Governo Conte, verso la Repubblica post-costituzionale

L’ultima notizia sulla travagliata nascita del sessantacinquesimo esecutivo della storia repubblicana italiana è la convocazione di Giuseppe Conte, premier designato da Lega e 5 Stelle, al Quirinale, presumibilmente per l’affidamento formale dell’incarico. Sembra così avviarsi alla conclusione il periodo di instabilità che aveva seguito le elezioni del 4 marzo, con la formazione dell’unica maggioranza possibile dopo il voto. L’unica possibile perchè tra le due uniche forze che possiedono una retorica simile e hanno punti comuni su diversi atteggiamenti, primo tra tutti la straordinaria capacità di cambiare opinione su qualsiasi tema in un paio di giorni (la flat-tax ha già due aliquote e quindi non è più flat o le varie giravolte grilline su UE e moneta unica), ma sopratutto l’unica possibile perchè l’unica coerente con la volontà espressa nel voto di cambiare strada rispetto alle esperienze precedenti. La rottura con il passato, e questa volta con tutto il passato repubblicano italiano, sta però anche nella scelta del Presidente del Consiglio e nel ruolo che rivestirà all’interno dell’alleanza al governo del Paese.

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Welcome to Weimar

Lo scrutinio dei risultati di queste elezioni politiche è ancora in corso, ma dai primi risultati e dalle proiezioni emerge già un quadro piuttosto netto, ovvero l’assenza di una forza politica maggioritaria. Nonostante la netta virata a destra del Paese – con il centrodestra che ottiene un importante risultato di coalizione e la Lega che batte Forza Italia – ed il Movimento 5 Stelle che aumenta il proprio seguito fino a superare il 30%, al momento nessuno ha inumeri per poter sperare di governare da solo ed il compito che si prospetta per Mattarella sarà oltremodo gravoso. Individuare infatti una figura cui affidare l’incarico di guidare il prossimo esecutivo vorrebbe dire riuscire a trovare la quadratura del cerchio di una situazione davvero complessa. Da questi dati si possono però già trarre alcuni importanti spunti di riflessione.

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Paese per giovani?

Nonostante che la campagna elettorale sia monopolizzata da altri temi, il problema della disoccupazione giovanile è ancora impellente, assestandosi attorno al 33% secondo le ultime rilevazioni. Parto quindi dalle condizioni discriminatorie del mercato del lavoro per cercare di dare uno spaccato della portata della gerontocrazia in Italia.

In sostanza, il welfare-state nostrano prevede uno strumento di tutela in caso di crisi aziendale, e uno strumento di tutela per chiunque termini un’esperienza lavorativa trovandosi, anche temporaneamente, disoccupato. Continua a leggere “Paese per giovani?”

Racconti persiani: l’Iran dopo Khamenei

Ali Khamenei sta morendo.
Le informazioni sulla sua salute sono trattate con la massima riservatezza, ma ormai in Iran pochi si fanno illusioni: la Guida Suprema si sta lentamente avviando verso la tomba. La Repubblica Islamica in sordina si prepara a dare l’addio al successore del fondatore Khomeini, figura ormai mitologica nel pantheon iraniano. Difficile che l’ayatollah Khamenei godrà della stessa mistica considerazione, ma il suo impatto sulla politica iraniana è stato indubbiamente enorme. Ha rafforzato di molto il ruolo della sua figura politica, ha creato un’imponente serie di reti tramite le quali indirizzare molte decisioni politiche prima che gli venissero sottoposte e soprattutto ha creato uno stato nello stato dalle milizie rivoluzionarie. Il corpo dei Pasdaran è stato infatti il grande beneficiario delle riforme di Khamenei, arrivando, grazie alle privatizzazioni del suo mandato, ad ottnere un immenso potere economico con il quale sostenere la propria forza militare.

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Autonomia (magari) si, ma non così

Sono uno di quel circa 60% (dico circa perché a più di 12 ore dalla chiusura dei seggi, e nonostante la tecnologia maipiùsenza del voto elettronico, i dati ufficiali sull’affluenza non sono ancora stati pubblicati) di elettori lombardi che ieri non si è presentato alle urne.

Non ho la pretesa di elargire analisi del voto: ogni cittadino che ha deciso di recarsi o meno ai seggi l’ha fatto per le proprie insindacabili ragioni, e non ho la competenza né l’arroganza di volere trarre un trend generale dall’affluenza o dal risultato. Ci tengo a scrivere queste poche righe per raccontare perché io, personalmente, non mi sono recato al seggio. Continua a leggere “Autonomia (magari) si, ma non così”

22 ottobre, un voto sul nulla

La prossima domenica in Lombardia ed in Veneto si terrà l’ormai noto referendum sull’autonomia. Ovvero, in un quadro consultivo le Regioni chiederanno ai cittadini se essi sono favorevoli a cominciare una trattativa con lo Stato centrale per ottenere maggiori condizioni di autonomia nel quadro delle materie di competenza concorrente o di alcune, ridotte, spettanti allo Stato (art. 117). Sulla carta sembra tutto molto bello, sopratutto per chi vorrebbe, da qualunque parte politica, un ruolo maggiore degli enti locali nell’amministrazione, in un percorso che tende ad allontanarsi dal potere centrale visto spesso come mastodontico, inefficiente e lontano dalle necessità dei cittadini.
In realtà le cose stanno diversamente.

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Il referendum lombardo-veneto è pura politica, fatta bene

Nel chiacchiericcio diffuso sul referendum che si terrà il 22 ottobre si pongono sovente due domande: perché non si è proceduto come l’Emilia Romagna e perché votare per favorire la campagna elettorale di Roberto Maroni?

Sulla prima domanda, la risposta, come tanti ripetono, è politica. L’attivazione dell’art. 116 che prevede “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia [che] possono essere attribuite ad altre Regioni” è una novità assoluta. Può sembrare banale, ma muoversi in un terreno oscuro per negoziare qualcosa col governo centrale, senza avere sufficiente potere, potrebbe non essere una scelta vincente. Perché è importante ricordare che lo stesso articolo 116 aggiunge che l’autonomia si istituisce “con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata”. Continua a leggere “Il referendum lombardo-veneto è pura politica, fatta bene”

Kurdistan, il difficile inizia ora

La popolazione del Kurdistan iracheno ha scelto l’indipendenza: i risultati del referendum svoltosi all’inizio di questa settimana non lasciano adito a dubbi. Circa il 92% dei votanti ha deciso per andarsene dall’Iraq e l’affluenza, superiore al 70%, conferma come il desiderio di un Kurdistan libero sia davvero forte e radicato. L’esito, quasi plebiscitario, è stato annunciato con notevole soddisfazione da Massoud Barzani, presidente curdo e leader della nuova nazione che potrebbe nascere. Già, potrebbe: il condizionale è d’obbligo perchè nonostante tutto per il popolo curdo la salita inizia proprio adesso.

 

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Superare Renzi da destra?

Fa bene Alessio a chiedere in Italia una destra “eroica”. Si chiede rispetto per una parte politica che è stata presidiata negli anni da ex fascisti, nostalgici, poi conquistata da un ricco imprenditore con qualche guaio con la giustizia. Il Partito Liberale è morto con tangentopoli e la sua tradizione era definitivamente in crisi dal dopoguerra: in Italia trionfarono la visione cattolica e quella socialcomunista. Per chi vuole far politica, ancora oggi le due visioni rimangono imprescindibili: non esisteranno mai maggioranze liberiste, e per convivere con questo vincolo bisogna scegliersi bene i compagni di viaggio, o con la destra cattolica, o con la sinistra sociale/ista. Finora ho optato per la sinistra, convinto che cambiare definitivamente in “sociale” un afflato “socialista” sia possibile. Abbiamo anche vissuto dei momenti di egemonia, col governo Renzi, e in alcuni passaggi sono state adottate delle soluzioni genuinamente liberali. Considerata la maggioranza ereditata dal PD a trazione Bersani, era forse difficile pretendere di più.

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Il Paese ha bisogno di una Destra seria

Si dice spesso che gli italiani non sappiano andare a destra senza finire nel manganello. Ma visto che non ci sono più le mezze stagioni e che si stava meglio quando si stava peggio, mi sono chiesto se forse il grande problema politico italiano è che manchi proprio una Destra seria, autorevole, volta al futuro del Paese e dei suoi cittadini. Continua a leggere “Il Paese ha bisogno di una Destra seria”