Racconti persiani: l’Iran dopo Khamenei

Ali Khamenei sta morendo.
Le informazioni sulla sua salute sono trattate con la massima riservatezza, ma ormai in Iran pochi si fanno illusioni: la Guida Suprema si sta lentamente avviando verso la tomba. La Repubblica Islamica in sordina si prepara a dare l’addio al successore del fondatore Khomeini, figura ormai mitologica nel pantheon iraniano. Difficile che l’ayatollah Khamenei godrà della stessa mistica considerazione, ma il suo impatto sulla politica iraniana è stato indubbiamente enorme. Ha rafforzato di molto il ruolo della sua figura politica, ha creato un’imponente serie di reti tramite le quali indirizzare molte decisioni politiche prima che gli venissero sottoposte e soprattutto ha creato uno stato nello stato dalle milizie rivoluzionarie. Il corpo dei Pasdaran è stato infatti il grande beneficiario delle riforme di Khamenei, arrivando, grazie alle privatizzazioni del suo mandato, ad ottnere un immenso potere economico con il quale sostenere la propria forza militare.

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Racconti persiani: il grande ritorno dell’Iran

L’Iran, o meglio la Persia, fa parte della storia della politica internazionale dalla notte dei tempi. Contro i Persiani combatterono i Greci per difendere la propria libertà, contro i Persiani lottò Alessandro Magno per costruire il suo impero ellenistico, contro i Parti loro eredi combatterono i Romani in uno scontro tra superpotenze che durò diversi secoli.
Fu attraverso l’Iran che durante il secondo conflitto mondiale gli Alleati fecero arrivare rifornimenti vitali per l’Unione Sovietica, che le permisero di ribaltare l’esito della guerra contro il Terzo Reich e fu alla conferenza di Teheran, non a quella di Jalta, che venne deciso l’ordine mondiale per il dopoguerra.
Fu infine la perdita dell’Iran a seguito della rivoluzione del 1979 a decretare la sconfitta di Carter alla presidenziali USA dell’anno seguente. Continua a leggere “Racconti persiani: il grande ritorno dell’Iran”

La vera paura di Netanyahu

Se in molti oltre ad Obama e Rouhani (compreso chi scrive) hanno accolto con un certo entusiasmo l’accordo sul nucleare iraniano, lo stesso non si può certo dire di Benjamin Netanyahu. Il Primo Ministro di Israele si è infatti più volte scagliato contro l’accordo raggiunto, sostenendo che spalancherebbe le porte alla costruzione di un potente arsenale nucleare da parte di Teheran che verrebbe usato contro Tel Aviv. Inoltre con la progressiva eliminazione delle sanzioni l’Iran assisterebbe ad un enorme ingresso di capitali che, ammonisce Bibi, finirebbero nelle tasche dei terroristi islamici di matrice sciita, di cui la Repubblica Islamica sarebbe un grande sponsor.

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