Salvini, la Tunisia e Orban: come tirarci la zappa sui piedi

Che non avessi grandi simpatie per il neo-insediato Governo Conte era cosa nota, sia per la lontananza di visione che per i forti dubbi sul fatto che a capo dell’esecutivo ci sia davvero il Presidente del Consiglio. Però sono italiano e come cittadino gli riconosco il dovuto rispetto istituzionale, augurandomi che riesca ad operare nell’interesse dell’Italia. Perché Conte ed i suoi ministri hanno giurato di agire per il bene del Paese, ma le mosse di alcuni lasciano presagire l’esatto contrario prima ancora di ricevere la fiducia dal Parlamento. In particolare Salvini in soli due giorni è riuscito a fare di tutto per danneggiare l’Italia sul fronte dell’immigrazione.

Ha esordito dopo una visita presso l’hotspot di Pozzallo domenica sostenendo che la Tunisia esporti “spesso e volentieri dei galeotti”. Parole pronunciate davvero, non come quelle palesemente modificate dai giornali di Juncker sulla situazione del Sud Italia. Parole pesanti, parole che non ci si aspetta certo da un Ministro della Repubblica, ancora peggio se si pensa che lo stesso Salvini è pronto a  scatenarsi al primo commento di un qualunque giornalista o personaggio pubblico su quello che l’Italia potrebbe o dovrebbe fare. Parole che la Tunisia non ha affatto gradito, tanto da convocare immediatamente il nostro ambasciatore per chiarimenti. Una crisi diplomatica con uno dei pochi Paesi con cui abbiamo siglato degli accordi per il rimpatrio dei migranti non regolari scoppiata perché Salvini non si è ancora reso conto della fine della campagna elettorale e della sua nomina a Ministro. Con la Tunisia occorre rafforzare i legami e la cooperazione se si vuole realmente affrontare il fenomeno migratorio nei Paesi di partenza, ma non è certo con gli insulti gratuiti che si possono migliorare le relazioni con la sponda Sud del Mediterraneo.

Verrebbe da domandarsi se Salvini abbia realmente l’intenzione di risolvere la questione per il bene dell’Italia, specialmente dopo l’annuncio che voterà contro la modifica del regolamento di Dublino, facendo asse con l’Ungheria di Orban ed il resto dei Paesi Visegrad. La modifica prevede il superamento del principio del Paese di primo accesso, quello fondamentalmente obbliga i richiedenti asilo a presentare la domanda nel primo Paese UE in cui giungono. Un principio particolarmente pesante per Italia, Grecia e Spagna e la proposta del Parlamento e della Commissione elimina proprio questo automatismo. Diversa è la bozza del Consiglio, redatta dalla presidenza bulgara, che supererebbe sì il principio, ma rendendo il Paese di arrivo comunque responsabile del richiedente asilo per 10 anni. Modifica peggiorativa per i Paesi di primo ingresso ed infatti rifiutata anche dall’Italia. Quello che stupisce però è che Salvini anziché porre l’Italia in linea con Francia e Germania a favore di una delle due proposte sul tavolo, potendo quindi fare pressione sui Paesi più refrattari ad accettare le quote obbligatorie, scelga di schierarsi contro ogni modifica alleandosi con chi vuole che la questione migranti resti un problema dei Paesi d’arrivo. Difficile davvero poter dire che il Ministro dell’Interno faccia gli interessi dell’Italia in questa fase, non solo perché se si vogliono ridiscutere alcune norme europee allearsi con Visegrad è la mossa migliore per assicurarsi l’ostilità permanente di Berlino e Parigi verso Roma, ma anche perché si otterrà l’unico risultato di penalizzare il nostro Paese alleandosi con chi lo vuole danneggiare. Rilanciare la vicinanza con Viktor Orban vuol dire isolare l’Italia nel contesto comunitario, allontanandola dagli attori principali per collocarla nella periferia, con chi rifiuta tutto e fa di tutto per danneggiarci. La stima di Salvini per il leader ungherese è nota da tempo, ma qui si rasenta la sindrome di Stoccolma: allearci con chi fa di tutto perchè il nostro problema non venga mai risolto.

La speranza, ormai molto ridotta, è che prima o poi gli esponenti di questo esecutivo capiscano di non dover più rendere conto ai loro ultras nelle piazze, ma all’intero Paese e che con certi comportamenti non si fa altro che affossare l’Italia, nel cui interesse invece dovrebbero operare.

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