Paese per giovani?

Nonostante che la campagna elettorale sia monopolizzata da altri temi, il problema della disoccupazione giovanile è ancora impellente, assestandosi attorno al 33% secondo le ultime rilevazioni. Parto quindi dalle condizioni discriminatorie del mercato del lavoro per cercare di dare uno spaccato della portata della gerontocrazia in Italia.

In sostanza, il welfare-state nostrano prevede uno strumento di tutela in caso di crisi aziendale, e uno strumento di tutela per chiunque termini un’esperienza lavorativa trovandosi, anche temporaneamente, disoccupato. Continua a leggere “Paese per giovani?”

Liberiamoci di questa lotta di classe sciatta e scommettiamo sul futuro

Basta raccontarci che il mondo va male perché siamo sfruttati e odiati. Il mondo va male perché siamo incapaci di afferrarlo con le mani e spingerlo in una direzione precisa.

Al teatrino di Bianca Berlinguer, una ricercatrice di Parigi ha accusato in diretta Farinetti di sfruttare i suoi dipendenti. Già solo accusare un imprenditore di sfruttare i suoi lavoratori richiederebbe delle prove, ma noi vorremmo anche capire cosa intende lei per “sfruttati”: il livello di guadagno? Gli straordinari pagati a forfait (a proposito: se io – come tutti i consulenti – faccio straordinari, questi non sono pagati, ma fa parte del lavoro)? La possibilità di lavorare sabato e domenica? MISTERO.  Continua a leggere “Liberiamoci di questa lotta di classe sciatta e scommettiamo sul futuro”

Renzi come Macron? Vedremo, intanto ho votato alle primarie PD

Vuoi che nel sistema proporzionale verso il quale stiamo rapidamente veleggiando, parlare di candidato premier è alquanto inutile. Vuoi che queste primarie sembravano tanto un triangolare tra Barcellona, Crotone e Pro-Vercelli. Vuoi che giorno più sfigato non ci fosse (in mezzo al ponte del 1 maggio, vai a capire la ratio). Insomma, per tutti questi motivi, la voglia di non votare alle primarie del Partito Democratico non era enorme. Sarebbe stata la prima volta per me, piddino di destra ma liberale di sinistra, non partecipare alle primarie democratiche. Continua a leggere “Renzi come Macron? Vedremo, intanto ho votato alle primarie PD”

Millenials! Davvero non abbiamo di meglio da fare che stare a guardare?

C’è una bellissima poesia di Edgar Lee Masters. Dice:

Tutto è tuo, giovane che passi;
Entra nella stanza del banchetto consapevolmente;
Non entrare timidamente come se tu fossi dubbioso
Di essere il benvenuto – la festa è tua!
Non prendere solo un poco, rifiutandone ancora
Con un timido “Grazie”, quando hai fame.
E’ viva la tua anima? Allora che possa nutrirsi!

Giovani, è viva la nostra anima? O siamo forse timidi e dubbiosi al banchetto della nostra vita? C’è un vecchio detto inglese che un amico mi aveva sussurrato un giorno per placare alcuni grandi dubbi professionali su cui rimestavo: Don’t ask, don’t get, non chiedi, non ottieni. Continua a leggere “Millenials! Davvero non abbiamo di meglio da fare che stare a guardare?”

La dittatura dell’inconcludenza

Ci sono cose che non si possono fermare. Il tempo, la rotazione terrestre, il susseguirsi delle stagioni, il giorno e la notte.

Ci sono cose, invece, che possono essere fermate. Una di queste è la deriva intellettuale di questo paese, un’altra è la dittatura dell’inconcludenza, un misto di passi avanti e passi indietro, frasi fatte, “io sono di sinistra”, “io sono un vero liberale”, “contro la deriva autoritaria”, “noi siamo per una politica onesta”, “andiamo a congresso”, l’Aventino made-in-Grillo, l’insostenibile disgregazione delle compagini sociali, la costante divisione tra individui con interessi simili ma menefreghismo in infinite varietà di colore. Un’altra cosa che può essere fermata è lo sfruttamento materiale e intellettuale delle nuove generazioni, il rimando a data da precisarsi di spese, debiti e doveri, il montare inarrestabile di una marea di rabbia e bava alla bocca, poche conoscenze e tante mediocri parole. Continua a leggere “La dittatura dell’inconcludenza”

In attesa di tradire una generazione che ha votato NO

In questi giorni c’è allegria e gaiezza nel fronte del NO dopo un trionfo che, probabilmente, nessuno si aspettava di queste proporzioni. Ci sono giornalisti che sorridono e si tolgono sassolini dalle scarpe, ci sono saggi che ci spiegano gli innumerevoli errori commessi e analisti che ci ricordano, tanto per cambiare, che il Sud e i giovani sono in difficoltà. Non ce n’eravamo accorti e abbiamo sbagliato consapevolmente perché ubbidivamo ai poteri forti: ci avete scoperti.

Tra i tanti atteggiamenti che fatico a comprendere, ce n’è uno davvero paradossale: si chiede a Renzi di rimanere al governo e lo si accusa di “scappare” – in seguito alle proprie dimissioni, congelate da Mattarella. Non importa se nel discorso di insediamento abbia accennato al bisogno di riforme costituzionali più volte, abbia descritto il “superamento del Senato” (dipingendo chiaramente la Riforma), e del “titolo V della Costituzione per come l’abbiamo conosciuto fino ad oggi”. Né può sorprendere quindi che abbia conseguentemente legato l’esito di questo referendum al proprio destino politico: per una ragione semplice, l’iniziativa riformista è stata connessa all’attivismo del Governo – dopo l’abbandono di Silvio Berlusconi e l’insistita opposizione del Movimento 5 Stelle, motivata per lo più da un cinico opportunismo che sta pagando molto in termini elettorali.

Continua a leggere “In attesa di tradire una generazione che ha votato NO”