Non, je ne suis pas pakistanais.

(Photo Reuters)

Nella settimanale lista delle “Cose irritanti reperibili su internet” le motivazioni sofiste e a-scientifiche dei comitati proponitori del referendum del 17 Aprile si guadagnano senza dubbio la prima posizione. Argomentazioni, per altro abilmente sbertucciate da Alessio in questo articolo.

La secondo piazza, invece, va a tutto quel filone di pensiero riassumibile con le seguenti quattro parole: “E allora il Pakistan?”

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Ridateci i Bastardi Islamici!

All’indomani della strage di Parigi dello scorso novembre, il giornale “Libero” aveva titolato, con la consueta grazie e finezza che si addice al quotidiano milanese turbo-berlusconiano: “Bastardi Islamici”.

Questo fu forse il caso più eclatante di parole (il termine pensieri mi sembra un po’ eccesivo) che vennero espresse, il più delle volte senza dargli troppo peso, in quei giorni nefasti.

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L’ora di collaborare, per davvero

Le reazioni ai drammatici attentati di questa mattina a Bruxelles seguiranno la solita strada dei loro predecessori in Francia: Facebook si riempirà di post preconfezionati che esprimono disperazione e compariranno le consuete bandiere sulle foto profilo. Dopo un paio di giorni il giusto cordoglio lascerà spazio all’indignazione, indignazione che verrà sfruttata in modo più o meno populista da molti leader politici del continente. Arriveranno poi da parte dei governi le solite misure di sicurezza postume ed improvvisate, disposte da ciascun Paese come preferisce, giusto per dare l’impressione di essere vigili contro la minaccia terroristica.
Quello che purtroppo non segue mai questi tragici eventi è una riflessione su ciò che si potrebbe fare a livello comunitario per prevenire questi attacchi. Continua a leggere “L’ora di collaborare, per davvero”