Il fardello storico

Si dice spesso che l’Italia non abbia mai voluto fare i conti col proprio passato. Non sempre si pone l’accento su quanto ciò possa essere costoso.

In breve, nel 1943, a guerra perduta, diventiamo cobelligeranti degli ex-nemici, riuscendo ad ottenere un trattamento più generoso di quello riservato alle altre due potenze dell’Asse nei trattati di pace. Ma questo ha avuto un prezzo, un fardello storico che tuttora ci portiamo dietro: il diniego a priori, la repulsione acritica, finanche la mistificazione di quello che c’è stato prima, in toto. Continua a leggere “Il fardello storico”

Tre grafici vi spiegano il ritorno del fascismo in Italia

Nell’ultimo Economic Bulletin la BCE, nel parlare di mercato del lavoro, affronta anche il tema dei migranti. Lo fa con affermazioni piuttosto nette e molto utili per animare il dibattito pubblico pre-elettorale. A pagina 56 si legge che: “una parte importante dell’immigrazione, nell’area dell’euro, è finalizzata alla ricerca d’occupazione. I tassi di partecipazione e occupazione degli immigrati sono relativamente alti, ma tendono a rimanere più bassi rispetto ai nativi. Mentre chi proviene dai paesi dell’UE ha tassi di occupazione simili o superiori a quelli dei paesi ospiti, chi proviene da paesi extra UE ha tassi di occupazione più bassi”. Sebbene i rifugiati riempiano le cronache per i problemi di accoglienza, sono solo una parte minoritaria di chi raggiunge l’Europa, come pure sostiene questo articolo sul blog del FMI. Nelle potenze economiche europee i migranti fanno più fatica a trovare lavoro per “[…] la mancanza di competenze ed esperienze specifiche del paese, nonché per il tempo richiesto per il riconoscimento delle qualifiche”. E qui c’è il primo grafico.

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Le democrazie si salvano con le opportunità, non per legge

Qualche giorno fa l’Espresso usciva con l’articolo “Il vento fascista dalle periferie al Parlamento”, una goffa disamina di quel che, a parti invertite, politici e giornalisti gridano da decenni quando non hanno molto da dichiarare: il ritorno al fascismo. Ed è di un mesetto fa l’azione politica di Emanuele Fiano che dichiara a Repubblica: “Basta con le zone franche, la mia legge può fermare i nostalgici di Mussolini”. Continua a leggere “Le democrazie si salvano con le opportunità, non per legge”

Perché non abbiamo bisogno della legge Fiano

Essere antifascista è nel dna di ogni liberale, dato che difendiamo la libertà di opinione, di proprietà, di impresa, di autorealizzazione, condizioni essenziali perché la democrazia rimanga salda. Mi sento pertanto chiamato in causa dall’ultima polemica che pare dividere l’Italia dei social: la proposta di legge 3343, o legge Fiano, che vuole colpire la propaganda fascista.

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#FertilityDay, che problema c’è?

Premessa.

Ho letto la prima pagina del “Piano Nazionale per la Fertilità redatto dal Ministero della Salute. È scritto con un lessico angusto, esprime concetti ormai superati dal sentimento comune. Va però detto che a capo del suddetto ministero non c’è (purtroppo) Marco Pannella, ma una ministra, Beatrice Lorenzin, facente parte di un partito microscopico che si rivolge ad un elettorato fortemente ancorato ai valori cattolici.

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