Chi ha incastrato Harvey Weinstein

Francesco Saverio Salonia

L’antefatto è che qualche donna famosa nello showbiz se n’è uscita che un potente produttore di Hollywood per decenni ha elargito favori in cambio di scopate.

E tutti: “ohhhhh chi l’avrebbe mai potuta immaginare una zozzeria del genere? Sono basito e indignato”.

Ora, ci starebbe tutto un grasso e superfluo “svegliatevi cazzo” collettivo, se non fosse che credo sia palese a chiunque che neanche una sola persona nel globo sia rimasta genuinamente stupita dalla notizia. 

Ah sì? Nessuno nel profondo del suo cuore si è davvero scandalizzato? Certo, perché ormai questo schifo è talmente diffuso da essere stato normalizzato, neutralizzato. Il patriarcato arrapato domina incontrastato. E allora lanciamo una pedissequa campagna social contro le molestie sessuali che diventa virale perché lo ha detto una delle sorelle Haliwell (la più fica delle tre, non necessariamente la più brava).

Analizziamo per un secondo la narrazione fiabesca, per non dire imbarazzante, di questo nuovo fenomeno. Ci sono tutti gli elementi per renderlo un archetipo narrativo antico e potente, che sfonda facile nell’immaginario di chi è cresciuto in un mondo in cui ci sono i buoni, i cattivi e una bella, tozza riga mezzo a separarli.

C’è un tipo che ha la faccia da stronzo viscido, è brutto, ha pochi capelli, è grassoccio e floscio, non credo vada in palestra e probabilmente non segue una dieta con un apporto equilibrato di calorie, ma è comunque sposato con una turbosorca clamorosa. Magari è pure Repubblicano. Tutti tratti che oggi ti rendono automaticamente un kattivone.

Questo tipo è potente. Ma non potente che ti procura i biglietti in prima fila per gli Yankees. Stiamo parlando di uno che se gli gira alza il telefono e ti fa avere un ruolo di punta in una produzione di Hilliwood da 100 gilioni di sbrollari.

E pare che per metterlo dell’umore giusto per farla sta telefonata, il nostro amico abbia il vizietto di chiederti di fargli un pompino.

Definiamo a questo punto un po’ di lessico.

Chiamiamo concussione il seguente atteggiamento: “ehi, sai che io sono talmente un maranza che se mi gira ti infilo nel prossimo film degli Avengers? Se ti interessa passa da me che sto organizzando una cosa a quattro con una top model Nigeriana e Lady Gaga”.

Chiamiamo corruzione il seguente atteggiamento: “ehi, ho saputo che mi puoi far avere la parte in quel telefilm della madonna con Bryan Cranston e Kevin Spacey, che ne dici se ti invito a casa mia e mi aiuti a riordinare il cassetto dei vibratori mentre siamo entrambi nudi?”

In ambo i casi, va a finire allo stesso modo: una ricca orgia e una bella scritturazione.

Tipicamente, in queste evenienze, è dannatamente difficile ricostruire gli eventi per stabilire chiaramente in quale delle due fattispecie ci si trovi ed è altrettanto difficile dimostrare che senza quella scopata l’ingaggio non sarebbe arrivato o sarebbe stato dato a qualcun altro.

Nel caso di Weinstein però, ce la sentiamo un po’ tutti di sorvolare su questo trascurabile aspetto probatorio e la ragione è chiara: chi mai se lo scoperebbe questo di sua sponte senza pretendere qualcosa o senza che gli sia stato offerto qualcosa in cambio?

Eh già, viviamo un’epoca magnifica, un’esteticrazia diffusa in cui la bellezza giustifica ogni condotta e la bruttezza è un segnale di malvagità.

Pensiamo solo per un attimo, per un breve secondo, se al posto del ributtante Weintein ci fosse stato un Kalvin Klein, un Brad Pitt, un Chris Martin, un Andy Warhol, un giovane Sebastiao Salgado o un qualunque altro uomo del mondo delle arti o dello spettacolo che, oltre ad essere tremendamente influente, sia anche bello, intrigante, carismatico o affascinante.

Pensateci 10 secondi, guardatevi nel cuore e chiedetevi se in quel caso il vostro giudizio non sarebbe stato un po’ più morbido, un po’ più smussato, perché in fin dei conti “sì, se ne saranno pure scopate un po’ di ragazzine alle prime armi alle quali hanno offerto una scorciatoia, però anche loro lo avranno fatto perché ne erano attratte. Poi che magari ci sia stata una spintarella non lo possiamo escludere…”

Pensate a tutti i produttori, gli attori, gli agenti, i critici, gli artisti, i musicisti, i registi, gli autori, gli uomini politici che in qualche modo esercitano un’influenza forte nel loro ambito e chiedetevi semmai queste persone potranno avere anche solo una singola relazione sentimentale che sia del tutto scevra dall’ombra di un conflitto di interesse del genere.

Pensate alla rock-star che si porta a casa la groupie promettendole di portarla in tour, pensate all’artista o al fotografo o allo stilista che si infatua della modella e, dopo averne saggiato le doti, la mette in passerella, pensate alla moglie del regista che ha una parte in tutti i suoi film.

E ora pensate alla vostra vita di tutti i giorni. In cui vi confrontate con persone che hanno potere su di voi. Il potere di far succedere belle cose (o brutte cose) alla vostra vita e alla vostra carriera. Al capo con cui uscite a cena una volta a settimana ridendo alle sue cazzo di battute ottuse, all’insegnate di teatro al quale fate le moine perché preferisca voi tra mille aspiranti attori e attrici, al professore universitario nel culo del quale la vostra lingua affonda nella speranza che vi scriva quella lettera di raccomandazione per il PhD o per la specializzazione in cardiochirurgia, all’agente della casa editrice a cui lavereste le mutande per 6 mesi se solo vi promettesse di dare una letta al vostro romanzo.

Noi viviamo ogni giorno piccole circostanze di concussione e corruttela. Perché la vita degli uomini è regolata dalle loro relazioni di potere, che sono relazioni personali, interessate, in cui l’asetticità della misurazione e del merito decantata nei manuali e nelle buone prassi semplicemente fa da sfondo. E non si tratta necessariamente di una dinamica criminosa, la quale è ben codificata, per lo meno negli stati di diritto. Si tratta spesso e volentieri del modo in cui gli esseri umani conducono le proprie esistenze e regolano le proprie relazioni sociali. Ricerchiamo potere per esercitarlo, per trarne vantaggio, per proteggerci e lo utilizziamo per avvantaggiare chi a sua volta avvantaggia noi, chi ha qualcosa o sa fare qualcosa che ci piace o che ci serve: denaro, risorse, prestazioni, sesso.

Ed è proprio questo il punto. E’ sempre questo il punto. Il sesso.

Perché sono ragionevolmente convinto che se Weinstein avesse sistematicamente concusso per denaro, nessuno avrebbe lanciato nessun hashtag di nessun tipo. Ma lui lo ha fatto per sesso. E il sesso per noi viaggia su un binario diverso. Non è richiedibile, non è cedibile, non è scambiabile. Non è una merce. Lo è spaccarsi la schiena per arare i campi 20 ore al giorno per tutta la vita, ma non scopacchiare per 10 minuti una tantum. Addentrarsi nel groviglio di ragioni per cui sia così è un’impresa disperata, ma è chiaro che nonostante la laicizzazione, nonostante l’emancipazione, nonostante i sex shop, nonostante la pornografia e Tinder e i siti per scambisti e la nostra cronologia del browser, il sesso è ancora un tabù, probabilmente il più grande.

Allora se mi compro un provino con una valigetta di bigliettoni verdi è un conto, ma se mi sono dovuta portare a letto quello del casting, beh, mi spiace, ma è tutta un’altra cosa.

E lo capisco, perché c’è di mezzo il corpo, l’intimità, la vulnerabilità, la sacralità della riproduzione, un portato culturale fatto di stupri e vessazioni e violenze e soprusi. Lo capisco. Però rivendico il diritto di non essere giudicati più o meno gravemente di un qualunque (o una qualunque) altro concussore o corruttore perché si è offerto o si è domandato del sesso.

Capisco anche un’altra cosa, che è sottile ma che va detta e cioè che andrebbe definita una terza condotta.

Chiamiamo estorsione il seguente atteggiamento: “ehi, sai che se non mi sbottoni subito i pantaloni io userò il mio potere per nuocere a te o a qualcuno che ti è caro?”

Di fronte all’estorsione tendiamo ad essere tutti più severi. Perché se negli altri due casi si pone un tema di mancato vantaggio, qui invece parliamo di un danno subito. Ma un’estorsione è un’estorsione sempre. Che si richieda sesso o si richieda denaro, che sia ai danni di una donna o di un uomo. Un’estorsione è una merda e basta. Come lo è un furto o un omicidio. Per cui chiamiamo quello che pare sia successo per quello che è. Inventiamoci un bell’hashtag di sensibilizzazione contro l’estorsione, la concussione, la corruzione, a prescindere dal veicolo attraverso cui si sostanziano.

Di molestie sessuali (che per altro non esistono in quanto fattispecie giuridica), che pure esistono, sono gravi, sono tante e ci fanno schifo, parliamone, parliamone tanto, parliamone a non finire, parliamone fino a che tutti non avranno confessato tutto quello che hanno commesso e che hanno subito, se serve, ma parliamone quando effettivamente sono il bersaglio giusto su cui sparare.

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