Le parole che non ti dico

Qualche domanda per gli amici e compagni scandalizzati dalla timidezza giornalistica nel definire “fascista” l’assassino di Emmanuel. Dove eravate fino ad ora?

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Non, je ne suis pas pakistanais.

(Photo Reuters)

Nella settimanale lista delle “Cose irritanti reperibili su internet” le motivazioni sofiste e a-scientifiche dei comitati proponitori del referendum del 17 Aprile si guadagnano senza dubbio la prima posizione. Argomentazioni, per altro abilmente sbertucciate da Alessio in questo articolo.

La secondo piazza, invece, va a tutto quel filone di pensiero riassumibile con le seguenti quattro parole: “E allora il Pakistan?”

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A Gerusalemme si muore, qui si tace.

Ogni mattina i gerosolimitani non sanno se torneranno a casa alla sera. Non sanno se gli arriverà una coltellata mentre aspettano l’autobus, mentre portano il bambino all’asilo in carrozzina, mentre escono dal lavoro. Le vendite di spray al peperoncino anti-aggressione sono alle stelle, e i cittadini hanno imparato che ogni oggetto può essere utile per difendersi.

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La vera paura di Netanyahu

Se in molti oltre ad Obama e Rouhani (compreso chi scrive) hanno accolto con un certo entusiasmo l’accordo sul nucleare iraniano, lo stesso non si può certo dire di Benjamin Netanyahu. Il Primo Ministro di Israele si è infatti più volte scagliato contro l’accordo raggiunto, sostenendo che spalancherebbe le porte alla costruzione di un potente arsenale nucleare da parte di Teheran che verrebbe usato contro Tel Aviv. Inoltre con la progressiva eliminazione delle sanzioni l’Iran assisterebbe ad un enorme ingresso di capitali che, ammonisce Bibi, finirebbero nelle tasche dei terroristi islamici di matrice sciita, di cui la Repubblica Islamica sarebbe un grande sponsor.

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Taccuino da Washington, quinta puntata. Un giorno al Congresso

Ieri sono andato al Congresso a sentire un’audizione della commissione esteri della camera riguardante l’Iran. Pur essendo questa stata programmata da tempo, non poteva cadere in un giorno migliore: era infatti la mattina in cui Washington si era svegliata con Kerry che annunciava l’accordo con l’Iran. Una giornata storica, come ebbero a dire molti, se non tutti i giornali. Va detto che il sentimento generale non era proprio di puro entusiasmo, per usare un eufemismo. Per esempio, il presidente della commissione, Ed Royce (R-CA) ha esordito esprimendo tutta la sua perplessità riguardo a un trattato stipulato con un paese il cui leader partecipa a manifestazioni in cui si inneggia alla morte dell’America e di Israele. Continua a leggere “Taccuino da Washington, quinta puntata. Un giorno al Congresso”