale dalla notte dei tempi. Contro i Persiani combatterono i Greci per difendere la propria libertà, contro i Persiani lottò Alessandro Magno per costruire il suo impero ellenistico, contro i Parti loro eredi combatterono i Romani in uno scontro tra superpotenze che durò diversi secoli.
Fu attraverso l’Iran che durante il secondo conflitto mondiale gli Alleati fecero arrivare rifornimenti vitali per l’Unione Sovietica, che le permisero di ribaltare l’esito della guerra contro il Terzo Reich e fu alla conferenza di Teheran, non a quella di Jalta, che venne deciso l’ordine mondiale per il dopoguerra.
Fu infine la perdita dell’Iran a seguito della rivoluzione del 1979 a decretare la sconfitta di Carter alla presidenziali USA dell’anno seguente. Continua a leggere “Racconti persiani: il grande ritorno dell’Iran”

Siria: guerra senza fine

“Mondo senza fine” è il titolo di un bellissimo romanzo di Ken Follet ambientato nel sud dell’Inghilterra del XIV secolo. Se fosse stato ambientato nell’odierna Siria probabilmente si sarebbe chiamato “Guerra senza fine”, con la lieve differenza che purtroppo in questo caso non si tratta di un romanzo, ma della tragica realtà. Senza fine non tanto per la durata del conflitto, comunque oltre cinque anni, quanto per la totale mancanza di prospettive o elementi che possano far sperare in una sua conclusione. Continua a leggere “Siria: guerra senza fine”

Aiutiamoli (vicino) a casa loro?

Immigration

Il parco Gorky pullula di bambini. Sono ovunque. Bardati sotto i loro cappotti e con in testa cappellini di varie fogge e colori, è divertente osservarli mentre si rincorrono, giocano chiassosamente nella neve o implorano i giovani genitori di portarli a pattinare nell’enorme pista di ghiaccio che è stata recentemente aperta.

Io sono lì con un mio amico tedesco a fare due passi per goderci le poche ore di sole in questo fine autunno moscovita. Non riesco a esimermi dal commentare che una scena analoga, al parco Sempione, o in qualsiasi parco italiano, non avrei mai potuto vederla.

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Notizie dalla fine del mondo: salvataggi bancari, geopolitica pentastellata, bombardamenti, vaccini e banconote da 500 euro

Con le scaramucce dell’ultima settimana tra Russia e Turchia abbiamo dato per certo l’arrivo dell’inverno nucleare, almeno stando a quanto riportato dal feed di Facebook.
Visto che stamane non ci siamo ritrovati nell’ambientazione di Fallout 4 (a parte il Deathclaw allo specchio), qui a LdS abbiamo deciso di inaugurare una sorta di rassegna stampa con tante cose interessanti trovate in rete, Continua a leggere “Notizie dalla fine del mondo: salvataggi bancari, geopolitica pentastellata, bombardamenti, vaccini e banconote da 500 euro”

Cartolina da Istanbul

Condivido una bella e spontanea riflessione sulle elezioni turche inviatami da un amico che si trova ad Istanbul.

Per capire che negli ultimi anni di Erdogan la Turchia abbia preso una piega islamista non serve aver studiato geopolitica o sociologia, basta andare nei mercati, i merkezi di Istanbul, a fare la spesa.
Il maiale, pur non essendo mai stato vietato, è diventato via via sempre più costoso, tanto che qui i macellai non lo tengono più. In pochi giorni le sigarette sono quasi raddoppiate, non parliamo poi della birra: i prezzi recentemente sono cresciuti del 300% con le tasse imposte dal governo.
Un aumento di prezzi vertiginoso accomuna tutte quelle luxuries condannate dal Corano, ma fino a poco tempo fa ampiamente consumate da tutta la popolazione turca, in un Paese che non ha alcun bisogno di aumentare le entrate statali. Continua a leggere “Cartolina da Istanbul”