Racconti persiani: l’Iran dopo Khamenei

Ali Khamenei sta morendo.
Le informazioni sulla sua salute sono trattate con la massima riservatezza, ma ormai in Iran pochi si fanno illusioni: la Guida Suprema si sta lentamente avviando verso la tomba. La Repubblica Islamica in sordina si prepara a dare l’addio al successore del fondatore Khomeini, figura ormai mitologica nel pantheon iraniano. Difficile che l’ayatollah Khamenei godrà della stessa mistica considerazione, ma il suo impatto sulla politica iraniana è stato indubbiamente enorme. Ha rafforzato di molto il ruolo della sua figura politica, ha creato un’imponente serie di reti tramite le quali indirizzare molte decisioni politiche prima che gli venissero sottoposte e soprattutto ha creato uno stato nello stato dalle milizie rivoluzionarie. Il corpo dei Pasdaran è stato infatti il grande beneficiario delle riforme di Khamenei, arrivando, grazie alle privatizzazioni del suo mandato, ad ottnere un immenso potere economico con il quale sostenere la propria froza militare.

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Una lezione cubana per Trump

In questi giorni sta circolando la notizia, ripresa da diverse fonti autorevoli (tra cui Reuters e The Hill) secondo cui Donald Trump sarebbe pronto a cancellare le concessioni fatte a Cuba dalla precedente amministrazione. Nonostante il Segretario di Stato Tillerson sostenga che l’inversione di rotta nei rapporti con L’Avana sia dovuta alla mancanza di cambiamenti nel comportamento del regime, vi sono altri fattori che spingono la Casa Bianca in questa direzione. Durante la campagna elettorale Trump si era scagliato infatti contro le aperture fatte da Obama al regime castrista, che avevano portato alla fine di un’ostilità durata oltre 50 anni e ad un primo ritorno delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Aperture che non erano certo piaciute ai tanti Cubani che risiedono negli USA, in particolare a Miami, ed i cui voti sono stati assai importanti nella conquista della Florida, the swingiest swing state, da parte di Trump nelle scorse elezioni presidenziali.

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Il fattore Trump nella politica estera USA

Ormai è successo: Donald Trump sarà il 45esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Il 20 gennaio del prossimo anno subentrerà all’attuale inquilino della Casa Bianca e questa è di fatto l’unica certezza della sua presidenza. Se infatti la sua avversaria si era presentata con un programma piuttosto articolato per gli USA dell’epoca post-Obama nel caso di Trump siamo di fronte al vuoto quasi assoluto, specialmente riguardo alla politica estera. Durante la sua campagna elettorale non è mai andato oltre poche frasi ad effetto, senza mai precisare quali fossero le sue priorità per la scena internazionale o su quali linee intendesse impostare l’azione degli USA sulla scena globale. Gli uniche due linee guida che sono apparse costanti durante la sua corsa alla Casa Bianca sono un forte richiamo al protezionismo ed una vocazione isolazionista.

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Considerazioni sciolte sul voto americano

1 Trump non è stupido. L’essersi mostrato politicamente scorretto, diciamo ai limiti dell’impresentabilità, è stata una strategia che evidentemente ha pagato; ma non implica necessariamente che alle parole seguano i fatti.
2 La Clinton era il peggior candidato possibile in questo momento, e si sapeva. Non so se dire “Ha persino affossato Obama” oppure “Anche le politiche di Obama sono state deludenti”, perchè questo è un epico fallimento anche per il presidente che ha fatto la storia.
3 Ho scritto “peggior candidato in questo momento” perchè i nuovi media giocano un ruolo sempre più profondo in politica. Dice bene Grillo che è stata l’apocalisse delle televisioni; alla fine Trump ha vinto sostenendo il “complotto dei media”, promuovendo una campagna incentrata su Twitter e accreditando un’unica TV (fox, repubblicana) presso il suo quartier generale. A differenza di Grillo, io non sarei così gaudente, perchè l’accesso illimitato di persone dalla capacità critica limitata a reti dove ognuno può dire la propria opinione, senza minimamente preoccuparsi che essa corrisponda al vero o abbia delle basi coerenti, produce il fatto che molta gente si convince soltanto di quello che vuole sentirsi dire. E questa gente ha il diritto di voto.
4 Agli inizi del Novecento i giornali ebbero un ruolo simile, dando accesso all’informazione a milioni di persone, ma perlopiù erano giornali di partito (proprio allora nascevano i partiti di massa, che, come i “movimenti” di oggi, erano strettamente legati ai loro strumenti divulgativi) e scrivevano quello che conveniva alla loro causa e che gli aderenti erano propensi a credere, il che del resto coincide. Il risultato? Quello fu il periodo in cui nacquero i totalitarismi.
5 Chi dice che questo è stato il peggior prodotto del suffragio universale dimentica, seguendo questa prospettiva storica, che Hitler fu eletto democraticamente. Preoccupa molto che questa persona abbia l’età per ricordarsene e abbia ricoperto ruoli istituzionali di alto livello fino a poco tempo fa.

Ma che cazzo è successo?

Quando alle 4:40 ti sveglia un messaggio dicendoti: “qui la situazione si mette male!”. Quando di corsa apri Twitter e vedi i (pochi) commentatori conservatori che segui che gongolano, le persone normali attonite o disperate e Trump che vince l’impossibile. Ecco, quando ti rendi conto che solo due ore prima ti eri addormentato e la gara procedeva come doveva procedere, serrata si, ma tutto sommato senza grandi sorprese e ora una valanga repubblicana sta sommergendo stati che in teoria non avrebbe dovuto neanche toccare, Michigan, Wisconsin, Minnesota, cosa puoi pensare se non: “Ma che cazzo sta succedendo?”.

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Trumpapocalipse now

Se l’apocalisse trumpiana dovesse in futuro compiersi, inizierà proprio dopodomani.

Dopodomani, infatti, cominciano le primarie più scoppiettanti del mondo (no, non sono quelle liguri). Negli USA, si vota Stato per Stato in un arco di tempo di circa quattro mesi, per assegnare i delegati che ciascun candidato, nei due partiti, Democratico e Repubblicano, porterà alle rispettive convention, che si terranno in estate. Continua a leggere “Trumpapocalipse now”

Notizie dalla fine del mondo: Batmobili a guida autonoma, elezioni USA,tanta geopolitica e qualche proposito per l’anno nuovo

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Lavoy Finicum, membro della milizia dell’Oregon,  si nasconde armato sotto un telo blu, preparandosi allo scontro coi federali


Terminate le feste, è ora di riprendere anche la rassegna stampa di LdS. Al centro delle ultime settimane il CES di Las Vegas, gli assalti a Colonia, le minacce nordcoreane, i problemi economici della Cina, gli avvenimenti in Oregon. Non mancano analisi della disuguaglianza mondiale e del sistema fiscale americano. Bonus track: il calendario sexy di Putin e qualche stranezza dalle elezioni USA.
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Notizie dalla fine del mondo: Molise, Darth Trump, bail-in, crisi di liquidità in Medio Oriente, esternalità positive tra Porno e Fallout 4, ISIS, cultura aziendale in VW e altre amenità della settimana

DARTH TRUMP! dico solo DARTH TRUMP! Quello vero!

Donald Trump Is a Bad Person, Peter Suderman su Reason.com Continua a leggere “Notizie dalla fine del mondo: Molise, Darth Trump, bail-in, crisi di liquidità in Medio Oriente, esternalità positive tra Porno e Fallout 4, ISIS, cultura aziendale in VW e altre amenità della settimana”

Notizie dalla fine del mondo: speciali interattivi, lancio della gallina, Coldiretti e Isis, eserciti europei, tassi zero, banche salvate a metà e COP21

Continua la rassegna stampa di LdS, in cui vi proponiamo tante cose interessanti trovate in rete, Continua a leggere “Notizie dalla fine del mondo: speciali interattivi, lancio della gallina, Coldiretti e Isis, eserciti europei, tassi zero, banche salvate a metà e COP21”