Tre grafici vi spiegano il ritorno del fascismo in Italia

Nell’ultimo Economic Bulletin la BCE, nel parlare di mercato del lavoro, affronta anche il tema dei migranti. Lo fa con affermazioni piuttosto nette e molto utili per animare il dibattito pubblico pre-elettorale. A pagina 56 si legge che: “una parte importante dell’immigrazione, nell’area dell’euro, è finalizzata alla ricerca d’occupazione. I tassi di partecipazione e occupazione degli immigrati sono relativamente alti, ma tendono a rimanere più bassi rispetto ai nativi. Mentre chi proviene dai paesi dell’UE ha tassi di occupazione simili o superiori a quelli dei paesi ospiti, chi proviene da paesi extra UE ha tassi di occupazione più bassi”. Sebbene i rifugiati riempiano le cronache per i problemi di accoglienza, sono solo una parte minoritaria di chi raggiunge l’Europa, come pure sostiene questo articolo sul blog del FMI. Nelle potenze economiche europee i migranti fanno più fatica a trovare lavoro per “[…] la mancanza di competenze ed esperienze specifiche del paese, nonché per il tempo richiesto per il riconoscimento delle qualifiche”. E qui c’è il primo grafico.

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Di politically correct e Oscar

Il primo utilizzo ufficiale del termine politically correct risale a una sentenza della Corte Suprema del 1793 (!). Da allora, il termine più odiato e amato d’America si è evoluto parecchio, attraversando oceani e deserti per giungere in ogni angolo del globo.

In origine, il termine era usato in senso letterale: nell’URSS staliniana indicava tutto ciò che era politicamente ortodosso. Si trasferisce in Europa, sempre nell’ambito comunista, andando a caratterizzare il dibattito tra chi cercava di dare un fondamento scientifico al marxismo e chi si affidava religiosamente all’ortodossia. Continua a leggere “Di politically correct e Oscar”