Macron vs. Le Pen e la fine della divisione destra-sinistra

Tra poco più di un mese, il 23 aprile, inizieranno le elezioni francesi. Si tratta di un evento di portata storica non solo per il particolare contesto politico europeo e globale in cui questa sfida elettorale si svolgerà, ma soprattutto perchè per la prima volta nella storia della quinta repubblica francese (iniziata il 5 ottobre 1958) i due partiti che si sono alternati alla guida della République faranno da spettatori non paganti. Né i gollisti né i socialisti hanno infatti alcuna ragionevole speranza di vedere i propri candidati raggiungere il secondo turno e, sebbene la corsa all’Eliseo preveda ben 11 partecipanti, la gara di fatto è solo tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen. Il distacco che i due hanno sugli altri candidati, secondo gli ultimi sondaggi (entrambi attorno al 26%, con Fillon che non arriverebbe neppure al 20%), appare incolmabile a meno di notevoli sorprese dell’ultimo minuto. A sfidarsi nel secondo turno non saranno dunque destra e sinistra, ma populismo estremista e centrismo riformista. Continua a leggere “Macron vs. Le Pen e la fine della divisione destra-sinistra”

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Ve lo confesso: Sono stato al Lingotto e mi è piaciuto.

C’è crisi. Se un tempo il PD ci girava l’assegno mensile per lavorare come troll su Facebook, ora pretende anche che l’ormai scarna somma sia accompagnata da reportage sulle più rilevanti attività piddine. Così il sottoscritto, fresco di consegna tesi e non ancora avvezzo all’imminente aria vacanziera, si è ritrovato catapultato al Lingotto di Torino a seguire la tre giorni di convention renziana.

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I veri sconfitti sono i Millenials

L’unico vero tema di questo Paese, di questo referendum e di questa ultima – pessima – campagna elettorale, per quanto sfiorato appena qua e là dai commentatori nostrani, sono i Millenials, quel grumo di giovani lavoratori, laureandi e quarantenni che non solo sentono la crisi, ma pagheranno il peso delle scelte sbagliate degli ultimi vent’anni per i prossimi trenta. Sì, i Millenials, quelli che non votano al referendum Brexit, ma poi scendono in piazza a manifestare o si accorgono che – ops! – fuori dall’Europa non è più Impero Britannico. O quelli nelle strade di New York che inneggiano slogan contro Trump, anche se – sorpresa! – sono proprio i giovani i grandi assenti delle elezioni statunitensi. O quelli che hanno votato no al referendum per mandare a casa Renzi, quando proprio questo referendum poteva sbloccare un minimo quell’apparato istituzionale ingessato e scuotere (quelli sì) i veri poteri forti delle corporazioni nostrane. Continua a leggere “I veri sconfitti sono i Millenials”

Considerazioni sciolte sul voto americano

1 Trump non è stupido. L’essersi mostrato politicamente scorretto, diciamo ai limiti dell’impresentabilità, è stata una strategia che evidentemente ha pagato; ma non implica necessariamente che alle parole seguano i fatti.
2 La Clinton era il peggior candidato possibile in questo momento, e si sapeva. Non so se dire “Ha persino affossato Obama” oppure “Anche le politiche di Obama sono state deludenti”, perchè questo è un epico fallimento anche per il presidente che ha fatto la storia.
3 Ho scritto “peggior candidato in questo momento” perchè i nuovi media giocano un ruolo sempre più profondo in politica. Dice bene Grillo che è stata l’apocalisse delle televisioni; alla fine Trump ha vinto sostenendo il “complotto dei media”, promuovendo una campagna incentrata su Twitter e accreditando un’unica TV (fox, repubblicana) presso il suo quartier generale. A differenza di Grillo, io non sarei così gaudente, perchè l’accesso illimitato di persone dalla capacità critica limitata a reti dove ognuno può dire la propria opinione, senza minimamente preoccuparsi che essa corrisponda al vero o abbia delle basi coerenti, produce il fatto che molta gente si convince soltanto di quello che vuole sentirsi dire. E questa gente ha il diritto di voto.
4 Agli inizi del Novecento i giornali ebbero un ruolo simile, dando accesso all’informazione a milioni di persone, ma perlopiù erano giornali di partito (proprio allora nascevano i partiti di massa, che, come i “movimenti” di oggi, erano strettamente legati ai loro strumenti divulgativi) e scrivevano quello che conveniva alla loro causa e che gli aderenti erano propensi a credere, il che del resto coincide. Il risultato? Quello fu il periodo in cui nacquero i totalitarismi.
5 Chi dice che questo è stato il peggior prodotto del suffragio universale dimentica, seguendo questa prospettiva storica, che Hitler fu eletto democraticamente. Preoccupa molto che questa persona abbia l’età per ricordarsene e abbia ricoperto ruoli istituzionali di alto livello fino a poco tempo fa.

Pensiero mattutino: sulla semplificazione (o l’impoverimento) del linguaggio politico.

Francesco Alberici*

“Semplificazione” è un termine molto in voga ultimamente; tuttavia proporrei un sinonimo, imperfetto perché comporta un lieve spostamento semantico, ma funzionale a questo discorso: “impoverimento”. La semplificazione (o l’impoverimento) del linguaggio, in tutti i campi del discorso pubblico, in Italia è un dato interessante. In particolare vorrei concentrarmi sul discorso politico. Continua a leggere “Pensiero mattutino: sulla semplificazione (o l’impoverimento) del linguaggio politico.”

Matteo, #Asfaltali tutti!

So di essere di media statura, ma non vedo giganti intorno a me. Il celebre aforisma del Divo Andreotti non potrebbe descrivere meglio la figura di Matteo Renzi, uscito vincitore dopo l’approvazione del d.d.l. Cirinnà da parte della Camera dei Deputati l’altro ieri.

L’ottenimento di una legge sulle unioni civili, provvedimento tanto atteso quanto necessario, che porta l’Italia in compagnia degli altri stati europei in materia di diritti, è stata l’occasione per ogni partito di mostrare alla popolazione la propria faccia migliore.

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Ridateci i Bastardi Islamici!

All’indomani della strage di Parigi dello scorso novembre, il giornale “Libero” aveva titolato, con la consueta grazie e finezza che si addice al quotidiano milanese turbo-berlusconiano: “Bastardi Islamici”.

Questo fu forse il caso più eclatante di parole (il termine pensieri mi sembra un po’ eccesivo) che vennero espresse, il più delle volte senza dargli troppo peso, in quei giorni nefasti.

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L’effetto Rizzo – ovvero l’arte di prendere la parola e parlare incuranti delle conseguenze

Vi segnalo una dichiarazione molto interessante firmata M5S e riportata da un lancio Ansa di oggi. No: non è sul reddito di cittadinanza.

Rifiuti: Spadoni (M5s), torna ipotesi fusione Iren-Hera-A2A.

(ANSA) – REGGIO EMILIA, 9 SET – “Mentre Iren sembra salvarsi in corner annullando il maxi appalto al massimo ribasso per l’affidamento biennale 2016-2017 dei rifiuti nelle province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza, un nuovo ‘mostro’ torna all’orizzonte, quello della maxi fusione tra Iren-Hera-A2A che metterebbe la pietra tombale su ogni processo di ripubblicizzazione di beni pubblici come l’acqua”. Lo affermano in una nota del M5s la deputata Maria Edera Spadoni, il consigliere regionale emiliano Gian Luca Sassi e il capogruppo in Comune a Reggio Emilia, Norberto Vaccari

“Su questo il Movimento 5 Stelle aveva già presentato una interrogazione in parlamento – prosegue la nota – a prima firma Maria Edera Spadoni in data 16 ottobre 2014 senza mai ricevere risposta dal Governo Renzi”. L’interrogazione riportava già allora “dichiarazioni da parte dei sindaci di Torino, Genova, Milano, Reggio Emilia e Brescia, in merito alla possibilità, che potrebbe anche venire incentivata in linea con gli intendimenti del Governo, di creare una grande multiutility del nord attraverso la fusione tra

Iren e A2A; sembra che tale ipotesi trovi consenso a Torino, Genova e Milano”. (ANSA).

Un mostro si aggira per l’Italia: la fusione delle maxi-utility. Sì, perché i nostri affezionatissimi sono molto preoccupati che si metta “la pietra tombale” sul processo di “ripubblicizzazione dei beni pubblici come l’acqua” [?] e noi, che non abbiamo il modo di capire di cosa stiano parlando, guardiamo sbigottiti queste frasi sconnesse. Continua a leggere “L’effetto Rizzo – ovvero l’arte di prendere la parola e parlare incuranti delle conseguenze”