Liberiamoci di questa lotta di classe sciatta e scommettiamo sul futuro

Basta raccontarci che il mondo va male perché siamo sfruttati e odiati. Il mondo va male perché siamo incapaci di afferrarlo con le mani e spingerlo in una direzione precisa.

Al teatrino di Bianca Berlinguer, una ricercatrice di Parigi ha accusato in diretta Farinetti di sfruttare i suoi dipendenti. Già solo accusare un imprenditore di sfruttare i suoi lavoratori richiederebbe delle prove, ma noi vorremmo anche capire cosa intende lei per “sfruttati”: il livello di guadagno? Gli straordinari pagati a forfait (a proposito: se io – come tutti i consulenti – faccio straordinari, questi non sono pagati, ma fa parte del lavoro)? La possibilità di lavorare sabato e domenica? MISTERO.  Continua a leggere “Liberiamoci di questa lotta di classe sciatta e scommettiamo sul futuro”

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La dittatura dell’inconcludenza

Ci sono cose che non si possono fermare. Il tempo, la rotazione terrestre, il susseguirsi delle stagioni, il giorno e la notte.

Ci sono cose, invece, che possono essere fermate. Una di queste è la deriva intellettuale di questo paese, un’altra è la dittatura dell’inconcludenza, un misto di passi avanti e passi indietro, frasi fatte, “io sono di sinistra”, “io sono un vero liberale”, “contro la deriva autoritaria”, “noi siamo per una politica onesta”, “andiamo a congresso”, l’Aventino made-in-Grillo, l’insostenibile disgregazione delle compagini sociali, la costante divisione tra individui con interessi simili ma menefreghismo in infinite varietà di colore. Un’altra cosa che può essere fermata è lo sfruttamento materiale e intellettuale delle nuove generazioni, il rimando a data da precisarsi di spese, debiti e doveri, il montare inarrestabile di una marea di rabbia e bava alla bocca, poche conoscenze e tante mediocri parole. Continua a leggere “La dittatura dell’inconcludenza”

Ci meritiamo il collasso di Schengen

Ce lo meritiamo, sì. Perché una classe dirigente tanto mediocre e priva di visione è solo lo specchio di una società in declino. Schengen era il sogno di un’Europa unita, la prima vera realizzazione di pax in un’area economicamente e socialmente avanzata dopo l’Impero Romano (è caduto nel 476 – così, per darvi un’idea delle tempistiche). Ci rinunciamo perché non sappiamo negoziare e realizzare un sistema di accoglienza profughi, controllo del terrorismo e consolidamento dei confini? E allora rinunciamoci: è inutile starsela a contare. Guardate la storia recente dell’Europa: non solo di crisi si parla, ma d’incapacità di visione geopolitica, d’imposizione del proprio soft-power oltre i propri confini (Libia, Ucraina, Siria per citarne alcune), inseguimento di voti facili e a buon mercato (è tutta colpa dell’Europa/è tutta colpa dell’Euro), populismo, pavidità. Continua a leggere “Ci meritiamo il collasso di Schengen”

Una buona riforma costituzionale

Dopo decenni di sterili dibattiti sulla necessità di modificare la Costituzione, il governo Renzi in poco più di due anni potrebbe davvero completare la prima vera riforma costituzionale seria d’Italia. Con l’approvazione in Senato ieri si è infatti ormai ad un passo dalla fine dell’iter legislativo del disegno di legge Boschi. Dopo un’ultima lettura alla Camera prevista per aprile, la parola passerà ai cittadini. Il referendum di ottobre potrebbe quindi rappresentare una svolta epocale nella storia politica italiana, dimostrando che anche nella patria dell’immobilismo si possono cambiare le cose.
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Vogliamo dimenticarci l’equazione lavoratori autonomi = evasori?

Uno apre il sito dell’Espresso e legge “Matteo Renzi coccola gli evasori” e non può trattenersi da un candido moto di stupore. Che accade? Tante cose. Ma per il giornalista de L’Espresso nulla è più grave dell’ “emorragia del voto operaio” e del cappotto alle Europee quando, udite udite, Renzi ha avuto l’ardire di attrarre il voto degli artigiani, dei piccoli imprenditori, dei commercianti. Insomma, dei lavoratori autonomi. Continua a leggere “Vogliamo dimenticarci l’equazione lavoratori autonomi = evasori?”

Un paese di santi, poeti, navigatori e laureati con lode

Alberto Grillo*

Vorrei dire la mia, con qualche giorno di ritardo, sull’episodio riguardante il ministro Poletti e la sua frase “meglio uscire dall’università con 97 a 21 anni che con 110 e lode a 28 anni”. Linko quest’articolo del corriere perché riporta anche i dati dell’ultimo rapporto di Almalaurea sui laureati italiani. La mia opinione in breve è che se di questo tragicomico aspetto dell’università italiana se n’è accorto anche un ministro della repubblica, forse c’è speranza che qualcosa cambi (per quanto ritengo anche io che nel suo caso sarebbe stato più elegante fare direttamente riferimento alla sua situazione di non laureato senza aspettare la presa in giro collettiva). Continua a leggere “Un paese di santi, poeti, navigatori e laureati con lode”

Tutto passa dalla rappresentanza europea

C’è un gran cicaleggio su Grecia, Europa, austerity e no-euro, ma si sa, del cicaleggio possiamo farne a meno, delle polemiche anche, e tentare una via più ardua ma più promettente: proporre il futuro. Umile. Sì, lo so. Ma per rimestare sulle ferite c’è stato tempo, e ce ne sarà fin troppo in futuro, e a ogni tranche di pagamento del debito che la Grecia dovrà a ECB, IMF e ai cittadini di mezzo continente sarà un’altra occasione di gridare OXI in piazza o al complotto plutocratico del neoliberismo imperante, così come sarà utile ricordare che così l’Europa non funziona e non funzionerà mai. Ora parliamo d’altro. O meglio, di un aspetto di cui non si occupa nessuno perché noioso, apparentemente inutile e molto politico. Continua a leggere “Tutto passa dalla rappresentanza europea”