Racconti persiani: l’Iran dopo Khamenei

Ali Khamenei sta morendo.
Le informazioni sulla sua salute sono trattate con la massima riservatezza, ma ormai in Iran pochi si fanno illusioni: la Guida Suprema si sta lentamente avviando verso la tomba. La Repubblica Islamica in sordina si prepara a dare l’addio al successore del fondatore Khomeini, figura ormai mitologica nel pantheon iraniano. Difficile che l’ayatollah Khamenei godrà della stessa mistica considerazione, ma il suo impatto sulla politica iraniana è stato indubbiamente enorme. Ha rafforzato di molto il ruolo della sua figura politica, ha creato un’imponente serie di reti tramite le quali indirizzare molte decisioni politiche prima che gli venissero sottoposte e soprattutto ha creato uno stato nello stato dalle milizie rivoluzionarie. Il corpo dei Pasdaran è stato infatti il grande beneficiario delle riforme di Khamenei, arrivando, grazie alle privatizzazioni del suo mandato, ad ottnere un immenso potere economico con il quale sostenere la propria froza militare.

Proprio i Pasdaran saranno tra i principali giocatori nella partita chiave che si giocherà con la morte dell’attuale Guida Suprema (ma che in realtà è già iniziata): la scelta del suo successore. Formalmente la decisione spetta all’Assemblea degli Esperti, organo eletto a suffragio universale lo scorso anno, ma sono molti gli attori che possono dare le carte. Innanzitutto il clero, l’Assemblea stessa è un organo composto da religiosi e la Guida Suprema deve essere un chierico di un certo prestigio. Vero che fu Khomenini ad abbassare i requisiti per permettere al suo delfino Khamenei di accedere alla carica nonostante non occupasse certo i piani alti della gerarchia religiosa sciita, ma proprio perchè il suo successore inevitabilmente non potrà vantare un legame così diretto avrà bisogno di ottime credenziali religiose. E non potrà neppure averne la stessa età avanzata, vi è un ampio consenso che la prossima Guida Suprema debba essere relativamente giovane per assicurare una certa stabilità verso il futuro in un periodo dvoe le possibili evoluzioni regionali sono numerose. Qualunque candidato dovrà però avere il vaglio del Consiglio dei Guardiani, organo nominato per metà dalla Guida stessa, e dunque uno dei king-makers più importanti del successore è proprio Khamenei. Avendo riempito per quanto possibile il Consiglio di suoi fedelissimi infatti l’ayatollah ha potuto prevenire sviluppi eccessivamente riformisti e la storia lo dimostra: molti dei candidati (a tutte le elezioni) sgraditi a Khamenei sono stati nel tempo censurati o messi sotto accusa. Ma neppure Khamenei ha il potere di alterare il verdetto popolare una volta che le urne siano state aperte, come testimoniano le due vittorie elettorali di Rouhani, sgradito da sempre all’attuale Guida Suprema. La morte di Rafsanjani ha infine tolto un candidato dei riformisti dalla scena, indebolendo il loro schieramento. Vi sono poi appunto militari e Pasdaran che detengono ormai non solo una grossa fetta del potere militare, ma anche di quello economico, e posseggono tutti i mezzi per fare pressione sulla scelta, in particolare per supportare un candidato che porti avanti la loro agenda anti-occidentale ed estremista.

Ma saranno i rapporti di forza tra le varie fazioni a determinare più di ogni regola costituzionale la scelta del successore di Khamenei. Il campo riformista, indebolito dalla morte di Rafsajani e dalla lentezza con cui i benefici economici della fine delle sanzioni stanno raggungendo la popolazione, ha comunque qualche freccia al proprio arco. Innanzitutto la maggioranza parlamentare ottenuta alle ultime elzioni ha permesso di pareggiare i conti con la fazione di Khamenei nel Consiglio dei Guardiani. Inoltre la vittoria nelle elzioni del 2014 per l’Assemblea degli Esperti ha consegnato la scelta della prossima Guida ad un consesso ben più aperto al cambiamento del precedente. Tale organo però resta composto da religiosi (per quanto giuristi e non teologi), dunque non vi sono vere e proprie maggioranze di parte, quanto piuttosto gruppi più o meno forti con un certo orientamento di pensiero. La fazione più conservatrice ed oltranzista, vicina a Khamnenei, può contare invece su una rosa molto più ampia di possibili nomi (di fatto nessuno dei papabili appartiene alla corrente riformista), alcuni dei quali non affatto sgraditi all’Assemblea degli Esperti, come Ebrahim Raisi, candidato preferito dai Pasdaran che però manca di credenziali religiose all’altezza. Credenziali che invece possiede in abbondanza l’outsider Mahmoud Sharhoudi, a capo per dieci anni della giustizia iraniana. Di personalità modesta e lontano dalle divisioni politiche, Sharhoudi può vantare un curriculum religioso impeccabile: ha il titolo di Sayyid (discendente riconosciuto del Profeta), ha compiuto ottimi studi, insegnato in scuole prestigiose e rappresenta una figura di richiamo anche per comunità sciite fuori dall’Iran. Non va però oltre ed in particolare gli mancano i legami con il mondo militare e rivoluzionario che Raisi ha saputo cotruirsi negli anni, pur senza diventare mai davvero noto al grande pubblico. Terzo ed ultimo nome che circola è quello di Sadeq Larjiani, avversario dei moderati ed indubbiamente ascrivibile al circolo oltranzista, seppur molto meno fedele a Khamenei di Raisi. Inoltre i suoi burrascosi trascorsi con  Ahmadinejad non lo rendono troppo gradito al mondo dei Basji e dei Pasdaran, pur godendo invece di un ampio prestigio all’interno del clero sciita.

Infine diverse sono le dinamiche internazionli che possono giocare a favore di una fazione o l’altra: l’Iran si sta aprendo economicamente ed è impegnato in molti conflitti regionali, vari set di un match contro l’avversario di sempre, l’Arabia Saudita. Lo sviluppo di questi eventi si rifletterà nella politica di Teheran e nella scelta del successore di Khamenei. Le continue dichiarazioni di Trump, intenzionato a rompere l’accordo sul nucleare, ed uno strappo netto degli USA rafforzerebbero facilmente la fazione più oltranzista della quale i Pasdaran, nemici giurati di Washington, tirano i fili. Allo stesso modo le parole del premier israeliano Netanyahu, che alterna paragoni tra l’Iran alla Germania nazista ad aperture verso la popolazione “vittima del regime della Repubblica Islamica”, concorrono ad aumentare il senso di assedio a Teheran, consolidando ulteriormente lo schieramento reazionario. Diversa è invece la situazione dell’UE: l’Alto Rappresentante Federica Mogherini è stata tra i principali attori dell’accordo di Vienna ed in generale l’Europa non possiede lo stesso passato di inimicizia con l’Iran post-rivoluzione degli USA. A ciò vanno aggiunte poi l’importanza economica che il rinnovato commercio con l’UE possiede per l’economia iraniana e la fascinazione che alberga in molte parti della popolazione iraniana, soprattuto quella  più giovane, per la letteratura, la musica e la società europea. Difficile pensare che sia una base solida per influenzare la decisione sul successore di Khamenei, ma viste le possibili conseguenze di una figura troppo radicale, l’UE dovrebbe cercare di tranquillizzare il più possibile Teheran ed al contempo di distanziarsi dagli USA nella percezione. La carica è infatti a vita e le decisioni di oggi potrebbero decidere la linea almeno per i prossimi 15 anni.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...