Vincitori e vinti del primo turno in Francia

Lo spoglio dei voti del primo turno delle presidenziali francesi è terminato e i dati recitano: Macron 23.9%, Le Pen 21.4%, Fillon 19.9%, Melenchon 19.6% e Hamon 6.3%. Sarà dunque ballottaggio tra il giovane fondatore di En Marche! e la leader del Front National, appuntamento alle urne il 7 di maggio. Sfida che sembra favorire il primo, sia secondo i primi sondaggi effettuati sia dopo che Hamon e Fillon hanno dichiarato di votare per lui contro Marine Le Pen. L’unico tra i principali candidati a non aver dato indicazioni di voto è stato Melenchon, scelta dovuta da un lato al fatto che entrambi i contendenti del ballottaggio sono agli antipodi rispetto al suo movimento e dall’altro al timore che una scelta di campo lo possa fortemente penalizzare alle legislative di giugno. Ora però, placate le emozioni del post-voto, è tempo di analizzare i risultati e vedere come se la sono cavata i diversi candidati rispetto a pronostici ed aspettative in questo primo round della corsa all’Eliseo.

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4 falsi miti sul terrorismo

Il terrorismo è prepotentemente diventato uno dei temi dominanti della discussione politica contemporanea. Di terrorismo discutono i think tank, i consiglieri alla sicurezza dei vari governi, i giornalisti su riviste e giornali ed infine una moltitudine di persone sul web. Nel secolo delle fake news e del post-truth tuttavia è molto facile imbattersi in narrazioni approssimative, imprecise o addirittura distorte sul tema, con il rischio di costruirsi dei luoghi comuni che non corrispondono affatto allo stato reale della situazione. In particolare si stanno radicando nella coscienza comune quattro erronee e pericolose convinzioni riguardo al terrorismo.

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Macron vs. Le Pen e la fine della divisione destra-sinistra

Tra poco più di un mese, il 23 aprile, inizieranno le elezioni francesi. Si tratta di un evento di portata storica non solo per il particolare contesto politico europeo e globale in cui questa sfida elettorale si svolgerà, ma soprattutto perchè per la prima volta nella storia della quinta repubblica francese (iniziata il 5 ottobre 1958) i due partiti che si sono alternati alla guida della République faranno da spettatori non paganti. Né i gollisti né i socialisti hanno infatti alcuna ragionevole speranza di vedere i propri candidati raggiungere il secondo turno e, sebbene la corsa all’Eliseo preveda ben 11 partecipanti, la gara di fatto è solo tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen. Il distacco che i due hanno sugli altri candidati, secondo gli ultimi sondaggi (entrambi attorno al 26%, con Fillon che non arriverebbe neppure al 20%), appare incolmabile a meno di notevoli sorprese dell’ultimo minuto. A sfidarsi nel secondo turno non saranno dunque destra e sinistra, ma populismo estremista e centrismo riformista. Continua a leggere “Macron vs. Le Pen e la fine della divisione destra-sinistra”

Ritorno al protezionismo, la strada da evitare

Uno dei primi atti ufficiali compiuti da Donald Trump come Presidente degli Stati Uniti d’America è stata la firma del decreto che ritira definitivamente gli USA dal TTP, l’accordo di libero scambio nell’area del Pacifico. Non solo si tratta di una decisione ben poco lungimirante, dato che i Paesi del Sud Est Asiatico vogliono integrarsi economicamente e se Washington non è disponibile ad indicare la via essi potrebbero facilmente rivolgere lo sguardo verso Pechino, ma anche di una grande rottura con la storia degli USA. Lo stato che più di ogni altro, non solo durante la presidenza di Obama, aveva rappresentato l’alfiere del libero commercio globale ha deciso per una drastica inversione di marcia verso un modello protezionista. Continua a leggere “Ritorno al protezionismo, la strada da evitare”

Oltre la Siria, le guerre dimenticate

Gli ultimi tragici avvenimenti di Aleppo hanno scosso profondamente la comunità internazionale e catturato prepotentemente l’opinione pubblica di mezzo mondo. Le immagini delle terribili devastazioni subite dalla città e le ancor peggiori violenze patite di civili stanno riempiendo ormai quotidianamente telegiornali e social networks. Per quanto drammatica ed onnipresente nello spazio dell’informazione la guerra in Siria non è però altro che la punta dell’iceberg dei tanti, troppi conflitti dei nostri giorni.

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Il fattore Trump nella politica estera USA

Ormai è successo: Donald Trump sarà il 45esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Il 20 gennaio del prossimo anno subentrerà all’attuale inquilino della Casa Bianca e questa è di fatto l’unica certezza della sua presidenza. Se infatti la sua avversaria si era presentata con un programma piuttosto articolato per gli USA dell’epoca post-Obama nel caso di Trump siamo di fronte al vuoto quasi assoluto, specialmente riguardo alla politica estera. Durante la sua campagna elettorale non è mai andato oltre poche frasi ad effetto, senza mai precisare quali fossero le sue priorità per la scena internazionale o su quali linee intendesse impostare l’azione degli USA sulla scena globale. Gli uniche due linee guida che sono apparse costanti durante la sua corsa alla Casa Bianca sono un forte richiamo al protezionismo ed una vocazione isolazionista.

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E alla fine ha vinto Erdoğan

L’immagine più significativa di questa lunga notte turca è indubbiamente quella del presidente Erdoğan che lancia un appello alla popolazione da un telefonino, mentre si trova a bordo dell’aereo presidenziale. Questo quadro, e proprio il fatto che il legittimo presidente della Turchia si trovasse costretto a chiamare a raccolta il popolo contro i golpisti con mezzi di fortuna, sembrava decretare la vittoria dei militari e la deposizione del governo dell’AKP. Le voci di un Erdoğan in fuga, rifiutato dalla Germania e dal Regno Unito, e alla ricerca di asilo all’estero per sfuggire alla cattura si moltiplicavano e sembrava ormai sancita la fine della sua avventura politica.

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5 stelle, 3 morali, nessuna democrazia

Con la comunicazione della sospensione dal Movimento 5 stelle a Pizzarotti non si è soltanto consumato l’ultimo atto di un divorzio da tempo annunciato tra il partito di Beppe Grillo e il sindaco di Parma, da sempre critico su molte scelte del movimento cui appartiene. Si sono anche spente definitivamente le ultime speranze di democrazia e trasparenza per i 5 stelle, oltre che mostrata la totale mancanza di una morale.
Anzi no, di morali ce ne sono diverse: addirittura tre.

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Nessuno tocchi il Brennero!

Per chi scrive, nato sotto Schengen, il Brennero non è mai stato un confine: l’ho attraversato diverse volte e dall’altra parte cambiava solo la lingua, anzi in realtà nemmeno quella (in Alto Adige di italiano se ne sente ben poco). Di conseguenza non ho mai neppure immaginato che qualcuno potesse metterci una barriera e dividere l’Italia dall’Austria, ma pare che le autorità di Vienna siano di diverso avviso. La decisione del governo austriaco di introdurre dei controlli al confine italiano presso il passo del Brennero è però una decisione ben poco condivisibile, assurda, ma soprattutto profondamente sbagliata. Una scelta contraria al senso storico, contraria agli obblighi comunitari e contraria al buon senso, merce di questi tempi sempre più rara nella classe politica del vecchio continente.

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