Di Maio, Salvini e il paradosso della responsabilità

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La realpolitik, intendiamoci, non è una parolaccia. Winston Churchill, magnificato da una recente interpretazione da Oscar, avrebbe fatto accordi pure con il diavolo (“If Hitler invaded hell I would make at least a favourable reference to the devil in the House of Commons”) – e infatti li fece, salvando l’Europa; Henry Kissinger, ex Segretario di Stato americano, giocò a ping-pong con la Cina di Mao, quella dei libretti rossi e della Rivoluzione Culturale, e se oggi la Cina è la seconda potenza economica al mondo forse a qualcosa è servito. Venendo a noi: Palmiro Togliatti, grande ammiratore di Stalin, garantì l’amnistia ai fascisti, evitando una sanguinosa Guerra Civile modello spagnolo.

Ma qui ben altra è la solfa. Non è più tempo – per fortuna – di scelte tragiche, al massimo ci concediamo quelle tragicomiche. Continua a leggere “Di Maio, Salvini e il paradosso della responsabilità”

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Il paradosso del proporzionale e le promesse un tanto al voto

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È da quando sono nato che sento definire la campagna elettorale di turno come “la più brutta mai vista”. Ma, fuor di cliché, viene da pensare che stavolta il record sia stato infranto senza tema di smentita. Un’istantanea vale più di mille parole: Marzo 2006, l’immarcescibile Vespa ospita il premier Berlusconi e lo sfidante Romano Prodi per un duello tv all’americana (ah, quando si facevano). B. è in affanno, infiacchito da 5 anni di Governo e svariate leggi ad personam che lo hanno condotto a un distacco a doppia cifra nei sondaggi. Il dibattito va a fasi alterne, ci si gioca tutto nell’appello finale. Prodi ciancica di equità e felicità, insomma fa cilecca. È il turno di B. Prima ammette ruffianamente di non aver fatto granché, ma “l’Italia è un’azienda difficile”. Poi il coup de théâtre: siorri e siorre, ABOLIREMO L’ICI!! Il resto è storia: B. effettua una prodigiosa rimonta che gli consentirà di perdere di misura e di preparare una pronta rivincita di lì a due anni.

Oggi quell’annuncio roboante, che in un certo senso ha cambiato le sorti della Seconda Repubblica, sortirebbe l’effetto di un miagolio in uno zoo. Continua a leggere “Il paradosso del proporzionale e le promesse un tanto al voto”

Boeri e l’insostenibile sostenibilità dell’immigrazione

“A chi vuoi credere, a me o ai tuoi occhi”? Il succo delle ultime uscite del Presidente dell’INPS Prof. Tito Boeri sulla questione migranti è ben racchiuso da questa celebre battuta di Groucho Marx. Ricapitolo per sommi capi il suo ragionamento. Premessa: campiamo troppo e non figliamo a sufficienza. Conseguenza: tanti pensionati succhia-pensioni e pochi lavoratori contribuenti. Soluzione: importiamo forza lavoro da altri Paesi, non importa quali, per evitare il dissesto del sistema pensionistico italiano. A tutto ciò l’altro ieri ha aggiunto una postilla apparentemente innocua ma in realtà, come si vedrà, gravida di conseguenze: parlasi di migranti regolari, ovviamente. Continua a leggere “Boeri e l’insostenibile sostenibilità dell’immigrazione”

Proporzionale: un triste ritorno al futuro

In un bel racconto di Buzzati una signora aristocratica finge di non sentire il rombo del fiume in piena perché estraneo all’ideale di vita bene che aveva costruito per sè e per la propria famiglia. Il finale è omesso, ma possiamo facilmente immaginarcelo.

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur: in cinque parole Tito Livio ci descrive i battibecchi, le schermaglie, le inconcludenze della politica romana alla vigilia della Seconda Guerra Punica.

E poi ci sono gli abusati violinisti del Titanic: questi ultimi tuttavia degni di menzione d’onore poiché andarono stoicamente incontro a un destino segnato.

E i nostri politici? Giocano alla politica, fanno e disfano, aprono tavoli, bivaccano, tutti intenti a zappare il proprio orticello. Prendiamo la minoranza PD. Continua a leggere “Proporzionale: un triste ritorno al futuro”

Il maggioritario prima del baratro

Sondaggio post-datato: chi, un paio d’anni fa, avrebbe immaginato Sergio Mattarella Presidente della Repubblica e Paolo Gentiloni Premier? Risultati: 77% : Matta…chi?!? / 23%: Sì, e magari il Leicester vince il campionato. Ora, nel paese della costituzione più bella del mondo (d’ora in poi CPBM), quel paese dove Zagrebelsky non vuole ”un vincitore la sera delle elezioni”, tutto è possibile. Continua a leggere “Il maggioritario prima del baratro”

Nel paese della Controriforma senza Riforma

E’ notizia dell’altro giorno che in Sardegna si voterà in Primavera per il rinnovo dei consigli provinciali. Una legge regionale, in seguito a referendum, aveva renzianissimamente provveduto a rottamarli. Senonché il 4 Dicembre c’è stato un referendum più referendum degli altri e quella legge è oggi carta straccia. Il risultato è che avremo 4 enti territoriali differenti: Regione, Province/Città Metropolitane, Unione dei Comuni, Comuni. Costo stimato: 320 milioni l’anno. Probabilmente reperibili dalla RC auto, quota che in teoria dovrebbe andare loro ma ad oggi iscritta a bilancio dallo Stato. Faremo a debito, come sempre.

Bentornate, care Province. Continua a leggere “Nel paese della Controriforma senza Riforma”

O la Riforma o tutti accoppati

Confesso che sono un seguace di Jack Kerouac. Sebbene la vita m’abbia imborghesito sino a trasformarmi nello speculare di un beat (bancario, tendenza Magritte), “l’importante è andare” è un adagio che più volte cerco di fare mio. Se poi ti capita di vivere nel Paese della Controriforma senza Riforma (vedi Trento e Lutero), allora diventa un grido di dolore, più che di battaglia.

Veniamo ai giorni nostri. L’esimio archeologo normalista Prof. Salvatore Settis sostiene che l’autorevolezza di una Costituzione dipende dalla sua intangibilità. Detta così pare una boutade, cui si potrebbe obiettare: Viva Verdi e lo Statuto Albertino! Ma la teogonia dei “Padri della Patria”, tanto cara ai fautori del NO, non afferma proprio lo stesso concetto? Tradotto: Quelli erano saggi e bravi, noi siamo stolti e corrotti: in una parola, irriformabili. Da qui alla “Costituzione più bella del mondo”, quindi intangibile (a meno di voler “sfregiare la Gioconda”) il passo è breve. Continua a leggere “O la Riforma o tutti accoppati”

Raggi, non piangere: è la Politica, bellezza

Dopo appena 2 mesi di vita, la neonata giunta Raggi abortisce 5 membri “di peso”: capo di gabinetto, assessore al bilancio, ad e dg dell’Atac, l’amministratore unico di Ama. Cinque, come le stelle che il Movimento grillino si appunta sullo stemma: dopo la Casa delle Libertà di berlusconiana memoria, ecco l’Hilton dell’Onestà. Continua a leggere “Raggi, non piangere: è la Politica, bellezza”

Gli italiani vanno al mare (nonostante le trivelle)

Butto giù quest’articolo a urne ancora aperte. Lo faccio perché: a) lunedì sarà giornata piena e io odio i lunedì b) l’esito è scontato (o confondo desideri e realtà, fa lo stesso) c) sono masochista. Ad ogni modo: com’era prevedibile, il referendum non ha raggiunto il quorum del 50%+1. Qui di seguito un Bollettino non ufficiale di Vincitori e Vinti. Continua a leggere “Gli italiani vanno al mare (nonostante le trivelle)”

I fasci che di tutta l’erba fanno un fascio

Gutta cavat lapidem, cioè la goccia perfora la pietra. Sostituiamo, per gioco, gutta con merda e otterremo un plastico confronto tra Libertà degli Antichi e Libertà dei Moderni, in barba a Benjamin Constant. Il Caso Guidi divampa a vista d’occhio. Gli spruzzetti di fango hanno infine lambito, seppure per vie traverse, il Ministro Delrio, irreprensibile cattolico padre di 9 figli. Continua a leggere “I fasci che di tutta l’erba fanno un fascio”