Autonomia (magari) si, ma non così

Sono uno di quel circa 60% (dico circa perché a più di 12 ore dalla chiusura dei seggi, e nonostante la tecnologia maipiùsenza del voto elettronico, i dati ufficiali sull’affluenza non sono ancora stati pubblicati) di elettori lombardi che ieri non si è presentato alle urne.

Non ho la pretesa di elargire analisi del voto: ogni cittadino che ha deciso di recarsi o meno ai seggi l’ha fatto per le proprie insindacabili ragioni, e non ho la competenza né l’arroganza di volere trarre un trend generale dall’affluenza o dal risultato. Ci tengo a scrivere queste poche righe per raccontare perché io, personalmente, non mi sono recato al seggio. Continua a leggere “Autonomia (magari) si, ma non così”

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Abbiamo davvero raggiunto il fondo

Chi segue questo blog sa che, per quanto chi ci scrive abbia delle idee politiche, etiche e economiche abbastanza chiare, mai si è permesso di giudicare aberrante o schifose opinioni distanti dalla linea di questa pagina. Credo tuttavia che il limite della decenza umana e politica sia stato ampliamente raggiunto e superato rendendo questi aggettivi adatti ad essere utilizzati. Continua a leggere “Abbiamo davvero raggiunto il fondo”

Amazon il Leviatano, la politica il Mammouth

Mattia Feltri, giornalista del quotidiano La Stampa, dedica la sua vivace rubrica di oggi, Il Buongiorno, ad Amazon. Nel suo editoriale, dopo avere elencato le molte innovazioni che hanno reso possibile la grande espansione dell’azienda americana, afferma che Amazon è ormai così potente ed influente nel mondo dell’economia, della tecnologia e quindi del mercato del lavoro, che sarebbe il caso che i politici pensassero a lei più che alla legge elettorale.

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Mercato o Fascismo

Il ballottaggio odierno in Francia simboleggia ancora una volta, in caso ce ne fosse stato bisogno, come la divisione politica, per decenni vagamente descritta come destra vs sinistra, non esista più. O quantomeno come siano cambiate le ideologie e quindi i programmi, spesso afferenti a uno o all’altro contenitore. Non si parla più, insomma, di operai contro padroni o di spesa pubblica contro iniziativa privata, quanto di apertura al mondo contro ritorno agli stati nazionali. Local vs Global, per darne una definizione di comodo. E da questo importante distinguo deriva tutto il resto del programma.

Eclatante in questo senso, è la similitudine programmatica, per quanto riguarda i temi sia sociali, che economici, che di politica estera, dei due candidati rappresentati l’estrema destra e l’estrema sinistra, Madame Le Pen e Monsieur Mèlenchon rispettivamente. A questa similitudine destra-sinistra, certamente afferente alla categoria local vista la retorica nazionalista, la vicinanza alla Russia putiniana e un generale euroscetticismo, si è contrapposto Macron, paladino della società global. Politico certamente eclettico in questo periodo storico, ex banchiere, sposato con una signora non appartenente ai canoni moderni di bellezza, non ha avuto problemi a spendere parole “difficili” su Europa, Euro e globalizzazione.

Da una visione internazionale, che vede la competizione globale come una risorsa da gestire ma non un pericolo da rifuggire, nasce la visione economico-sociale, basata sull’iniziativa privata e sul mercato. Una visione localistica, che impedisce dunque l’affidarsi a risorse esterne, non può che accompagnarsi, necessariamente, una maggiore spesa pubblica statale.

Curioso notare come da una visione globale, da una mentalità aperta alle complessità mondiali, derivi anche una maggiore tolleranza nei riguardi delle diversità e dei diritti delle minoranze.

Lo scontro odierno, insomma, è tra i campioni dei due schieramenti. Global vs Local o, per essere più preciso, libero mercato vs fascismo.

 

Renzi come Macron? Vedremo, intanto ho votato alle primarie PD

Vuoi che nel sistema proporzionale verso il quale stiamo rapidamente veleggiando, parlare di candidato premier è alquanto inutile. Vuoi che queste primarie sembravano tanto un triangolare tra Barcellona, Crotone e Pro-Vercelli. Vuoi che giorno più sfigato non ci fosse (in mezzo al ponte del 1 maggio, vai a capire la ratio). Insomma, per tutti questi motivi, la voglia di non votare alle primarie del Partito Democratico non era enorme. Sarebbe stata la prima volta per me, piddino di destra ma liberale di sinistra, non partecipare alle primarie democratiche. Continua a leggere “Renzi come Macron? Vedremo, intanto ho votato alle primarie PD”

Il circo Stellato arriva in città

Ad Ivrea, eccezion fatta per la settimana del carnevale, capitano poche cose. Così come il circo Orfei che ogni tanto arriva nel paesino, e anche i non amanti dei prestigiatori dei clown e dei buffoni, hanno pochi motivi per non farci almeno un giro, così io ho deciso di assistere, almeno in parte, all’arrivo del carrozzone grillino in città. Continua a leggere “Il circo Stellato arriva in città”

Ve lo confesso: Sono stato al Lingotto e mi è piaciuto.

C’è crisi. Se un tempo il PD ci girava l’assegno mensile per lavorare come troll su Facebook, ora pretende anche che l’ormai scarna somma sia accompagnata da reportage sulle più rilevanti attività piddine. Così il sottoscritto, fresco di consegna tesi e non ancora avvezzo all’imminente aria vacanziera, si è ritrovato catapultato al Lingotto di Torino a seguire la tre giorni di convention renziana.

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Un Si per rottamare il sindacato e riprenderci il futuro

È indubbio che il voto referendario informato dovrebbe essere sui meriti o demeriti della riforma e non su considerazioni politiche e sociali. E noi Liberali da Strapazzo, nel nostro piccolo, abbiamo provato a informare organizzando un paio di eventi alquanto interessanti.

Andando però a vedere chi si schiera da una parte e dall’altra, la tentazione di votare Si, oltre che per la riforma stessa, anche per rottamare una parte politica vetusta e reazionaria, è davvero forte.

In una maniera curiosa, ma certamente non impensabile, la CGIL, il mondo della sinistra afferente a questa realtà e l’ANPI, sono fortemente schierati per il NO.

Tralasciando l’ANPI, i cui membri combattenti meritano il mio più grande rispetto e ammirazione, ma avendo novanta anni non partirei certamente da loro per disegnare il futuro del paese, trovo ridicole le posizioni della CGIL. Un sindacato che ci ha consegnato un debito pubblico insanabile, un mercato del lavoro ingessato, un paese diviso tra privilegiati (chi è in pensione con il calcolo pensionistico retributivo) e non (tutti gli altri, specialmente noi giovani), pensa ancora di doverci venire a indicare la strada per un futuro più roseo.

In questo periodo di transizione industriale, che ci sta proiettando verso una nuova dimensione sociale e antropologica, oltre che economica, nella quale il concetto stesso di lavoro potrà venire completamente stravolto e le disparità tra individui ulteriormente accentuate, bisogna muoversi per tempo per prevenire e risolvere le problematiche sociali. Welfare, impresa, reti sociali, istruzione; tutte tematiche che vanno affrontate ora per i decenni a venire. Possiamo forse parlare di ciò con gente che non sa cosa sia l’IOT, l’intelligenza artificiale e magari neanche accendere un pc? Possiamo parlare di ciò con gente che ripete come un mantra che i “diritti acquisiti sono intoccabili” (di doveri invece, manco a parlarne)?

Un SI può anche permettere di rottamare queste lobby anacronistiche e iniziare a parlare più serenamente del futuro del paese.

Ma che cazzo è successo?

Quando alle 4:40 ti sveglia un messaggio dicendoti: “qui la situazione si mette male!”. Quando di corsa apri Twitter e vedi i (pochi) commentatori conservatori che segui che gongolano, le persone normali attonite o disperate e Trump che vince l’impossibile. Ecco, quando ti rendi conto che solo due ore prima ti eri addormentato e la gara procedeva come doveva procedere, serrata si, ma tutto sommato senza grandi sorprese e ora una valanga repubblicana sta sommergendo stati che in teoria non avrebbe dovuto neanche toccare, Michigan, Wisconsin, Minnesota, cosa puoi pensare se non: “Ma che cazzo sta succedendo?”.

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