Chi dorme non piglia Libia

Nei giorni scorsi, a seguito della scelta di Emmanuel Macron di convocare a Parigi per il 25 luglio un vertice sulla Libia con al-Sarraj ed Haftar, su quasi tutti i giornali italiani sono comparsi pesanti attacchi al Presidente francese. Eugenio Scalfari su Repubblica e molti altri hanno accusato l’inquilino dell’Eliseo di rappresentare un grave pericolo per il nostro Paese in quanto reo di aver deciso, senza chiederci il permesso, di intromettersi nella gestione della Libia. Macron è stato trattato da buona parte dell’opinione pubblica come un tiranno nemico desideroso di vanificare i nostri sforzi in Libia e di volerci estromettere da una zona che fa parte della nostra sfera di influenza.

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Una lezione cubana per Trump

In questi giorni sta circolando la notizia, ripresa da diverse fonti autorevoli (tra cui Reuters e The Hill) secondo cui Donald Trump sarebbe pronto a cancellare le concessioni fatte a Cuba dalla precedente amministrazione. Nonostante il Segretario di Stato Tillerson sostenga che l’inversione di rotta nei rapporti con L’Avana sia dovuta alla mancanza di cambiamenti nel comportamento del regime, vi sono altri fattori che spingono la Casa Bianca in questa direzione. Durante la campagna elettorale Trump si era scagliato infatti contro le aperture fatte da Obama al regime castrista, che avevano portato alla fine di un’ostilità durata oltre 50 anni e ad un primo ritorno delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Aperture che non erano certo piaciute ai tanti Cubani che risiedono negli USA, in particolare a Miami, ed i cui voti sono stati assai importanti nella conquista della Florida, the swingiest swing state, da parte di Trump nelle scorse elezioni presidenziali.

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Oltre la Siria, le guerre dimenticate

Gli ultimi tragici avvenimenti di Aleppo hanno scosso profondamente la comunità internazionale e catturato prepotentemente l’opinione pubblica di mezzo mondo. Le immagini delle terribili devastazioni subite dalla città e le ancor peggiori violenze patite di civili stanno riempiendo ormai quotidianamente telegiornali e social networks. Per quanto drammatica ed onnipresente nello spazio dell’informazione la guerra in Siria non è però altro che la punta dell’iceberg dei tanti, troppi conflitti dei nostri giorni.

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