Tre grafici vi spiegano il ritorno del fascismo in Italia

Nell’ultimo Economic Bulletin la BCE, nel parlare di mercato del lavoro, affronta anche il tema dei migranti. Lo fa con affermazioni piuttosto nette e molto utili per animare il dibattito pubblico pre-elettorale. A pagina 56 si legge che: “una parte importante dell’immigrazione, nell’area dell’euro, è finalizzata alla ricerca d’occupazione. I tassi di partecipazione e occupazione degli immigrati sono relativamente alti, ma tendono a rimanere più bassi rispetto ai nativi. Mentre chi proviene dai paesi dell’UE ha tassi di occupazione simili o superiori a quelli dei paesi ospiti, chi proviene da paesi extra UE ha tassi di occupazione più bassi”. Sebbene i rifugiati riempiano le cronache per i problemi di accoglienza, sono solo una parte minoritaria di chi raggiunge l’Europa, come pure sostiene questo articolo sul blog del FMI. Nelle potenze economiche europee i migranti fanno più fatica a trovare lavoro per “[…] la mancanza di competenze ed esperienze specifiche del paese, nonché per il tempo richiesto per il riconoscimento delle qualifiche”. E qui c’è il primo grafico.

occupazioneEuropa

L’unico paese che pare andare controcorrente è il nostro: i migranti hanno una migliore percentuale di occupazione degli italiani. Il perché lo spiega in parte il secondo grafico notevole pubblicato dalla BCE:

formazioneEuropa

Siamo il paese con i lavoratori peggio formati, i laureati in Italia sono solo il 18% (la media OCSE è al 37%), e accogliamo migranti formati ancora peggio di noi. Indovinate dove si troveranno a competere? Nei settori a più basso valore aggiunto, dove un italiano e uno straniero sono quasi perfettamente sostituibili. Il terzo grafico spiega quali sono questi settori:

lavoro_immigrati

La letteratura economica ritiene che l’impatto sui salari dell’immigrazione sia trascurabile, e anche la BCE abbraccia questa visione, fondata sul concetto di complementarietà: nativi e migranti hanno competenze complementari, e quindi non competono ma si rinforzano a vicenda, producendo un aumento di produttività che consente di assorbire una forza lavoro più ampia. In una metanalisi citata nell’Economic Bulletin, viene dato ampio spazio all’idea di complementarietà e, al contempo, vengono esposti dei caveat: il suddetto fenomeno positivo non si misura laddove vi sono mercati del lavoro rigidi, e la formazione dei nativi è simile a quella dei migranti. Sì, sostanzialmente non funziona in Italia. 

Uno studio di George Borjas, effettuato in un settore a basso valore aggiunto e perfetta sostituibilità nativo-migrante, sostiene che un aumento del 10% della forza lavoro produca un calo dei salari del 6%. O perdi il lavoro, o guadagni meno. Purtroppo in Italia vi sono diverse ragioni che rendono un migrante economicamente più vantaggioso: 1) se illegale è ricattabile (500.000 stranieri in Italia sarebbero privi di documenti); 2) non conosce i propri diritti sindacali; 3) pur di lavorare accetta qualunque condizione, perché è quasi sempre meglio del proprio paese di partenza.

In sintesi, un’ampia fetta di italiani, usciti presto dalla scuola dell’obbligo o al più diplomati, ha visto peggiorare le proprie chance di trovare lavoro a causa dell’immigrazione, o ha subito un peggioramento del proprio salario. Nemmeno a farlo apposta, sono persone che mancano degli strumenti culturali e cognitivi per analizzare le fredde cifre e le cause profonde del proprio malessere che, diciamolo, c’entrano solo parzialmente con gli stranieri, e hanno più a che vedere con una struttura economica ancorata a manifattura di scarso valore, edilizia (sebbene in calo, vale almeno 17 punti di PIL), agricoltura. Non è un caso infatti che il fenomeno di sostituzione sia più forte in Italia e meno in Germania. In Italia la scuola subisce ancora degli effetti classisti, e se vieni da una famiglia problematica è probabile che ti perderai per strada. Quando cresci vieni bombardato da messaggi che semplificano e propongono soluzioni apparentemente pronte all’uso: chiudiamo le frontiere! E cedi alle lusinghe di neofascisti ripuliti perché hai paura della povertà. I grafici e le argomentazioni che ho brevemente analizzato ci dicono però una cosa importante: sì, lo straniero può rubare il lavoro all’italiano impreparato. Sì, meno l’immigrazione è governata, più è probabile che si producano sacche di illegalità a cui l’imprenditore senza scrupoli può attingere per risparmiare. Perché allora propagandare messaggi opposti, secondo cui va tutto bene nell’accoglienza senza limiti? Quando già si vive in periferia, si campa di lavori precari tra pulizie, cantieri, consegne, sentirsi anche dare del razzista mentre si sta esprimendo una preoccupazione legittima non aiuta proprio a votare con la testa. 

Le policy che servirebbero per invertire questa tendenza appartengono soprattutto alla sinistra riformista: maggiore legalità, per evitare il “vantaggio competitivo” che per uno straniero significa essere ricattato, formazione permanente per tutti, maggiore ricerca e sviluppo per produrre posti di lavoro di migliore qualità, investimenti nella scuola per ridurre l’abbandono, università più selettive per migliorare la preparazione. Ma serve una fase di riduzione dei flussi per assorbire gli ultimi ingressi. Servono un orizzonte di medio termine e ampi investimenti. Serve l’accordo della società italiana e, ne sono convinto, sarà più facile trovarlo quando smetteremo di polarizzare il dibattito sull’immigrazione dividendoci tra buoni e cattivi.

 

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3 pensieri su “Tre grafici vi spiegano il ritorno del fascismo in Italia

  1. Frank

    “Nemmeno a farlo apposta, sono persone che mancano degli strumenti culturali e cognitivi per analizzare le fredde cifre e le cause profonde del proprio malessere che, diciamolo, centrano solo parzialmente con gli stranieri”

    “C’entrano”, non “centrano”…mi sa che anche l’autore di questo articolo manca di “strumenti culturali” e forse anche di quelli cognitivi…

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  2. Andrea Danielli

    Wow, ma abbiamo qui un grammar nazi! Se pensi che scrivere un articolo la sera, dopo aver lavorato, non possa produrre dei refusi, evidentemente hai un cervello superiore. Io intanto ti ringrazio per la segnalazione, prontamente corretta.

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