Le democrazie si salvano con le opportunità, non per legge

Qualche giorno fa l’Espresso usciva con l’articolo “Il vento fascista dalle periferie al Parlamento”, una goffa disamina di quel che, a parti invertite, politici e giornalisti gridano da decenni quando non hanno molto da dichiarare: il ritorno al fascismo. Ed è di un mesetto fa l’azione politica di Emanuele Fiano che dichiara a Repubblica: “Basta con le zone franche, la mia legge può fermare i nostalgici di Mussolini”.

Il problema della mancanza di cultura politica in una società imbarbarita dalla paura e spaventata dal futuro nelle mani di una classe dirigente che più volte ha mostrato i suoi (cospicui) limiti è il dover fare leggi inutili per fermare fenomeni minoritari e dimenticare dinamiche sociali ben più pericolose di qualche manifestante solitario con idee di mussoliniana memoria. Colpa del caldo, forse, o di un ammiccamento sempre più frequente a porzioni di elettori incapaci di fare pace col cervello e capire che i fenomeni si evolvono, mutano, cambiano forma e aspetto per integrarsi tra le maglie permeabili di una società (per fortuna) aperta come le democrazie occidentali.

Un esempio. Scandalizza il proprietario fascista di un lido laziale: fascista perché inneggia a Mussolini, quasi come a evocarlo dalla tomba per marciare ancora su Roma cantando qualche inno del Ventennio, e fascista perché teneva foto e simboli del regime. Scandalizza molto meno – se non proprio per niente – che il primo partito italiano tenesse una rubrica denominata “Giornalista del giorno” per dare in pasto al popolo inferocito nome e cognomi dei giornalisti che osavano criticarlo. O scandalizza ancora meno che lo stesso primo partito italiano stia costruendo un sistema di “democrazia diretta” appaltato a una società di informatica, di cui il figlio del fondatore si fa portavoce di un nuovo modo di votare e decidere le priorità e le leggi del Paese, superando regole democratiche e inutili “burocrazie” di corpi intermedi. Spaventa molto meno che rappresentanti eletti di questo primo partito italiano abbiano per mesi – se non anni – dichiarato che per i politici servono i tribunali del popolo, che il Parlamento altro non è che un inutile orpello perché i vari capi-bastone di partito possano misurare le rispettive forze per far contenta questa o quella lobby. Non spaventa neanche che questo primo partito sia supportato senza se e senza ma da un giornale il cui direttore ha più volte dichiarato che essere intercettati non è un problema se non hai nulla da nascondere, così come dicevano i vari gerarchi della Berlino Est dei bei tempi andati.

Del resto, come già scriveva a marzo Angelo Panebianco sul Corriere:

“In modo non coordinato, una pluralità di forze sembra agire ormai da tempo, con scarsa consapevolezza della posta in gioco, per offrire su un piatto d’argento il Paese al movimento Cinque Stelle, fornendo ad esso la possibilità di imporre, su una parte cospicua dell’opinione pubblica, una propria egemonia culturale […] I Cinque Stelle sono i portavoce di una parte del Paese che della democrazia rappresentativa vorrebbe sbarazzarsi (« politici? Tutti ladri»). Si tratti di colpire quel pilastro della rappresentanza moderna che è il divieto del mandato imperativo, di abbattere i privilegi dei parlamentari (stipendi, vitalizi) o di affermare la presunzione di colpevolezza in caso di inchieste giudiziarie che riguardino gli avversari, i grillini non incontrano vere opposizioni.”

Panebianco è uno dei pochi che solleva la questione: un altro è Daniele Rielli, alias Quit-the-doner, che in un suo pezzo storico per Linkiesta affermava l’anti-democraticità di Grillo e del suo movimento (naturalmente finito anche lui, con tanti altri, tra i giornalisti del giorno alla gogna). Poche mosche bianche comunque, zittite  dal coro di allineati del Fatto, con un sopporto crescente dal gruppo RCS e La7, e con qualche assist del gruppo L’Espresso (il caso Ilaria Capua, ricordate?), che si spendono sempre più per un partito esplicitamente anti-democratico: Marco Travaglio o l’irritante Andrea Scanzi ospiti quasi fissi di Lilli Gruber, la quale un tempo si divideva lo spazio con un gigante di pregi e difetti come Giuliano Ferrara, mentre ora chiede supinamente ai vari rappresentanti pentastellati quali siano le colpe degli altri e quali la loro visione; o le interviste a Luigi Di Maio dei vari Massimo Franco o Aldo Cazzullo, che guai a chiedere chi dovrebbe pagare la grande bufala del reddito di cittadinanza o chiedere dati alla mano delle azioni parlamentari concrete del movimento.

Ultimo, ma non tra gli ultimi, Chicco Mentana, il fustigatore dei webeti (©), il quale, in pieno dibattito sui vaccini fomentato da un dichiarato intento anti-scientifico di porzioni crescenti di elettorato, scrive sul suo profilo Facebook:

2017-07-17-PHOTO-00019878

Il post potrebbe sembrare innocente, ma si compone di un perfetto stile cerchio bottistico, un ammiccamento al gruppo parlamentare che ha votato contro la risoluzione sui vaccini richiamandosi al principio di prudenza e libertà personale (AHAHAHAHAHAHA). Insomma, se anche Chicco, l’indipendente per antonomasia, il neutrale che guidava i TG di Berlusconi nei momenti in cui lo stesso signor B. era all’apice della sua potenza politica, sbaciucchia i pentastellati, partecipando alle squallide convention di Casaleggio junior, che altro dobbiamo fare? Davvero votare una legge ancora più stringente sull’apologia di fascismo ci salverà dalla dittatura della mediocrità, dall’anti-democrazia parlamentare e dalla vacuità cerebrale di elementi pescati a sorte dal comico che si è fatto capo-popolo?

La verità è che fette sempre più ampie di popolazione si sono stancate della democrazia. Non perché vogliano un redivivo Benito che li porti per mano verso lidi più luminosi, ma perché non vogliono sentirsi perduti su una nave che si barcamena tra rapide e tempeste, senza risposte e senza orizzonti da inseguire. Ecco perché l’emergere dei leaderismi, ecco perché le isterie collettive, ecco perché le normali regole di convivenza democratica non più rispettate: le risposte complesse diventano un problema, un impiccio, i ragionamenti un sofisticato sofismo di cui liberarsi. D’altra parte, le risposte si fanno sempre più labili, astratte, lontane dalla percezione quotidiana del vissuto: l’immigrazione un problema di razzismo, il degrado urbano un problema di bassa capacità di tolleranza, l’ignoranza diffusa un problema di singoli e non di sistema e via dicendo.

I fascismi, quelli veri, emergono in ogni età della democrazia. Erano i terroristi rossi e neri degli anni 60 e 70, i nostalgici, gli elettori violenti, i politici bercianti e gli urlatori di professione. Ora sono gli “splendidi ragazzi” che sostengono Maduro, o insultano i giornalisti, disprezzano i processi decisionali trasparenti e si danno alle clientele pazze indicando il prossimo – sempre il prossimo – come il vero problema da estirpare. Il fascismo non è “Boia chi molla” tanto caro ai “giornalisti” de L’Espresso, ma è il “O con me o contro di me”, è lo Stato onnipresente che regola ogni aspetto della vita delle persone, dagli orientamenti sessuali ai redditi, dalle scelte di vita alle gogne pubbliche, è l’opposizione alla globalizzazione, all’apertura economica, all’Unione Europea (l’unico luogo al mondo dove diritti civili incontrano welfare inclusivo e ricchezza), o sono i manifestanti che sabotano grandi opere di importanza strategica, i pubblici ministeri che passano le intercettazioni private a giornalisti famelici e via dicendo.

Quindi, caro Emanuele Fiano, vuoi opporti al fascismo, nuovo o vecchio che sia? Diminuisci il peso dello Stato nelle vite dei cittadini, togli ai meccanismi stritolatori della burocrazia la possibilità di schiacciare la vita delle persone in leggi e regolamenti incomprensibili, togli ai singoli funzionari statali la possibilità di decidere quale azienda possa vivere e quale no, diminuisci i livelli decisionali che oscurano trasparenza merito, rendi responsabili tutti in modo eguale di fronte alla legge, diminuisci le tasse così che ognuno potrà decidere di testa sua come usare i propri soldi e i propri redditi, ridai vigore alla scala sociale abbattendo le resistenze anacronistiche di sindacati che succhiano la linfa vitale delle grandi aziende, ridando vigore alle scuole e alle università sulla base di merito e capacità d’inclusione, rendi orgoglioso ogni cittadino di far parte di un Paese insegnando il bello della propria cultura e della propria storia, della lingua e dei costumi senza schiacciarle sulla facile negazione per “non offendere il prossimo”, rendi le città belle da vivere, aperte al mondo dell’innovazione e dell’imprenditoria, e non chiuderle sulle bugie che amiamo raccontarci (“il turismo è il nostro petrolio” – cit.). Insomma: non vietare per legge il fascismo, ma svuotalo di ogni utilità, di ogni appeal, di ogni significato. Una persona che può ambire a costruirsi la vita tenterà la strada dell’impegno; una persona schiacciata, impossibilitata a muoversi, cercherà di uscire dall’angolo a calci e pugni. E’ la natura umana, non cattiveria.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...