Racconti persiani: l’Iran dopo Khamenei

Ali Khamenei sta morendo.
Le informazioni sulla sua salute sono trattate con la massima riservatezza, ma ormai in Iran pochi si fanno illusioni: la Guida Suprema si sta lentamente avviando verso la tomba. La Repubblica Islamica in sordina si prepara a dare l’addio al successore del fondatore Khomeini, figura ormai mitologica nel pantheon iraniano. Difficile che l’ayatollah Khamenei godrà della stessa mistica considerazione, ma il suo impatto sulla politica iraniana è stato indubbiamente enorme. Ha rafforzato di molto il ruolo della sua figura politica, ha creato un’imponente serie di reti tramite le quali indirizzare molte decisioni politiche prima che gli venissero sottoposte e soprattutto ha creato uno stato nello stato dalle milizie rivoluzionarie. Il corpo dei Pasdaran è stato infatti il grande beneficiario delle riforme di Khamenei, arrivando, grazie alle privatizzazioni del suo mandato, ad ottnere un immenso potere economico con il quale sostenere la propria froza militare.

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Se non posso scegliere i miei rappresentanti, sono obbligato a pagare le tasse?

Di certo qualcuno avrà già pensato all’adagio “No taxation without representation”, e io che non sono originale voglio iniziare questo articolo proprio con il motto dei coloni americani quando scaricarono le casse di the destinate alla madrepatria inglese. Loro morirono a migliaia per alzare questa bandiera di libertà minima dell’individuo di fronte allo Stato, noi al massimo scriviamo un articolo e mandiamo un comunicato stampa, ma insomma, le epoche cambiano e non mi sembra ci siano in giro molti Washington e Jefferson a sostenere questa idea. Continua a leggere “Se non posso scegliere i miei rappresentanti, sono obbligato a pagare le tasse?”

Elezioni a settembre? Anche no, grazie

Dura la vita di chi ha un lavoro a tempo pieno e deve scrivere gli articoli di notte. Avevo preparato un pezzo polemico contro la legge elettorale che, almeno in parte, è stato superato dagli eventi. Ma poiché leggo che qualcuno paventa addirittura l’uso di un decreto legge per armonizzare in qualche modo le attuali leggi a cui si potrebbe ricorrere, i problemi politici permangono.

Ho trovato molto grave comunque quanto avvenuto, per i modi e i tempi che hanno subito un’accelerata non giustificata da problemi di Governo o da voti di sfiducia imminenti. Altre voci più autorevoli hanno ricostruito gli errori della legge, valide a mio avviso le analisi su Youtrend di questi giorni. Continua a leggere “Elezioni a settembre? Anche no, grazie”

Vincitori e vinti del primo turno in Francia

Lo spoglio dei voti del primo turno delle presidenziali francesi è terminato e i dati recitano: Macron 23.9%, Le Pen 21.4%, Fillon 19.9%, Melenchon 19.6% e Hamon 6.3%. Sarà dunque ballottaggio tra il giovane fondatore di En Marche! e la leader del Front National, appuntamento alle urne il 7 di maggio. Sfida che sembra favorire il primo, sia secondo i primi sondaggi effettuati sia dopo che Hamon e Fillon hanno dichiarato di votare per lui contro Marine Le Pen. L’unico tra i principali candidati a non aver dato indicazioni di voto è stato Melenchon, scelta dovuta da un lato al fatto che entrambi i contendenti del ballottaggio sono agli antipodi rispetto al suo movimento e dall’altro al timore che una scelta di campo lo possa fortemente penalizzare alle legislative di giugno. Ora però, placate le emozioni del post-voto, è tempo di analizzare i risultati e vedere come se la sono cavata i diversi candidati rispetto a pronostici ed aspettative in questo primo round della corsa all’Eliseo.

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Ma che cazzo è successo?

Quando alle 4:40 ti sveglia un messaggio dicendoti: “qui la situazione si mette male!”. Quando di corsa apri Twitter e vedi i (pochi) commentatori conservatori che segui che gongolano, le persone normali attonite o disperate e Trump che vince l’impossibile. Ecco, quando ti rendi conto che solo due ore prima ti eri addormentato e la gara procedeva come doveva procedere, serrata si, ma tutto sommato senza grandi sorprese e ora una valanga repubblicana sta sommergendo stati che in teoria non avrebbe dovuto neanche toccare, Michigan, Wisconsin, Minnesota, cosa puoi pensare se non: “Ma che cazzo sta succedendo?”.

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Racconti persiani: la Repubblica Islamica

Fin dal suo inizio nel 1978 la rivoluzione islamica iraniana presentò un doppio binario di istanze politiche parallele: una andava nella direzione di una democratizzazione del Paese in contrapposizione al dispotismo dello Shah, mentre l’altra spingeva invece per un’islamizzazione (sciita) del sistema politico, anch’essa contrapposta al laicismo imposto dal monarca. Due aspetti che possono sembrare le due classiche rette parallele destinate a non incontrarsi mai, eppure nel caso dell’Iran si è verificata un’eccezione. Le due linee per una volta si sono incontrate, producendo come risultato un regime politico unico al mondo: la Repubblica Islamica. Continua a leggere “Racconti persiani: la Repubblica Islamica”

Trumpapocalipse now

Se l’apocalisse trumpiana dovesse in futuro compiersi, inizierà proprio dopodomani.

Dopodomani, infatti, cominciano le primarie più scoppiettanti del mondo (no, non sono quelle liguri). Negli USA, si vota Stato per Stato in un arco di tempo di circa quattro mesi, per assegnare i delegati che ciascun candidato, nei due partiti, Democratico e Repubblicano, porterà alle rispettive convention, che si terranno in estate. Continua a leggere “Trumpapocalipse now”

Cartolina da Istanbul

Condivido una bella e spontanea riflessione sulle elezioni turche inviatami da un amico che si trova ad Istanbul.

Per capire che negli ultimi anni di Erdogan la Turchia abbia preso una piega islamista non serve aver studiato geopolitica o sociologia, basta andare nei mercati, i merkezi di Istanbul, a fare la spesa.
Il maiale, pur non essendo mai stato vietato, è diventato via via sempre più costoso, tanto che qui i macellai non lo tengono più. In pochi giorni le sigarette sono quasi raddoppiate, non parliamo poi della birra: i prezzi recentemente sono cresciuti del 300% con le tasse imposte dal governo.
Un aumento di prezzi vertiginoso accomuna tutte quelle luxuries condannate dal Corano, ma fino a poco tempo fa ampiamente consumate da tutta la popolazione turca, in un Paese che non ha alcun bisogno di aumentare le entrate statali. Continua a leggere “Cartolina da Istanbul”

Tsipras al bivio

Dopo otto mesi di governo Alexis Tsipras ha deciso di tornare al voto. L’approvazione dei piani di salvataggio voluti da BCE, UE ed FMI ha reso insanabile la frattura con l’ala estremista di Syriza, contraria ad ogni accordo. Conscio delle difficoltà dell’esecutivo il premier greco ha scelto di rivolgersi nuovamente alle urne. Quelle stesse urne che lo avevano consacrato grazie ad un programma populista che è però crollato davanti alla tragica realtà della situazione economica greca. Continua a leggere “Tsipras al bivio”