Che cosa significa sinistra

Vi svelo un segreto: anche a chi come me preferisce ragionare sui temi più concreti, ogni tanto, piace parlare dei massimi sistemi. Parlare di politica e fare politica. Ed effettivamente è passato già un po’ di tempo da quando non la faccio: l’ultima volta che feci politica, ero ancora un fervido, giovane ed entusiasta militante del Partito Democratico, e volantinavo come un forsennato per le europee 2014. Manco a me sembra che siano già passati oramai più di 3 anni.

Eppure è così: già da diverso tempo oramai mi ritrovo orfano di un partito con cui vada perlopiù d’accordo. Un partito che interpreti i miei bisogni, ma anche i miei sogni, nonché di un partito che porti avanti seriamente e senza guardare in faccia a nessuno ciò in cui credo: uguaglianza, Europa, concorrenza, tutela del consumatore, lavoro.

Avevo visto un bagliore in Renzi, ai tempi, ma devo ammettere che mi sono ricreduto dopo alcune sue scivolate. Ultimamente, però, mi sono sentito spesso vicino alle battaglie dei Radicali: raccolta firme per la modifica della legge Bossi-Fini, applicazione piena della direttiva Bolkenstein, legalizzazione delle droghe leggere, loro conseguente tassazione e via discorrendo. E io, pensate, non sono molto un fan degli strumenti di democrazia diretta, come i referendum a loro tanto cari. Un politico a cui mi sento ultimamente vicino è il sottosegretario Benedetto della Vedova: liberale, libertario, europeista (di lui adoro il motto “Europa sì, anche così”).

Ecco, questo per me, e credo per molti altri, è il problema ultimamente: essere orfano partiticamente e politicamente parlando. Molti amici con cui mi sono confrontato mi hanno spesso ricordato di provare a militare in un partito il più simile possibile alle mie idee, ma purtroppo non è ancora stato inventato. O meglio, esisteva. Voi allora direte: sei troppo pretenzioso, ridimensiona le tue aspettative. Ma non posso, perché la politica è compromesso, ma con gli altri e non con sé stessi.

Allora vi chiederete, nuovamente: tu di che area politica ti ritieni? Io mi ritengo un ragazzo di sinistra. Ma non la sinistra alla Corbyn (e non me ne vogliano gli elettori corbynisti). Non tirerò tanto fuori il discorso della sinistra anticapitalista novecentesca vs. sinistra moderna cool, perché ha sinceramente stufato anche me.

Faccio decisamente prima a dirvi in cosa credo: io credo in una sinistra che protegga i consumatori e le fasce più fragili della società, senza però cedere alle logiche protezioniste. Per me sinistra ora vuol dire lottare contro i privilegi acquisiti, come le pensioni calcolate, ai tempi, con il retributivo, oppure quelli di alcune corporazioni (perché così sono) come i tassisti.

Per me sinistra significa rompere l’odierno assetto di una società, in cui la classe più povera e più vicina alla fascia più debole e più vicina alla povertà assoluta della società sono i giovani under 30, proprio come me. Credo in una sinistra che li tuteli, li metta nelle condizioni di poter arrivare ad afferrare i propri sogni senza dover sopravvivere con la paghetta del nonno, che vada a tutelare gli interessi delle nuove generazioni e di quelle future abbattendo in maniera sistematica e decisa quel mostro che è il debito pubblico, e che ci impedisce qualsiasi barlume di sviluppo economico. Penso che la sinistra debba agire in favore dell’innovazione, della scienza, dell’accademia, della ricerca, dei diritti civili (compreso ovviamente il matrimonio fra coppie dello stesso sesso), che si liberi di questo gesso che la tiene ferma e che piano piano la logora.

La sinistra a me più incline avrebbe cinque parole d’ordine: Europa, giovani, scienza, concorrenza, uguaglianza di diritti. Insomma: credo in una sinistra nuova, che al momento non mi pare di vedere nel sistema politico italiano.

Sarò forse io un illuso? Uno che non si accontenta mai? Può darsi. Ma finché non sorge qualcuno che porti avanti tali proposte, allora, non solo io, ma molti rimarranno orfani.

 

 

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