Cosa manca nel panorama politico italiano

Col prospettarsi della campagna elettorale, credo sia utile fare un po’ d’ordine nel frammentato panorama politico nazionale.

In questi tempi fortunatamente post-ideologici ma per nostra disgrazia anche “post-true”, pare illogico discutere monoliticamente di destra e sinistra. Tuttavia, rimane salda la necessità di analizzare chi sta dove. Per farlo, si possono distinguere tre aree di intervento: politica estera, politica interna e politica economica. Continua a leggere “Cosa manca nel panorama politico italiano”

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L’obiettivo finale di Macron

Nel mio ultimo articolo, ho scritto che la Francia ha deficit strutturale e bilancia commerciale molto più in passivo e per più lungo tempo dell’Italia.

Avendo fatto notare questi dati a un collega transalpino, la risposta è stata quella che da una parte mi sarei aspettato e che dall’altra mai avrei pensato venisse confessata così velocemente e a cuor leggero: “Ma tanto non ce ne frega nulla! Cosa mai sarebbe l’Unione Europea se uscisse anche la Francia?

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Tre domande sulla crisi del debito sovrano

Passati sei anni dall’estate del 2011, che ancor oggi, nonostante i segnali incoraggianti, pesa inesorabilmente sulla salute economica di questo Paese, ritengo possibile effettuare un’analisi ponderata di quello che avvenne. Lo farò rivolgendo tre domande cui spesso si danno risposte tanto affrettate quanto superficiali.

  1. La Germania insieme all’Euro ha imposto la sua supremazia?

Per cominciare, la moneta unica fu voluta (e fortemente voluta) soltanto dalla Francia, con l’obiettivo di integrare in un consesso europeo di più ampio raggio quella che, nell’ambito di rapporti bilaterali fra stati sovrani, era una minaccia economico-politica. Mi riferisco alla riunificazione tedesca, che dalle parti di Parigi fu percepita come una vera e propria catastrofe.

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Come strumentalizzare il dolore per fomentare principi reazionari

In Italia si parla ininterrottamente da più di due settimane della vicenda di un bambino inglese, completamente sconosciuta all’opinione pubblica del resto d’Europa.

Pare che la propaganda pretesca, le ingerenze clericali e finanche il bigottismo di una parte della domanda tengano in auge la notizia, con un accanimento mediatico simile a quello terapeutico perpetrato nei confronti del neonato. Continua a leggere “Come strumentalizzare il dolore per fomentare principi reazionari”

Della necessità di politiche coraggiose, parte II: capitale e industria

Dopo aver parlato del mercato del lavoro, tratto del secondo elemento alla radice della scarsa competitività dell’economia italiana, che, come annunciato nella prima parte di questo articolo, è correlato al capitale.

Si noti che, per capitale, si intende qui quello fisico, ovvero gli strumenti e i macchinari rivolti alla produzione di un bene intermedio o di consumo finale. Dunque, si esclude il capitale finanziario, quali titoli ed altri strumenti che garantiscono un interesse, nonchè i relativi mercati e istituzioni, anche se l’inefficienza di alcune banche e l’allocazione non ottimale del credito sono problemi noti. Ma mi focalizzo sul settore secondario, perché è qui che vi è soprattutto bisogno di un’ampia azione di rilancio.

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Della necessità di politiche coraggiose, parte I: lavoro e istruzione

Due elementi sono alla radice della scarsa competitività dell’economia italiana e della sua stagnazione. Essi sono intrinseci a entrambi i fattori di produzione: lavoro e capitale.

In merito al mercato del lavoro, il problema rimane sempre lo stesso, ovvero che salario e produttività non coincidono.

Tuttavia, approvati la riforma Fornero e il Jobs Act, vi è sufficiente concordia fra economisti e istituzioni europee nel sostenere che l’anticamente generoso welfare-state italiano non sia più la zavorra ai piedi della crescita di questo Paese.

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Della bontà dell’uninominale

Gli studiosi di economia politica hanno identificato quattro proprietà fondamentali che una funzione di scelta collettiva, d’ora in poi legge elettorale, dovrebbe garantire.

  • La democraticità è presente allorchè non vi è mai un individuo il cui candidato preferito risulti il vincitore in tutti i casi possibili.
  • Il dominio universale è tale se la legge elettorale riesce a proclamare sempre un vincitore.
  • L’efficienza paretiana si verifica supponendo che, se tra vari candidati c’è uno che tutti gli elettori preferiscono a un altro, la legge elettorale fornisce a quest’ultimo minore rappresentanza del primo.
  • L’indipendenza delle alternative irrilevanti (in breve, IIA) è un concetto complesso rivolto a garantire l’assenza di voto strategico, cioè quella situazione in cui alcuni elettori non votano il loro candidato preferito, ma un terzo che ostacoli l’elezione di quello meno gradito.

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Considerazioni sciolte sul voto americano

1 Trump non è stupido. L’essersi mostrato politicamente scorretto, diciamo ai limiti dell’impresentabilità, è stata una strategia che evidentemente ha pagato; ma non implica necessariamente che alle parole seguano i fatti.
2 La Clinton era il peggior candidato possibile in questo momento, e si sapeva. Non so se dire “Ha persino affossato Obama” oppure “Anche le politiche di Obama sono state deludenti”, perchè questo è un epico fallimento anche per il presidente che ha fatto la storia.
3 Ho scritto “peggior candidato in questo momento” perchè i nuovi media giocano un ruolo sempre più profondo in politica. Dice bene Grillo che è stata l’apocalisse delle televisioni; alla fine Trump ha vinto sostenendo il “complotto dei media”, promuovendo una campagna incentrata su Twitter e accreditando un’unica TV (fox, repubblicana) presso il suo quartier generale. A differenza di Grillo, io non sarei così gaudente, perchè l’accesso illimitato di persone dalla capacità critica limitata a reti dove ognuno può dire la propria opinione, senza minimamente preoccuparsi che essa corrisponda al vero o abbia delle basi coerenti, produce il fatto che molta gente si convince soltanto di quello che vuole sentirsi dire. E questa gente ha il diritto di voto.
4 Agli inizi del Novecento i giornali ebbero un ruolo simile, dando accesso all’informazione a milioni di persone, ma perlopiù erano giornali di partito (proprio allora nascevano i partiti di massa, che, come i “movimenti” di oggi, erano strettamente legati ai loro strumenti divulgativi) e scrivevano quello che conveniva alla loro causa e che gli aderenti erano propensi a credere, il che del resto coincide. Il risultato? Quello fu il periodo in cui nacquero i totalitarismi.
5 Chi dice che questo è stato il peggior prodotto del suffragio universale dimentica, seguendo questa prospettiva storica, che Hitler fu eletto democraticamente. Preoccupa molto che questa persona abbia l’età per ricordarsene e abbia ricoperto ruoli istituzionali di alto livello fino a poco tempo fa.