A.A.A. Sede Agenzia Europea cercasi

Oggi pomeriggio il Consiglio dell’Unione Europea in formato Affari Generali deciderà, con un sistema di votazione complesso che da molti è stato descritto come “Eurovision System” per la similarità con lo stesso sistema previsto per dichiarare il vincitore dell’Eurofestival, la sede dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) e dell’Autorità Bancaria Europea (EBA).
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Due agenzie, con sede a Londra, che dovranno lasciare la capitale d’oltremanica per via della famigerata Brexit. Per poter continuare ad operare, esse dovranno infatti avere sede in uno stato membro dell’Unione. Assieme ad altre città europee, come Parigi, Lille, Praga, Copenaghen, Amsterdam, Porto e Vienna, in lizza per una delle due agenzie, ossia per l’EMA, vi è anche una città italiana: Milano.

Ripercorriamo velocemente le tappe che hanno portato alla candidatura: a fine settembre 2016, veniva firmato con l’allora governo Renzi il “Patto per Milano” da parte del Sindaco Giuseppe Sala e del Governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni, nel quale si prefigurava l’opportunità economica di ospitare l’EMA. Ad aprile 2017, successivamente, fu nominato l’Ambasciatore, nonché ex Ministro per gli Affari Europei, Enzo Moavero Milanesi come coordinatore della campagna. Nella pubblicazione degli “assessment” delle varie candidature del 30 settembre scorso, Milano viene indicata fra le città favorite.

Nonostante gli sforzi del governo e delle amministrazioni locali, che pure hanno avuto delle problematiche di efficacia e di lobbying, il sito di scommesse Ladbrokes dava negli ultimi giorni la città di Bratislava in vantaggio per via di diversi motivi, ma pochi di essi hanno a che fare con motivazioni strettamente logistiche. Come spesso accade, le motivazioni sono squisitamente politiche.

Uno dei motivi del mio pessimismo sulla candidatura di Milano è il decentramento e la distribuzione delle agenzie già vigenti: pensate, nella sola città di Bruxelles ne possiede più di quante ne abbia tutto l’Est europeo messo insieme (9 agenzie contro 7 su quasi 50). Come se non bastasse, l’Italia ne possiede già due: l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) con sede a Parma, e la meno conosciuta Fondazione Europea per la Formazione (ETF) con sede a Torino. Se contiamo anche il Centro Comune di Ricerca (JRC) con sede a Ispra, siamo già a tre.

Si sono già creati anche i blocchi di voto. Mentre i paesi del Sud (Grecia, Spagna, Malta e Portogallo) hanno già dato il proprio generico supporto alla candidatura italiana, sembra che la Germania abbia garantito il proprio voto a Bratislava ai Paesi Visehrad (Slovacchia, Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca), già coalizzati fra di loro, in cambio del loro voto per la localizzazione di Francoforte come sede dell’Autorità Bancaria Europea. Inoltre, indiscrezioni di POLITICO sembrano confermare che anche la Francia abbia garantito il proprio voto in cambio della presidenza dell’Eurogruppo, con il mandato in scadenza dell’olandese Jeroen Dijsselbloem.

Le cose quindi da rimproverare non sono relative alla qualità della logistica della città meneghina, quanto più precisamente sia al lobbying non totalmente efficiente delle nostre burocrazie e rappresentanti nell’Unione, sia ai ragionamenti politici europei. C’è da fare una sana autocritica: con la poca rilevanza della sperimentazione, della scienza e della ricerca e sviluppo nel dibattito italiano come mezzo di avanzamento della società nel dibattito pubblico nostrano, non si può pretendere un’agenzia principalmente a ciò votata. Specialmente se già in Italia ne abbiamo due/tre. Sarebbe quindi il caso di fare tesoro di questa esperienza, e imparare del sano horse-trading che costituisce la base della trattazione politica europea.

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