Merkel, Tsipras, Nash.

Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro della banalità. Oggi su tutti, ma proprio tutti i quotidiani europei (e anche alcuni americani, il buon Krugman non se ne lascia sfuggire una), c’era almeno un editoriale che parlava della cattiveria teutonica. L’intesa non piace al Der Spiegel, non piace ai quotidiani della sinistra e della destra europea, non piace a molti commentatori italiani. Non piace neanche al Financial Time, sul quale Wolfgang Münchau si spinge a definire l’accordo come la Demolizione del Progetto Europeo, azzardando addirittura che la moneta unica abbia avuto un effetto negativo per la crescita italiana. Grillo non avrebbe saputo dirlo meglio. Continua a leggere “Merkel, Tsipras, Nash.”

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The importance of being earnest (soprattutto se si mette le mani sulla banca centrale greca)

Nel momento in cui scriviamo l’ipotesi di una uscita dalla Grecia sembra allontanarsi: con una mossa di cui tuttora fatichiamo a cogliere la visione strategica, Tsipras ha rifiutato un accordo che avrebbe portato l’economia in recessione, costringendo ad ulteriori tagli alla spesa pubblica e indetto un referendum; così facendo ha scatenato il panico che ha fatto tracollare turismo e domanda interna, portando il paese in recessione e costringendo così ad un accordo coi creditori che prevedesse ulteriori tagli alla spesa pubblica.

In ogni caso, i giochi non sono ancora conclusi e pare pertanto opportuno valutare cosa sarebbe succederebbe in caso di una Grexit Continua a leggere “The importance of being earnest (soprattutto se si mette le mani sulla banca centrale greca)”

Ma esattamente adesso, che accadrà?

L’Europa cambierà, non ci saranno più debiti o riforme da fare, sarà un bengodi per tutti. Sarà davvero così? Dunque vediamo. Domani mattina si riapriranno le borse, Mario Draghi deciderà che fare con le banche greche, Angela Merkel si troverà di fronte un tronfio Tsipras che le chiederà di cambiare le condizioni. Insomma: la realtà ritornerà con la sua concretezza dopo un weekend caldo e assolato. Ci si ferma un momento e si pensa: ma come si riprenderà la Grecia? Dicendo no in un referendum o cercando di ristrutturare il proprio sistema economico? Misteri. Noi speriamo che il duo dei negoziatori greci ce lo rivelerà. Un giorno. Forse un altro. Continua a leggere “Ma esattamente adesso, che accadrà?”

Sticky note: tanto dolore per nulla, ovvero della fatalità nella tragedia greca

Quello che sfugge è che crudeltà dell Troika è, per così dire, involontaria. E non è dettata da una cieca ortodossia verso dottrine hayeckiane (quello che penso di aver imparato è che, quando non si vogliono toccare i problemi politici, si incolpa la cecità dell’ortodossia economica, by the way). Non c’è dubbio che a far fare ai greci un avanzo primario del 3,5% li ammazzi. D’altronde il fatto che a questo giro di trattative stiano ancora discutendo di quando alzare l’età pensionabile suggerisce che questi continuino ad andare allegramente in pensione a 56 anni. E’ senz’altro inaccettabile farli morire di austerità; ma è anche inaccettabile condonargli i debiti perché questi il giorno dopo rincomincino come prima (cosa che la Grecia fa più o meno da quando Byron ci andò a morire dopo aver sparso la sifilide per mezza Europa). La soluzione ragionevole sarebbe lasciargli tregua sui bilanci, riscontrando in cambio impegno su riforme serie (pensioni, mercato del lavoro, abolizione di insensati privilegi fiscali). Purtroppo questo richiederebbe un interlocutore affidabile per il futuro, e che si muovesse in questo senso nel presente, e la Grecia non è ne l’uno ne l’altro. (noi, che saremmo con Giap e Germania una delle tre potenze manifatturiere mondiali, nel 2012 abbiamo fatto una brutale riforma pensionistica e una seria riforma del mercato del lavoro). Quindi? Quindi è molto malinconico. I cattivi fanno del male alle persone, ma non sanno che altro fare, tutti si odiano, e la Grecia è, effettivamente fottuta. Volevo chiudere questa breve nota con una nota più ottimistica ma proprio non mi viene, al massimo lo modifico dopo.

Taccuino da Washington. Seconda Puntata: Athens Calling.

Riuscirà Tsipras, populista da quattro soldi, nell’impresa di fare fallire la più antica democrazia del mondo?

Se lo stanno chiedendo anche qui in America.

D’altronde le premesse ci sono tutte: la sua elezione a gennaio, sulle promesse di non ripagare il debito e portare la Grecia sulla dorata via del socialismo (si è visto). La sua vittoria, celebrata dalla sinistra italiana, e quindi vista con scetticismo da chiunque dotato di un po’ di buon senso.

E poi l’armata Brancaleone di cui si è circondato, dilettanti della politica che facevano ridere, altro che Berlusconi, tutte le altre cancellerie europee a ogni eurogruppo al cui si presentavano.

E fino all’ultima, fantastica trovata: chiamare un referendum per fare scegliere al popolo, alla gente, se accettare o meno degli accordi, che nel frattempo erano stati ritrattati. Continua a leggere “Taccuino da Washington. Seconda Puntata: Athens Calling.”