Tre domande sulla crisi del debito sovrano

Passati sei anni dall’estate del 2011, che ancor oggi, nonostante i segnali incoraggianti, pesa inesorabilmente sulla salute economica di questo Paese, ritengo possibile effettuare un’analisi ponderata di quello che avvenne. Lo farò rivolgendo tre domande cui spesso si danno risposte tanto affrettate quanto superficiali.

  1. La Germania insieme all’Euro ha imposto la sua supremazia?

Per cominciare, la moneta unica fu voluta (e fortemente voluta) soltanto dalla Francia, con l’obiettivo di integrare in un consesso europeo di più ampio raggio quella che, nell’ambito di rapporti bilaterali fra stati sovrani, era una minaccia economico-politica. Mi riferisco alla riunificazione tedesca, che dalle parti di Parigi fu percepita come una vera e propria catastrofe.

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La fisionomia di una riforma (prima parte)

Sul sito Giurisprudenzapenale.it (al link qui riportato: http://www.giurisprudenzapenale.com/2016/09/27/referendum-costituzionale-4-dicembre-2016-intervista-doppia-roberto-bin-ugo-de-siervo/) e’ stata pubblicata, in settimana, una lunga e approfondita intervista al prof. Roberto Bin. Questa ha ad oggetto le principali ragioni a favore del Si al prossimo referendum costituzionale del 4 dicembre.

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Vogliamo dimenticarci l’equazione lavoratori autonomi = evasori?

Uno apre il sito dell’Espresso e legge “Matteo Renzi coccola gli evasori” e non può trattenersi da un candido moto di stupore. Che accade? Tante cose. Ma per il giornalista de L’Espresso nulla è più grave dell’ “emorragia del voto operaio” e del cappotto alle Europee quando, udite udite, Renzi ha avuto l’ardire di attrarre il voto degli artigiani, dei piccoli imprenditori, dei commercianti. Insomma, dei lavoratori autonomi. Continua a leggere “Vogliamo dimenticarci l’equazione lavoratori autonomi = evasori?”

Un paese di santi, poeti, navigatori e laureati con lode

Alberto Grillo*

Vorrei dire la mia, con qualche giorno di ritardo, sull’episodio riguardante il ministro Poletti e la sua frase “meglio uscire dall’università con 97 a 21 anni che con 110 e lode a 28 anni”. Linko quest’articolo del corriere perché riporta anche i dati dell’ultimo rapporto di Almalaurea sui laureati italiani. La mia opinione in breve è che se di questo tragicomico aspetto dell’università italiana se n’è accorto anche un ministro della repubblica, forse c’è speranza che qualcosa cambi (per quanto ritengo anche io che nel suo caso sarebbe stato più elegante fare direttamente riferimento alla sua situazione di non laureato senza aspettare la presa in giro collettiva). Continua a leggere “Un paese di santi, poeti, navigatori e laureati con lode”