Se non posso scegliere i miei rappresentanti, sono obbligato a pagare le tasse?

Di certo qualcuno avrà già pensato all’adagio “No taxation without representation”, e io che non sono originale voglio iniziare questo articolo proprio con il motto dei coloni americani quando scaricarono le casse di the destinate alla madrepatria inglese. Loro morirono a migliaia per alzare questa bandiera di libertà minima dell’individuo di fronte allo Stato, noi al massimo scriviamo un articolo e mandiamo un comunicato stampa, ma insomma, le epoche cambiano e non mi sembra ci siano in giro molti Washington e Jefferson a sostenere questa idea. Continua a leggere “Se non posso scegliere i miei rappresentanti, sono obbligato a pagare le tasse?”

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Della bontà dell’uninominale

Gli studiosi di economia politica hanno identificato quattro proprietà fondamentali che una funzione di scelta collettiva, d’ora in poi legge elettorale, dovrebbe garantire.

  • La democraticità è presente allorchè non vi è mai un individuo il cui candidato preferito risulti il vincitore in tutti i casi possibili.
  • Il dominio universale è tale se la legge elettorale riesce a proclamare sempre un vincitore.
  • L’efficienza paretiana si verifica supponendo che, se tra vari candidati c’è uno che tutti gli elettori preferiscono a un altro, la legge elettorale fornisce a quest’ultimo minore rappresentanza del primo.
  • L’indipendenza delle alternative irrilevanti (in breve, IIA) è un concetto complesso rivolto a garantire l’assenza di voto strategico, cioè quella situazione in cui alcuni elettori non votano il loro candidato preferito, ma un terzo che ostacoli l’elezione di quello meno gradito.

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Taccuino da Washington, sesta puntata. Trump e il maggioritario

In questo paese, dove le primarie sono un affare serio e le campagne elettorali inziano con anni di anticipo, hanno fatto clamore le esternazioni dell’eclettico miliardario Donald Trump.

Il riccone platinato, recentemente gettatosi nella mischia delle primarie repubblicane, ha usato frasi non proprio felici, e certamente non politicamente corrette per riferirsi agli immigrati messicani che lavorano negli Stati Uniti. Con un aplomb che farebbe invidia al meglio Salvini, ha chiamato questi “criminali e stupratori”.

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