Autonomia (magari) si, ma non così

Sono uno di quel circa 60% (dico circa perché a più di 12 ore dalla chiusura dei seggi, e nonostante la tecnologia maipiùsenza del voto elettronico, i dati ufficiali sull’affluenza non sono ancora stati pubblicati) di elettori lombardi che ieri non si è presentato alle urne.

Non ho la pretesa di elargire analisi del voto: ogni cittadino che ha deciso di recarsi o meno ai seggi l’ha fatto per le proprie insindacabili ragioni, e non ho la competenza né l’arroganza di volere trarre un trend generale dall’affluenza o dal risultato. Ci tengo a scrivere queste poche righe per raccontare perché io, personalmente, non mi sono recato al seggio. Continua a leggere “Autonomia (magari) si, ma non così”

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22 ottobre, un voto sul nulla

La prossima domenica in Lombardia ed in Veneto si terrà l’ormai noto referendum sull’autonomia. Ovvero, in un quadro consultivo le Regioni chiederanno ai cittadini se essi sono favorevoli a cominciare una trattativa con lo Stato centrale per ottenere maggiori condizioni di autonomia nel quadro delle materie di competenza concorrente o di alcune, ridotte, spettanti allo Stato (art. 117). Sulla carta sembra tutto molto bello, sopratutto per chi vorrebbe, da qualunque parte politica, un ruolo maggiore degli enti locali nell’amministrazione, in un percorso che tende ad allontanarsi dal potere centrale visto spesso come mastodontico, inefficiente e lontano dalle necessità dei cittadini.
In realtà le cose stanno diversamente.

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Il referendum lombardo-veneto è pura politica, fatta bene

Nel chiacchiericcio diffuso sul referendum che si terrà il 22 ottobre si pongono sovente due domande: perché non si è proceduto come l’Emilia Romagna e perché votare per favorire la campagna elettorale di Roberto Maroni?

Sulla prima domanda, la risposta, come tanti ripetono, è politica. L’attivazione dell’art. 116 che prevede “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia [che] possono essere attribuite ad altre Regioni” è una novità assoluta. Può sembrare banale, ma muoversi in un terreno oscuro per negoziare qualcosa col governo centrale, senza avere sufficiente potere, potrebbe non essere una scelta vincente. Perché è importante ricordare che lo stesso articolo 116 aggiunge che l’autonomia si istituisce “con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata”. Continua a leggere “Il referendum lombardo-veneto è pura politica, fatta bene”

Il Paese ha bisogno di una Destra seria

Si dice spesso che gli italiani non sappiano andare a destra senza finire nel manganello. Ma visto che non ci sono più le mezze stagioni e che si stava meglio quando si stava peggio, mi sono chiesto se forse il grande problema politico italiano è che manchi proprio una Destra seria, autorevole, volta al futuro del Paese e dei suoi cittadini. Continua a leggere “Il Paese ha bisogno di una Destra seria”

Spaventa l’ignoranza dei semplici, ma il problema è l’ignoranza di chi si reputa intelligente

Facebook è un buon acceleratore di litigi e rivela moltissimo sul genere umano. Alcuni scontri epici sulla mia bacheca si trasformano in riflessioni, perché lasciano delle cicatrici. Sto vivendo un periodo di ripensamento di scelte passate, di confronto tra le mie anime spesso antitetiche, che mi ha portato a interrogarmi nel profondo. A tutti i critici abituali, che ringrazio per motivarmi così tanto, dico chiaramente che quanto segue non ha la pretesa di avere la consistenza e l’autorevolezza di un paper sottoposto a peer review. E’ un flusso di coscienza, sincero, scritto nei ritagli di tempo.

Partiamo da una constatazione pratica, semplice: la quasi totalità degli aspiranti comunisti non è laureata in economia. Furoreggia nella critica al capitalismo un certo Diego Fusaro, laurea in filosofia, tendenze hegeliane e marxiste. La sensazione che il nostro non abbia competenze in ambito economico è suffragata dal suo CV e dalle notizie pubbliche: è uno storico della filosofia. Fenomeno visibile di una tendenza quotidiana: i più acerrimi critici del capitalismo sono spesso i meno esperti delle sue dinamiche e i più esterni al circuito economico. Continua a leggere “Spaventa l’ignoranza dei semplici, ma il problema è l’ignoranza di chi si reputa intelligente”

Amazon il Leviatano, la politica il Mammouth

Mattia Feltri, giornalista del quotidiano La Stampa, dedica la sua vivace rubrica di oggi, Il Buongiorno, ad Amazon. Nel suo editoriale, dopo avere elencato le molte innovazioni che hanno reso possibile la grande espansione dell’azienda americana, afferma che Amazon è ormai così potente ed influente nel mondo dell’economia, della tecnologia e quindi del mercato del lavoro, che sarebbe il caso che i politici pensassero a lei più che alla legge elettorale.

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I Voldemort della burocrazia

Leggo I signori del tempo perso di Giavazzi e Barbieri  e mi viene voglia di aprire una biblioteca liberale solo per tenerne cinquanta copie. Rendo l’idea di quanto mi è piaciuto? La sinossi è semplice: il testo racconta lo strapotere dei grandi burocrati, per intenderci, quelli con cui raramente avrete a che fare, le dinamiche di corruzione e inefficienza, la perdita di potere della politica – amplificata dalla vittoria del NO al Referendum del 4 dicembre. Nel rileggere i tentativi di riforma del Governo Renzi sono tornato renziano – almeno Matteo, in fondo, ci ha provato.

Per noi liberali i concetti espressi sono piuttosto chiari e, unica nota dolente, le soluzioni proposte non sono sufficientemente sviluppate – probabilmente non ci credono nemmeno gli autori che l’Italia possa diventare un paese di common law, ed è difficile dar loro torto. Continua a leggere “I Voldemort della burocrazia”

Ritorno al protezionismo, la strada da evitare

Uno dei primi atti ufficiali compiuti da Donald Trump come Presidente degli Stati Uniti d’America è stata la firma del decreto che ritira definitivamente gli USA dal TTP, l’accordo di libero scambio nell’area del Pacifico. Non solo si tratta di una decisione ben poco lungimirante, dato che i Paesi del Sud Est Asiatico vogliono integrarsi economicamente e se Washington non è disponibile ad indicare la via essi potrebbero facilmente rivolgere lo sguardo verso Pechino, ma anche di una grande rottura con la storia degli USA. Lo stato che più di ogni altro, non solo durante la presidenza di Obama, aveva rappresentato l’alfiere del libero commercio globale ha deciso per una drastica inversione di marcia verso un modello protezionista. Continua a leggere “Ritorno al protezionismo, la strada da evitare”

Non è lo stato il problema, ma la sua debolezza contro le rendite

Non penso capiti spesso di apprezzare, grazie a una vacanza, l’importanza del liberismo. Di solito si guardano bei panorami, ci si rilassa, si prendono piccole fregature, si scattano centinaia di foto, si mangia e si beve. Bene, io ho fatto tutte queste cose ma in più ho sofferto la pigrizia di chi ci ha accolto in questi giorni.

Sarà stata la location, molto particolare, e il momento dell’anno: sono stato in Liguria, nelle Cinque Terre, tra Natale e Capodanno. I più vanno in montagna, a me piace il mare, non so sciare ed ero stufo della nebbia. Che cosa ho osservato? Mettiamo che abbiate esigenze alimentari particolari (halal, kosher, vegane, crudiste…) e vi muoviate in alta stagione: contrariamente alle attese (siamo tra Natale e Capodanno!), troverete aperti pochi ristoranti e vi dovrete accontentare, in alcuni casi, di nutrirvi con il pane e i contorni, evitando qualunque portata principale. Tutto chiude entro le 21.30, ci può stare, sono piccoli paesi, meno bello che chi apra riscaldi i 4 salti in padella o usi il pesto del supermercato: d’altronde solo il turista ingenuo si aspetta pesto di qualità nella terra che lo ha inventato. Muoversi è agevole su pulmini che non prevedono spazio per le valigie, alle Cinque Terre non vanno turisti, ma operai; famose infatti le fabbriche di limoni. Naturalmente si paga tutto in contanti, come esplica questo cartello:

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In attesa di tradire una generazione che ha votato NO

In questi giorni c’è allegria e gaiezza nel fronte del NO dopo un trionfo che, probabilmente, nessuno si aspettava di queste proporzioni. Ci sono giornalisti che sorridono e si tolgono sassolini dalle scarpe, ci sono saggi che ci spiegano gli innumerevoli errori commessi e analisti che ci ricordano, tanto per cambiare, che il Sud e i giovani sono in difficoltà. Non ce n’eravamo accorti e abbiamo sbagliato consapevolmente perché ubbidivamo ai poteri forti: ci avete scoperti.

Tra i tanti atteggiamenti che fatico a comprendere, ce n’è uno davvero paradossale: si chiede a Renzi di rimanere al governo e lo si accusa di “scappare” – in seguito alle proprie dimissioni, congelate da Mattarella. Non importa se nel discorso di insediamento abbia accennato al bisogno di riforme costituzionali più volte, abbia descritto il “superamento del Senato” (dipingendo chiaramente la Riforma), e del “titolo V della Costituzione per come l’abbiamo conosciuto fino ad oggi”. Né può sorprendere quindi che abbia conseguentemente legato l’esito di questo referendum al proprio destino politico: per una ragione semplice, l’iniziativa riformista è stata connessa all’attivismo del Governo – dopo l’abbandono di Silvio Berlusconi e l’insistita opposizione del Movimento 5 Stelle, motivata per lo più da un cinico opportunismo che sta pagando molto in termini elettorali.

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