Là dove i golpe non sono il male assoluto

L’esercito, in Turchia, ha una funzione strana.

Non si occupa solo di difendere il Paese dalle minacce militari, difende anche il Paese da sé stesso. Più di una volta, infatti, i militari turchi hanno preso il potere per porre rimedio a situazioni di gravi crisi, economica e politica, o di accentramento del potere e riforme illiberali ed eccessivamente islamiste. E questo è il dato interessante: difendevano le riforme messe in atto dal fondatore della moderna nazione turca e suo primo presidente, Mustafa Kemal Ataturk. Non cercavano di prendere il potere per sé, sul modello delle famigerate dittature sudamericane degli anni della guerra fredda; infatti, dopo ciascuno dei tre colpi di Stato (1960, 1971, 1980) il controllo della nazione è stato restituito ai civili nell’arco di un paio d’anni, se non meno.

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It’s (quasi) over, baby

Game over, adios, #ciaone (ok, questa era cattiva).

O meglio, quasi. Hillary Clinton ottiene una vittoria pesante e convincente nello Stato di New York, che l’ha eletta senatrice per due volte, contro un Sanders che, malgrado un rincorsone mica male, non è riuscito ad andare oltre il 42,3% contro il 57,7% di miss Spezzo-Le-Gambine-A-Putin-Se-Vengo-Eletta (cosa che da sola dovrebbe bastare a qualunque elettore). Continua a leggere “It’s (quasi) over, baby”

Democracia sudamericana

“Ma in Venezuela c’è la democrazia, lo giuro”, “Lo scandalo Petrobras è una montatura dei poteri forti della finanza internazionale” “Nestor Kirchner era un eroe anticapitalista, un secondo Peron”

Io, personalmente, queste frasi le ho sentite tutte. A onor del vero, ho anche letto su Facebook deliranti post che sostenevano che il tenore di vita nordcoreano sia migliore del nostro grazie al “socialismo reale”. Ma tralasciando quest’ultimo sproloquio Continua a leggere “Democracia sudamericana”

Trump, Trump, Trump. Chi sei davvero?

Immaginate di aver portato i vostri figli al cinema (se non avete figli, i cuginetti vanno benissimo). State guardando un film molto divertente, ma un po’ rozzo e con qualche battuta che la vostra mente benpensante vorrebbe censurare. Massi, dite voi, è anche giusto che i piccoletti non crescano in un mondo ovattato dove le parolacce non esistono. Non vi state preoccupando, e pensate già al gelato che vi gusterete tutti insieme. Vi rilassate e pensate che, malgrado possiate essere comodamente a letto a ronfare a quest’ora, non è poi così male passare una giornata in famiglia. Continua a leggere “Trump, Trump, Trump. Chi sei davvero?”

On the highway to hell (che ora come ora è in New Hampshire)

Hey! Benvenuti. E’ il 2020. Il mondo è più sviluppato, ecologico, tollerante. E tutto questo perché Donald Trump, nel lontano febbraio 2016, è riuscito a fare peggio di Pierluigi Bersani nell’ancor più lontano febbraio 2013 e quindi non è mai diventato Presidente degli Stati Uniti.

forse. Continua a leggere “On the highway to hell (che ora come ora è in New Hampshire)”

Trumpapocalipse now

Se l’apocalisse trumpiana dovesse in futuro compiersi, inizierà proprio dopodomani.

Dopodomani, infatti, cominciano le primarie più scoppiettanti del mondo (no, non sono quelle liguri). Negli USA, si vota Stato per Stato in un arco di tempo di circa quattro mesi, per assegnare i delegati che ciascun candidato, nei due partiti, Democratico e Repubblicano, porterà alle rispettive convention, che si terranno in estate. Continua a leggere “Trumpapocalipse now”

Di politically correct e Oscar

Il primo utilizzo ufficiale del termine politically correct risale a una sentenza della Corte Suprema del 1793 (!). Da allora, il termine più odiato e amato d’America si è evoluto parecchio, attraversando oceani e deserti per giungere in ogni angolo del globo.

In origine, il termine era usato in senso letterale: nell’URSS staliniana indicava tutto ciò che era politicamente ortodosso. Si trasferisce in Europa, sempre nell’ambito comunista, andando a caratterizzare il dibattito tra chi cercava di dare un fondamento scientifico al marxismo e chi si affidava religiosamente all’ortodossia. Continua a leggere “Di politically correct e Oscar”

Di Cirinnà e medievalismo latente

Se esistono due parole che riescono a fare impallidire anche il più accanito parlamentarista e a fargli sperare che il governo ritorni all’era dei decreti legge a mitraglia di Monti, quelle sono diritti civili.

Pronunciarle, da parte di un membro della maggioranza o peggio ancora del governo, vuol dire gettare un sasso da 200 kg nel proverbiale stagno; vuol dire assistere al sollevarsi di un polverone che ricorda molto la mostruosa tempesta di sabbia di Mad Max (guardatelo, è un gran film). Continua a leggere “Di Cirinnà e medievalismo latente”

Di libertà e milizie armate

Libertà.

Bella parola, non è vero? Quando io ci penso, la collego istintivamente all’immagine di una dolce brezza estiva in un campo di grano dorato. Che volete farci, sono poetico.

Evidentemente però in molti, specie nell’America rurale del profondo Oregon, la collegano a qualcosa di diverso. A un fucile semiautomatico AR-15, per esempio. O a una bella rivolta contro il governo federale. Continua a leggere “Di libertà e milizie armate”