Il referendum di oggi è un’occasione

Oggi si vota. Naturalmente l’ambiente liberale si divide al suo interno, ma tutti sanno che dove ci sono due liberali ci sono almeno – e sottolineo, almeno – tre idee diverse.

Sarò brevissimo visto che a nessuno la domenica mattina interessa leggere un articolo di politica spiccia.

Votare sì per me significa:

  1. Dare un mandato al prossimo Presidente della Giunta regionale – chiunque sia – e al prossimo Governo per affrontare per davvero la “Questione Settentrionale”. La Lega l’ha affrontata a modo suo da trentanni a questa parte, fallendo e mai portandolo a compimento in un percorso intellettuale soddisfacente.
  2. Picconare il centralismo statale, un pochino, un pezzetto alla volta, guardando a obiettivi di federalismo reale che renda efficiente l’uso di risorse sui territori.
  3. Dare un contributo alla necessaria ridefinizione delle strutture e dei confini politici degli stati centrali nell’epoca dell’Europa e delle globalizzazioni

Alcune argomentazioni contro il voto si possono riassumere in:

  1. Costa troppo
  2. E’ consultivo, quindi non ha potere
  3. E’ un modo per dare un appoggio alla Lega maroniana – che in cinque anni non ha mai dato avvio all’iter politico descritto dall’art.116 in Costituzione

Permettetemi qualche risposta. Sul costa troppo (55 milioni) valuteranno gli elettori lombardi a maggio 2018, non certo al referendum. Se poi costano troppo 55 milioni di euro per un referendum, non oso immaginare come valutiate il drenaggio annuale delle risorse prodotte sul suolo lombardo (leggi alla voce tasse) ma spese senza alcun tipo di serietà e responsabilità a livello centrale.

Sul consultivo mi vien da dire: allora perché mai far politica? Tanto consultare non serve a nulla, tanto vale non far proprio politica. A nessuno viene in mente che un largo mandato popolare è una carta di peso politico da giocarsi a Roma. No, quelli sono dettagli.

E’ un modo per dare appoggio alla Lega maroniana: ok, continuiamo così. A me viene in mente l’episodio tanto caro ai manzoniani di ferro dei capponi che si beccavano tra loro mentre Renzo li teneva ben saldi in mano mentre camminava verso lo studio dell’Azzeccagarbugli. Sì, perché mentre noi litighiamo su Lega sì, Lega no, un Governo centrale di qualsiasi colore e provenienza politica non rinuncerà mai alle risorse venete e lombarde per poter mantenere il pantagruelico stato italiano, i relativi clientelismi ed inefficienze, senza un segnale forte dagli elettori.

In breve: non votare è uno spreco, uno spreco enorme. Non stiamo parlando di spiccioli, non stiamo parlando del folklore indipendentista – che l’esempio catalano non aiuta certo a vederlo in buona luce: stiamo parlando di autonomia di spesa, fiscalità, risorse più controllabili e più vicine a chi le ha prodotte.

Stiamo parlando di tasse, delle nostre tasse. Cazzo.

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