Di Maio, Salvini e il paradosso della responsabilità

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La realpolitik, intendiamoci, non è una parolaccia. Winston Churchill, magnificato da una recente interpretazione da Oscar, avrebbe fatto accordi pure con il diavolo (“If Hitler invaded hell I would make at least a favourable reference to the devil in the House of Commons”) – e infatti li fece, salvando l’Europa; Henry Kissinger, ex Segretario di Stato americano, giocò a ping-pong con la Cina di Mao, quella dei libretti rossi e della Rivoluzione Culturale, e se oggi la Cina è la seconda potenza economica al mondo forse a qualcosa è servito. Venendo a noi: Palmiro Togliatti, grande ammiratore di Stalin, garantì l’amnistia ai fascisti, evitando una sanguinosa Guerra Civile modello spagnolo.

Ma qui ben altra è la solfa. Non è più tempo – per fortuna – di scelte tragiche, al massimo ci concediamo quelle tragicomiche. Continua a leggere “Di Maio, Salvini e il paradosso della responsabilità”

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Welcome to Weimar

Lo scrutinio dei risultati di queste elezioni politiche è ancora in corso, ma dai primi risultati e dalle proiezioni emerge già un quadro piuttosto netto, ovvero l’assenza di una forza politica maggioritaria. Nonostante la netta virata a destra del Paese – con il centrodestra che ottiene un importante risultato di coalizione e la Lega che batte Forza Italia – ed il Movimento 5 Stelle che aumenta il proprio seguito fino a superare il 30%, al momento nessuno ha inumeri per poter sperare di governare da solo ed il compito che si prospetta per Mattarella sarà oltremodo gravoso. Individuare infatti una figura cui affidare l’incarico di guidare il prossimo esecutivo vorrebbe dire riuscire a trovare la quadratura del cerchio di una situazione davvero complessa. Da questi dati si possono però già trarre alcuni importanti spunti di riflessione.

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