Il fattore Trump nella politica estera USA

Ormai è successo: Donald Trump sarà il 45esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Il 20 gennaio del prossimo anno subentrerà all’attuale inquilino della Casa Bianca e questa è di fatto l’unica certezza della sua presidenza. Se infatti la sua avversaria si era presentata con un programma piuttosto articolato per gli USA dell’epoca post-Obama nel caso di Trump siamo di fronte al vuoto quasi assoluto, specialmente riguardo alla politica estera. Durante la sua campagna elettorale non è mai andato oltre poche frasi ad effetto, senza mai precisare quali fossero le sue priorità per la scena internazionale o su quali linee intendesse impostare l’azione degli USA sulla scena globale. Gli uniche due linee guida che sono apparse costanti durante la sua corsa alla Casa Bianca sono un forte richiamo al protezionismo ed una vocazione isolazionista.

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Intervista col mediano

Oggi ci è venuto a trovare Valerio Rossi, 45 anni, elettore mediano. L’importanza di Valerio non ve la sto a raccontare; la letteratura economica e politica brulica di teoremi e congetture su di lui. Valerio, è, in sostanza, colui che votando ha le maggiori possibilità di influenzare un’elezione, l’offerta politica dei partiti e quindi la politica italiana in generale. Comprendere cosa pensi della società italiana e mondiale è quindi di grande importanza per noi tutti. Da qui nasce la nostra intervista.

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Siria: guerra senza fine

“Mondo senza fine” è il titolo di un bellissimo romanzo di Ken Follet ambientato nel sud dell’Inghilterra del XIV secolo. Se fosse stato ambientato nell’odierna Siria probabilmente si sarebbe chiamato “Guerra senza fine”, con la lieve differenza che purtroppo in questo caso non si tratta di un romanzo, ma della tragica realtà. Senza fine non tanto per la durata del conflitto, comunque oltre cinque anni, quanto per la totale mancanza di prospettive o elementi che possano far sperare in una sua conclusione. Continua a leggere “Siria: guerra senza fine”

Mailgate, o come attaccare codardamente un candidato migliore di te

Sebbene dai media italiani sia stato poco percepito negli USA, terra dai mille scandali passeggeri, impazza il mailgate. Ma cos’è?

Partiamo da una premessa: riguarda Hillary Clinton. Si tenga bene a mente che negli ultimi mesi (anzi negli ultimi anni) la destra conservatrice e la sinistra socialdemocratica a stelle e strisce hanno fatto di tutto, con attacchi sessisti e capziosi (da ambo le parti), per farla passare come la malvagia candidata dell’estabilishment, la donna di Wall Street, l’altra faccia della medaglia Obama. Continua a leggere “Mailgate, o come attaccare codardamente un candidato migliore di te”

La vera paura di Netanyahu

Se in molti oltre ad Obama e Rouhani (compreso chi scrive) hanno accolto con un certo entusiasmo l’accordo sul nucleare iraniano, lo stesso non si può certo dire di Benjamin Netanyahu. Il Primo Ministro di Israele si è infatti più volte scagliato contro l’accordo raggiunto, sostenendo che spalancherebbe le porte alla costruzione di un potente arsenale nucleare da parte di Teheran che verrebbe usato contro Tel Aviv. Inoltre con la progressiva eliminazione delle sanzioni l’Iran assisterebbe ad un enorme ingresso di capitali che, ammonisce Bibi, finirebbero nelle tasche dei terroristi islamici di matrice sciita, di cui la Repubblica Islamica sarebbe un grande sponsor.

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Cuba, Iran, multilateralismo e successi: la politica estera di Obama

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Oggi, 20 luglio 2015, è una data storica per le relazioni internazionali: un’ambasciata americana verrà aperta a L’Avana, capitale di Cuba, e, viceversa, una cubana verrà aperta a Washington D.C.. Che cos’ha tutto ciò di speciale? Beh, presto detto. Continua a leggere “Cuba, Iran, multilateralismo e successi: la politica estera di Obama”

Taccuino da Washington, quinta puntata. Un giorno al Congresso

Ieri sono andato al Congresso a sentire un’audizione della commissione esteri della camera riguardante l’Iran. Pur essendo questa stata programmata da tempo, non poteva cadere in un giorno migliore: era infatti la mattina in cui Washington si era svegliata con Kerry che annunciava l’accordo con l’Iran. Una giornata storica, come ebbero a dire molti, se non tutti i giornali. Va detto che il sentimento generale non era proprio di puro entusiasmo, per usare un eufemismo. Per esempio, il presidente della commissione, Ed Royce (R-CA) ha esordito esprimendo tutta la sua perplessità riguardo a un trattato stipulato con un paese il cui leader partecipa a manifestazioni in cui si inneggia alla morte dell’America e di Israele. Continua a leggere “Taccuino da Washington, quinta puntata. Un giorno al Congresso”

Taccuino da Washington, quarta puntata. Barack, sei sicuro?

Nei mesi scorsi grande risalto mediatico venne dato a un pre-accordo, firmato da Washington e Teheran riguardante l’annosa disputa sul nucleare iraniano.

L’evento venne definito storico, non si sa bene se per la portata dell’avvenimento o se per aver fatto sembrare, almeno per cinque minuti, che la Mogherini contasse davvero qualcosa in Europa.

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Taccuino da Washington. Prima Puntata: Liberale è bello.

Quando fai notare come si vive bene negli USA, forse in parte anche per la loro natura liberale, che incentiva la concorrenza, abbassa la tassazione e migliora I servizi, la critica è sempre una: e se mi ammalo?

Detto tra noi, in quanto in coerenza con il resto del discorso, nella stra-grande maggioranza dei casi tale intervento è molto simile al classico “E allora i Marò?”. Tuttavia questa espressione, appannaggio esclusivo della destra più becera e nazionalista, non può essere usata anche dai compagni di sinistra, che devono quindi ripiegare su altro.

Bene, è successo che un presidente democratico, eletto con un sistema maggioritario, abbia provveduto a ovviare a tale problema. Come? Con l’Obama-Care, una riforma che obbliga i cittadini a stipulare una polizza sanitaria, con tanto di agevolazioni per i non abbienti. In una democrazia matura, in cui la destra fa la destra chiedendo meno tasse e non, o perlomeno non soltanto, meno diritti, c’è stata una lunga battaglia parlamentare (o meglio, congressuale), senza lumini, cagnare varie, gente che lasciava partiti ecc.Esaurita l’opzione parlamentare, il partito Repubblicano si è quindi rivolto alla Corte Suprema, sperando in qualche parvenza di incostituzionalità della riforma stessa.

È notizia di oggi che la corte ha stabilito, con una sentenza storica (seppure non la prima su questo tema) che di incostituzionale l’Obama-Care non ha proprio nulla, permettendo quindi, anche ai più bisognosi di accedere a cure mediche decenti. Insomma, grazie Obama per avere dimostrato, se mai si fosse sentito il bisogno che il capitalismo dal volto umano esiste (applauso) e che liberale è bello!