Taccuino da Washington. Terza puntata. Bene Rifugio

Sono nato nel 1992.

So cosa si intende per “Bene Rifugio” perché studio economia.

Ho avuto la fortuna di crescere in un’epoca in cui parole come iper-inflazione, svalutazione, speculazione, erano presenti più sui libri che nella vita reale.

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Ma esattamente adesso, che accadrà?

L’Europa cambierà, non ci saranno più debiti o riforme da fare, sarà un bengodi per tutti. Sarà davvero così? Dunque vediamo. Domani mattina si riapriranno le borse, Mario Draghi deciderà che fare con le banche greche, Angela Merkel si troverà di fronte un tronfio Tsipras che le chiederà di cambiare le condizioni. Insomma: la realtà ritornerà con la sua concretezza dopo un weekend caldo e assolato. Ci si ferma un momento e si pensa: ma come si riprenderà la Grecia? Dicendo no in un referendum o cercando di ristrutturare il proprio sistema economico? Misteri. Noi speriamo che il duo dei negoziatori greci ce lo rivelerà. Un giorno. Forse un altro. Continua a leggere “Ma esattamente adesso, che accadrà?”

Che il live twitting divenga un momento di riflessone condivisa

Il live twitting comincerà tra un paio d’ore: Mentana ci ha chiesto un po’ di tempo per non rubargli l’audience.

Nel frattempo un piccolo appunto: che questo incostante cinguettio divenga un momento di riflessione condivisa, non solo sulla Grecia, la sinistra e il populismo (ci diletteremo abbastanza anche su questo), ma sull’Europa intera. È facile per noi dare un’opinione monosillabica, sì – no, a questioni complesse, ma il dramma greco e la decadenza europea non sono sintetizzabili in un referendum chiamato con astuzia e miopia politica.

Ho una sola domanda: è questa l’Europa che voi volete? Sperando di leggere le vostre opinioni, ci collegheremo fra poco con il primo live twitting di questo blog.

Sticky note: tanto dolore per nulla, ovvero della fatalità nella tragedia greca

Quello che sfugge è che crudeltà dell Troika è, per così dire, involontaria. E non è dettata da una cieca ortodossia verso dottrine hayeckiane (quello che penso di aver imparato è che, quando non si vogliono toccare i problemi politici, si incolpa la cecità dell’ortodossia economica, by the way). Non c’è dubbio che a far fare ai greci un avanzo primario del 3,5% li ammazzi. D’altronde il fatto che a questo giro di trattative stiano ancora discutendo di quando alzare l’età pensionabile suggerisce che questi continuino ad andare allegramente in pensione a 56 anni. E’ senz’altro inaccettabile farli morire di austerità; ma è anche inaccettabile condonargli i debiti perché questi il giorno dopo rincomincino come prima (cosa che la Grecia fa più o meno da quando Byron ci andò a morire dopo aver sparso la sifilide per mezza Europa). La soluzione ragionevole sarebbe lasciargli tregua sui bilanci, riscontrando in cambio impegno su riforme serie (pensioni, mercato del lavoro, abolizione di insensati privilegi fiscali). Purtroppo questo richiederebbe un interlocutore affidabile per il futuro, e che si muovesse in questo senso nel presente, e la Grecia non è ne l’uno ne l’altro. (noi, che saremmo con Giap e Germania una delle tre potenze manifatturiere mondiali, nel 2012 abbiamo fatto una brutale riforma pensionistica e una seria riforma del mercato del lavoro). Quindi? Quindi è molto malinconico. I cattivi fanno del male alle persone, ma non sanno che altro fare, tutti si odiano, e la Grecia è, effettivamente fottuta. Volevo chiudere questa breve nota con una nota più ottimistica ma proprio non mi viene, al massimo lo modifico dopo.

Taccuino da Washington. Seconda Puntata: Athens Calling.

Riuscirà Tsipras, populista da quattro soldi, nell’impresa di fare fallire la più antica democrazia del mondo?

Se lo stanno chiedendo anche qui in America.

D’altronde le premesse ci sono tutte: la sua elezione a gennaio, sulle promesse di non ripagare il debito e portare la Grecia sulla dorata via del socialismo (si è visto). La sua vittoria, celebrata dalla sinistra italiana, e quindi vista con scetticismo da chiunque dotato di un po’ di buon senso.

E poi l’armata Brancaleone di cui si è circondato, dilettanti della politica che facevano ridere, altro che Berlusconi, tutte le altre cancellerie europee a ogni eurogruppo al cui si presentavano.

E fino all’ultima, fantastica trovata: chiamare un referendum per fare scegliere al popolo, alla gente, se accettare o meno degli accordi, che nel frattempo erano stati ritrattati. Continua a leggere “Taccuino da Washington. Seconda Puntata: Athens Calling.”

Una narrazione ci salverà

Domani è un altro giorno.

Nelle cancellerie europee si trattiene il fiato aspettando i contraccolpi del disastroso negoziato greco, il mondo attende, in silenzio, non per capire se la Grecia dichiarerà o meno il default, neanche per vedere se Alexis Tsipras riuscirà a portare a casa uno straccio di aiuto dopo tanto scalpitio, no: il mondo attende per capire se l’Europa come entità politica e geopolitica avrà ancora rilevanza, sarà capace di darsi una politica comune e di stabilizzare una crescita debole e disomogenea. Continua a leggere “Una narrazione ci salverà”

“Vecchia Europa” vs. “Nuova Europa” – Grecia, affittasi

Grecia Vendesi

È oramai questione di poche ore: alle 0.00 di domani la Grecia verrà considerata “in arretrato” nei pagamenti dal Fondo Monetario Internazionale poiché non può ripagare il prestito di 1,6 miliardi. Ma lascio l’analisi prettamente economica a chi se ne intende più di me: Continua a leggere ““Vecchia Europa” vs. “Nuova Europa” – Grecia, affittasi”

Scherzare col fuoco americano

È notizia fresca fresca di oggi: un velivolo russo appartenente alla Russian Maritime Patrol (unità di pattuglia marittima dell’aviazione russa) ha sfiorato il pontile di una nave americana in ambito NATO sul mar Baltico durante un’esercitazione assieme ad altre 3 navi. Seppur essa può sembrare una notizia di poca rilevanza, si tratta di un quasi-incidente che si inserisce nella più vasta cornice dei rapporti sempre più rigidi fra Stati Uniti e Federazione Russa dopo l’annessione (peraltro pienamente illegale secondo il diritto internazionale) russa della Crimea.
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