Racconti persiani: l’Iran dopo Khamenei

Ali Khamenei sta morendo.
Le informazioni sulla sua salute sono trattate con la massima riservatezza, ma ormai in Iran pochi si fanno illusioni: la Guida Suprema si sta lentamente avviando verso la tomba. La Repubblica Islamica in sordina si prepara a dare l’addio al successore del fondatore Khomeini, figura ormai mitologica nel pantheon iraniano. Difficile che l’ayatollah Khamenei godrà della stessa mistica considerazione, ma il suo impatto sulla politica iraniana è stato indubbiamente enorme. Ha rafforzato di molto il ruolo della sua figura politica, ha creato un’imponente serie di reti tramite le quali indirizzare molte decisioni politiche prima che gli venissero sottoposte e soprattutto ha creato uno stato nello stato dalle milizie rivoluzionarie. Il corpo dei Pasdaran è stato infatti il grande beneficiario delle riforme di Khamenei, arrivando, grazie alle privatizzazioni del suo mandato, ad ottnere un immenso potere economico con il quale sostenere la propria froza militare.

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Kurdistan, il difficile inizia ora

La popolazione del Kurdistan iracheno ha scelto l’indipendenza: i risultati del referendum svoltosi all’inizio di questa settimana non lasciano adito a dubbi. Circa il 92% dei votanti ha deciso per andarsene dall’Iraq e l’affluenza, superiore al 70%, conferma come il desiderio di un Kurdistan libero sia davvero forte e radicato. L’esito, quasi plebiscitario, è stato annunciato con notevole soddisfazione da Massoud Barzani, presidente curdo e leader della nuova nazione che potrebbe nascere. Già, potrebbe: il condizionale è d’obbligo perchè nonostante tutto per il popolo curdo la salita inizia proprio adesso.

 

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Una lezione cubana per Trump

In questi giorni sta circolando la notizia, ripresa da diverse fonti autorevoli (tra cui Reuters e The Hill) secondo cui Donald Trump sarebbe pronto a cancellare le concessioni fatte a Cuba dalla precedente amministrazione. Nonostante il Segretario di Stato Tillerson sostenga che l’inversione di rotta nei rapporti con L’Avana sia dovuta alla mancanza di cambiamenti nel comportamento del regime, vi sono altri fattori che spingono la Casa Bianca in questa direzione. Durante la campagna elettorale Trump si era scagliato infatti contro le aperture fatte da Obama al regime castrista, che avevano portato alla fine di un’ostilità durata oltre 50 anni e ad un primo ritorno delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Aperture che non erano certo piaciute ai tanti Cubani che risiedono negli USA, in particolare a Miami, ed i cui voti sono stati assai importanti nella conquista della Florida, the swingiest swing state, da parte di Trump nelle scorse elezioni presidenziali.

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Il fattore Trump nella politica estera USA

Ormai è successo: Donald Trump sarà il 45esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Il 20 gennaio del prossimo anno subentrerà all’attuale inquilino della Casa Bianca e questa è di fatto l’unica certezza della sua presidenza. Se infatti la sua avversaria si era presentata con un programma piuttosto articolato per gli USA dell’epoca post-Obama nel caso di Trump siamo di fronte al vuoto quasi assoluto, specialmente riguardo alla politica estera. Durante la sua campagna elettorale non è mai andato oltre poche frasi ad effetto, senza mai precisare quali fossero le sue priorità per la scena internazionale o su quali linee intendesse impostare l’azione degli USA sulla scena globale. Gli uniche due linee guida che sono apparse costanti durante la sua corsa alla Casa Bianca sono un forte richiamo al protezionismo ed una vocazione isolazionista.

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Iran vs. Arabia Saudita, le ragioni dello scontro

Dalle città siriane alle montagne dello Yemen si combatte una guerra non dichiarata che si intreccia con gli altri conflitti della regione. Una guerra fredda portata avanti da milizie e gruppi rivoluzionari armati e finanziati in modo più o meno indiretto. Una guerra decisiva per il futuro del Medio Oriente e del Golfo Persico. Una guerra tra Iran ed Arabia Saudita.
Ma quali sono i motivi di questo scontro?
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Racconti persiani: la Repubblica Islamica

Fin dal suo inizio nel 1978 la rivoluzione islamica iraniana presentò un doppio binario di istanze politiche parallele: una andava nella direzione di una democratizzazione del Paese in contrapposizione al dispotismo dello Shah, mentre l’altra spingeva invece per un’islamizzazione (sciita) del sistema politico, anch’essa contrapposta al laicismo imposto dal monarca. Due aspetti che possono sembrare le due classiche rette parallele destinate a non incontrarsi mai, eppure nel caso dell’Iran si è verificata un’eccezione. Le due linee per una volta si sono incontrate, producendo come risultato un regime politico unico al mondo: la Repubblica Islamica. Continua a leggere “Racconti persiani: la Repubblica Islamica”

Racconti persiani: il grande ritorno dell’Iran

L’Iran, o meglio la Persia, fa parte della storia della politica internazionale dalla notte dei tempi. Contro i Persiani combatterono i Greci per difendere la propria libertà, contro i Persiani lottò Alessandro Magno per costruire il suo impero ellenistico, contro i Parti loro eredi combatterono i Romani in uno scontro tra superpotenze che durò diversi secoli.
Fu attraverso l’Iran che durante il secondo conflitto mondiale gli Alleati fecero arrivare rifornimenti vitali per l’Unione Sovietica, che le permisero di ribaltare l’esito della guerra contro il Terzo Reich e fu alla conferenza di Teheran, non a quella di Jalta, che venne deciso l’ordine mondiale per il dopoguerra.
Fu infine la perdita dell’Iran a seguito della rivoluzione del 1979 a decretare la sconfitta di Carter alla presidenziali USA dell’anno seguente. Continua a leggere “Racconti persiani: il grande ritorno dell’Iran”

Siria: guerra senza fine

“Mondo senza fine” è il titolo di un bellissimo romanzo di Ken Follet ambientato nel sud dell’Inghilterra del XIV secolo. Se fosse stato ambientato nell’odierna Siria probabilmente si sarebbe chiamato “Guerra senza fine”, con la lieve differenza che purtroppo in questo caso non si tratta di un romanzo, ma della tragica realtà. Senza fine non tanto per la durata del conflitto, comunque oltre cinque anni, quanto per la totale mancanza di prospettive o elementi che possano far sperare in una sua conclusione. Continua a leggere “Siria: guerra senza fine”