Come affrontare l’ISIS

Dopo gli attacchi di Parigi in tutta Europa sono scattate imponenti misure antiterrorismo. Da Bruxelles a Milano le metro vengono chiuse al primo allarme e tanto in Andalusia quanto nella Renania poliziotti e corpi speciali pattugliano le strade della grandi città. Roma, il cuore dell’Occidente cristiano, si prepara al Giubileo in un clima di paura ed insicurezza che ricorda gli anni di piombo.

L’antiterrorismo non è però sufficiente a fermare la minaccia jihadista.
Le tattiche utilizzate con successo contro al-Qaeda questa volta non funzioneranno. Semplicemente non sono adatte perché l’ISIS non è un’organizzazione terroristica, come ho già spiegato in precedenza in questa sede, ma uno stato de facto, con una sua economia ed un suo esercito. Comprendere questa natura statale dello Stato (appunto) Islamico è indispensabile per elaborare una strategia efficace per combatterlo. Continua a leggere “Come affrontare l’ISIS”

Questo solo oggi posso dirti: ciò che non è vero

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“Chi ha qualcosa da dire, si faccia avanti e taccia”. Così Karl Krauss intimava a chi, all’indomani della Prima Guerra Mondiale, si sbrodolava autocompiacente sulle macerie ancora fumanti del conflitto. Ma nel Villaggio Globale tutti, purtroppo, dobbiamo dire la nostra in tempi brevi: Continua a leggere “Questo solo oggi posso dirti: ciò che non è vero”

Se l’immigrazione è fine (a se stessa)

“Va’, vendi tutto ciò che hai e dàllo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo”  (Marco 10, 16-30)

Se a questo pensiero vi vengono in mente mille razionalissime obiezioni che ne annacquano l’essenza, nulla di grave: magari andrete all’Inferno, ma fino ad allora potrete sentirvi laicamente sollevati. State applicando, in definitiva, quel concetto di buon padre di famiglia che tanto il Codice Civile declama. Beninteso, anche qualora sprovvisti di prole. Rinunciare, sempre e comunque (e non a proprio comodo) al superfluo per sfamare il disperato dietro l’angolo è meritevole e paretianamente efficiente: eppure, sentiamo che non va bene. Lo scandalo cristiano non fa per noi, non è umano. Continua a leggere “Se l’immigrazione è fine (a se stessa)”

Combattiamo questa guerra, da Europei

Il buonismo sarà la rovina di questo Paese e di questo Continente, e con il buonismo ci abbatteranno il politically correct, l’ipocrisia e la paura di entrare a far parte della Storia. A chi non disturbano e fan male le foto dei bambini annegati trascinati sulle spiagge dalle correnti marine? Chi non si sente toccato nel profondo dalle decine di persone soffocate nei camion e nelle stive delle navi, o dei padri che cercano di far passare il filo spinato ai propri figli per fuggire dall’orrore? “L’orrore, l’orrore!” diceva Kurtz alla fine del viaggio del battello di J. Conrad, e l’orrore è quel che ci attende al di là della pozza mediterranea. Ma vi prego, abbandoniamo per un momento i lidi della facile commozione e dell’auto-accusa tipica degli Europei ancora sotto shock per gli orrori storici di cui ci siamo macchiati: le colpe dei padri dei nostri padri non sporcano le nostre mani, ed è ora di capire il nostro posto nel Mondo prima che i mutamenti in corso ci sommergano definitivamente. Continua a leggere “Combattiamo questa guerra, da Europei”

Storia dei talebani

Nel 1989 l’Unione Sovietica si ritirò dall’Afghanistan dopo 10 anni di occupazione, lasciando il Paese nella guerra civile tra mujaheddin anti-sovietici e la Repubblica Democratica dell’Afghanistan di ispirazione socialista. Una volta caduta quest’ultima l’intero territorio nazionale si ritrovò sconvolto dai conflitti fra i vari signori della guerra e da un continuo susseguirsi di furti, soprusi e  stupri. Le coltivazioni di agrumi e di cereali esportate prima in tutti gli stati vicini erano scomparse, distrutte dagli incessanti conflitti avevano lasciato il posto a deserti e campi di oppio, le poche industrie erano ridotte in macerie e nessuno aveva le capacità di estrarre le ricchissime risorse del sottosuolo.  Continua a leggere “Storia dei talebani”

La strana e pericolosa guerra di Erdoğan

 

Pochi giorni fa la Turchia ha rotto gli indugi e ha lanciato un’offensiva in Siria per colpire l’ISIS, un’azione che molti, specialmente gli Stati Uniti, invocavano da tempo.
Inoltre Ankara ha concesso l’utilizzo di diverse basi militari NATO vicine alla zona dei combattimenti. Erdoğan sembra aver accantonato le riserve su Assad, la cui rimozione era sempre stata considerata come una condizione imprescindibile per la partecipazione della Turchia alle coalizione, e gli altri dubbi soprattutto dopo il tragico attentato di Suruç che ha scosso fortemente l’opinione pubblica turca. Il piano delle operazioni concordato con Washington prevede la creazione di una zona di sicurezza oltre il confine fra Turchia e Siria lunga 98 km e profonda 40. Continua a leggere “La strana e pericolosa guerra di Erdoğan”