Superare Renzi da destra?

Fa bene Alessio a chiedere in Italia una destra “eroica”. Si chiede rispetto per una parte politica che è stata presidiata negli anni da ex fascisti, nostalgici, poi conquistata da un ricco imprenditore con qualche guaio con la giustizia. Il Partito Liberale è morto con tangentopoli e la sua tradizione era definitivamente in crisi dal dopoguerra: in Italia trionfarono la visione cattolica e quella socialcomunista. Per chi vuole far politica, ancora oggi le due visioni rimangono imprescindibili: non esisteranno mai maggioranze liberiste, e per convivere con questo vincolo bisogna scegliersi bene i compagni di viaggio, o con la destra cattolica, o con la sinistra sociale/ista. Finora ho optato per la sinistra, convinto che cambiare definitivamente in “sociale” un afflato “socialista” sia possibile. Abbiamo anche vissuto dei momenti di egemonia, col governo Renzi, e in alcuni passaggi sono state adottate delle soluzioni genuinamente liberali. Considerata la maggioranza ereditata dal PD a trazione Bersani, era forse difficile pretendere di più.

Forse. Qualche limite era insito nella forza stessa di Renzi: ha effettuato molte scelte di consenso a breve termine, e giocato partite politiche con sfrontatezza a volte eccessiva; non ha costruito una classe dirigente degna di questo nome e ha evitato di investire nella riorganizzazione del Partito.

Dal Referendum di dicembre, Renzi ha completamente sbroccato. Al Governo abbiamo persone più sane di mente ma dall’appeal elettorale ignoto. Qualche nome valido è emerso agli onori delle cronache nei ruoli più tecnici e alcuni ministri stanno acquistando visibilità. Sebbene il PD sia ancora confuso e in cronica perdita di iscritti, culturalmente ha subito una forte trasformazione: al Governo esprime visioni critiche sull’accoglienza “senza se e senza ma”, una politica estera più efficace, e iniziative meno accondiscendenti nei confronti dei cari “furbetti del cartellino”.

Questa trasformazione, ancora incompleta, sopravviverà a Matteo Renzi? Pisapia, Bersani, Civati, hanno fatto un buon lavoro in tal senso: stanno cercando di costruire un partito di sinistra-sinistra, e non insistono più per modificare la traiettoria presa dal PD. Ma la risposta dipende in buona parte da quello che noi decideremo di fare nei prossimi mesi. Noi chi? Chi vuole più libertà di impresa, mercato, meno stato, e oggi cerca di organizzarsi avendo come perno quello che rimane del Partito Radicale o scavando nelle macerie del berlusconismo.

Abbiamo concentrato, a suo tempo, le forze nella candidatura dell’ex Presidente del Consiglio, ma siamo sicuri che sia l’unico leader del nuovo PD e, soprattutto, la persona giusta per concludere il lavoro culturale di stabilizzazione, che alla fine condurrà verso un’area politica più vicina ai Popolari europei, e meno ai socialisti?

Al riparo dalle sabbie mobili romane, Giuseppe Sala e Giorgio Gori stanno rafforzando la visione di un Partito moderno, vicino a chi vuole innovare e fare impresa; sul Referendum sull’Autonomia si stanno comportando in maniera impeccabile: più autonomia per una migliore gestione delle risorse, per investire su un territorio che si sta riprendendo. E pace se rinunciano alla guerra ideologica contro il nemico leghista. Per portare una sfida a Renzi “da destra” occorrerà intraprendere con fiducia un percorso privo di sensi di colpa e di complessi di inferiorità: stiamo lavorando per costruire un partito più adatto ai tempi e più vicino alle richieste dell’elettorato – e ci faremo una ragione se i radical chic e i nostalgici ci accuseranno di populismo. L’Italia di oggi non è quella di quarant’anni fa, affronta problemi e sfide ben differenti, ed è ora di aggiornare il lessico e gli strumenti dell’agone politico – e geopolitico.

Risponderemo a chi soffoca il dibattito, utilizzando valori “universali”, con i risultati, elettorali ed economici. Servirà un’ondata di nuova politica, a partire da tre parole chiave: lavoro, razionalità, innovazione. Il PD può avere un futuro anche senza Matteo Renzi, se trova un programma degno di questo nome.

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5 pensieri su “Superare Renzi da destra?

  1. Patrik

    Ciao. Credo invece che Renzi abbia dimostrato la vera faccia del peggior liberismo che si possa mai concepire. In che senso. La sua spregiudicatezza e la sua voglia di apparire come “uomo politico tutto d’un pezzo” ed il “migliore in assoluto” abbia pagato nelle sue politiche. Prendiamo ad esempio il Jobs Act. Ha fatto ciò che in dieci anni all’incirca, Berlusconi non è riuscito a fare. Sgravi fiscali per le imprese che decidono di assumere. Abolizione dell’articolo 18, che a mio avviso poteva essere modificato ma non del tutto abolito. Ha difatti creato più disoccupazione e precarietà. Con previsioni non tanto ottime per il futuro. Le imprese sono costrette a chiudere e quelle più fortunate, lasciano il suolo italiano per andare a produrre all’estero con una tassazione minore. Non parliamo della gestione immigrazione. A cui va senz’altro la colpa del sempre inadeguato Alfano. La riforma costituzionale era uno specchio per le allodole. Accettato dalle grandi banche e dai manager nostrani. Verteva si, su in risparmio in termini di costi della politica. Non tanto importanti. Ma vedeva il crearsi di un Senato non eletto, ma nominato, concernente tutti i suoi amici di partito e che col tempo avrebbe creato blocchi per quanto riguarda l’approvazione di nuove leggi. Inoltre avrebbe inserito i vincoli dei Trattati europei in Costituzione. Cosa per altro mai pensata neanche da un europeista come De Gasperi.
    Credo invece stia lavorando meglio Gentiloni. Con calma e precauzione. E’ un dato di fatto anche il crescere nei sondaggi di questo Governo a differenza del Governo Renzi. Non credo che un liberale possa sostenere lo Ius Soli, come fa Renzi, oppure riformare il sistema scuola, senza un sistema meritevole. Per il resto Renzi si è diversificato dai suoi predecessori, ed a dato conferma di non essere un ex comunista. Ma purtroppo di essere un discreto e alquanto insufficiente politico, che come hai detto tu. Si è attorniato di persone che ne sanno meno di lui.

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  2. Andrea Danielli

    “Abolizione dell’articolo 18, che a mio avviso poteva essere modificato ma non del tutto abolito. Ha difatti creato più disoccupazione e precarietà. Con previsioni non tanto ottime per il futuro. Le imprese sono costrette a chiudere e quelle più fortunate, lasciano il suolo italiano per andare a produrre all’estero con una tassazione minore.” Grazie del commento Patrick. Io non credo che il lavoro migliori ex lege: se non c’è domanda, non si assume, punto. In Italia c’è una scarsa domanda interna e viviamo solo grazie alle esportazioni (il 30% della nostra lavoro è impiegata in settori che esportano). La domanda interna è depressa da uno stato che divora la nostra ricchezza con una tassazione assassina e inefficiente. Puoi anche ripristinare l’articolo 18, estenderlo alle imprese con meno di 15, come volle quel fenomeno di Bertinotti, e non cambierà nulla (anzi, peggiorerà un pochino). Chiariamoci: il Paese campa di compromessi al ribasso. Le aziende hanno chiesto più libertà perché con gli anni si sono riempite di incapaci e rompicazzo sindacalizzati e ora stanno cercando di liberarsene – in cambio sopportano tasse, burocrazia e inefficienza. Non se ne vanno tutte, perchè in Italia, nonostante tutto, c’è ancora gente che ha passione e sa lavorare. Compromessi al ribasso reggono pure tutta la gestione dell’immigrazione: suvvia, un’immigrato regolare, pagate tasse e contributi, difficilmente è competitivo con un italiano. Perché è probabilmente meno scolarizzato e ha meno esperienza. Servono irregolari e clandestini per pagarli meno, solo così sono competitivi.

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    1. Patrik

      Grazie del ripasso. Stai parlando ad un liberale di destra, come tu hai sottolineato a definirti di sinistra. Non mi sembra che Renzi abbia aumentato la domanda in termini di produzione. Anzi se vai a vedere l’andamento del mercato generale. L’Italia è sprofondata agli ultimi posti in settori nei quali eravamo i primi. Sempre Renzi ha visto con fervore il TTIP ed il CETA. La tassazione è rimasta alta, e te lo dico anche per esperienza visto che sono una p.Iva. l’unica cosa buona di Renzi è stata dimettersi da presidente del consiglio.

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  3. Andrea Danielli

    Patrik a mio avviso qualcosa sul lato domanda Renzi ha provato a farlo, con gli 80 euro tanto decantati. Trovi economisti che giudicano a favore il tentativo di dare qualche soldo in più ai ceti medio-bassi, e chi invece ha criticato la policy; io non credo che una politica slegata da altre azioni macro possa aver impattato più di tanto, perché gli italiani hanno ancora paura di un aumento delle tasse e di perdere il lavoro. Ha sbagliato a non perseguire una vera spending review, ma non aveva nessuna intenzione di aggredire il suo consenso. Ha sperato nella crescita, che si iniziava a vedere col governo Letta, e il QE era alle porte. Ha sbagliato i tempi. Non condivido l’osservazione per cui l’Italia sia sprofondata agli ultimi posti, le nostre esportazioni sono in crescita costante da qualche anno. A conclusione del mio punto di vista, qualunque riforma incisiva sarà impopolare: è un qualcosa che farebbe solo gente con dignità e un lavoro alternativo, tipo Elsa Fornero. Infine riprendo il tuo spunto sullo Ius Soli, per il quale ho anch’io delle perplessità. Ma in fondo… le riforme secondo te le faremo con Draghi (governo tecnico) o con un’alleanza PD-FI, o, ancora, con un volto nuovo?

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    1. Patrik

      Ha sbagliato anche il modo di farle. È stato troppo rapido ed ha voluto strafare, andando come un rullo compressore. Secondo me, la ripresa è troppo lenta, secondo a come dovrebbe dovuta essere. Per il futuro, quale sarà il prossimo Governo per le tante sperate riforme. Dipende molto dalla legge elettorale. Anch’essa fatta in modo frettoloso da Renzi, poteva almeno aspettare l’esito del referendum (ma lui pensava di avere già la vittoria in mano) anche questo è un suo difetto, essere sprovveduto. Non esiste un partito più forte degli altri. Arriveranno tutti li, a poche differenze di seggi l’uno dall’altro. Può vincere una coalizione di centrodestra, ma non credo abbia vita lunga. Vedo più fattibile un Governo tecnico appoggiato da un’alleanza PD-FI-AP.

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