Tre grafici vi spiegano il ritorno del fascismo in Italia

Nell’ultimo Economic Bulletin la BCE, nel parlare di mercato del lavoro, affronta anche il tema dei migranti. Lo fa con affermazioni piuttosto nette e molto utili per animare il dibattito pubblico pre-elettorale. A pagina 56 si legge che: “una parte importante dell’immigrazione, nell’area dell’euro, è finalizzata alla ricerca d’occupazione. I tassi di partecipazione e occupazione degli immigrati sono relativamente alti, ma tendono a rimanere più bassi rispetto ai nativi. Mentre chi proviene dai paesi dell’UE ha tassi di occupazione simili o superiori a quelli dei paesi ospiti, chi proviene da paesi extra UE ha tassi di occupazione più bassi”. Sebbene i rifugiati riempiano le cronache per i problemi di accoglienza, sono solo una parte minoritaria di chi raggiunge l’Europa, come pure sostiene questo articolo sul blog del FMI. Nelle potenze economiche europee i migranti fanno più fatica a trovare lavoro per “[…] la mancanza di competenze ed esperienze specifiche del paese, nonché per il tempo richiesto per il riconoscimento delle qualifiche”. E qui c’è il primo grafico.

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Quanto sono assurde e surreali le polemiche sui precari della scuola

Se c’è qualcosa per cui noi italiani dovremmo essere fieri in tutto il mondo è il nostro sistema educativo. La formazione fornita dai nostri licei trova difficilmente paragoni all’estero.

Non affermo ciò per sentito dire, ma avendo avuto la fortuna di passare un anno in una High School statunitense, mi sono reso conto dell’abissale divario tra la nostra preparazione e la loro. Al termine dei nostri cinque anni, acquisiamo una formazione e una curiosità che spazia in moltissimi campi dello scibile: dalla matematica alla filosofia, passando per la letteratura.

Questo è senza dubbio merito di quei tanti, ottimi, insegnanti, che lavorando con contratti spesso precari, e con salari certamente non stellari, si spaccano la schiena per far maturare gli adolescenti, trattandoli non come dei contenitori da riempire di nozioni ma come cittadini in potenza.

Ma, se la maggioranza degli insegnanti rientra certamente in questa categoria (come molti, anche se non tutti, quelli che ho avuto io), è evidente che delle mele marce esistano pure qui. Gente con poca voglia di lavorare, non appassionati alla professione o che semplicemente non si rendono conto di quanto gravoso e delicato il proprio compito sia.

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