Boeri e l’insostenibile sostenibilità dell’immigrazione

“A chi vuoi credere, a me o ai tuoi occhi”? Il succo delle ultime uscite del Presidente dell’INPS Prof. Tito Boeri sulla questione migranti è ben racchiuso da questa celebre battuta di Groucho Marx. Ricapitolo per sommi capi il suo ragionamento. Premessa: campiamo troppo e non figliamo a sufficienza. Conseguenza: tanti pensionati succhia-pensioni e pochi lavoratori contribuenti. Soluzione: importiamo forza lavoro da altri Paesi, non importa quali, per evitare il dissesto del sistema pensionistico italiano. A tutto ciò l’altro ieri ha aggiunto una postilla apparentemente innocua ma in realtà, come si vedrà, gravida di conseguenze: parlasi di migranti regolari, ovviamente.

Non è la prima volta che Boeri si spericola in analisi socio-politiche camuffate da semplici operazioni di contabilità generale. Anni fa ebbe a sostenere che gli islamici nella loro storia si sono sempre integrati pacificamente, venendo per questo sbertucciato dal compianto Prof. Sartori, che lo marchiò “pensabenista”, “ripetitore rituale del politicamente corretto”. Tipico di chi “pensa bene”, si sa, è quello di avere un pensiero ipertrofico a scapito della realtà. Parmenide, pioniere dei radical chic, arrivò a rifiutare il concetto di divenire perché la sua mente non poteva concepire che ciò che non è diventi qualcosa che è.

Meno bislacchi, quindi più pericolosi, i moderni radical chic negano vi sia un’emergenza migranti e vivono in un’utopia che, come tutte le utopie, ha un retrogusto totalitario e antidemocratico.

Io ho invece deciso di affidarmi sempre più alla realtà da quando (fortunatamente ancora per poco) risiedo all’Esquilino. Zona centrale di Roma un tempo rinomata per i suoi eleganti palazzi in stile umbertino e per la meravigliosa basilica papale di Santa Maria Maggiore. Oggi maleodorante e pericoloso suk, che nei siti di affittacamere si traduce in “multietnico” e “vivace”. Forse le torme di disperati che dormono per terra, che vendono carabattole in nero, che trascorrono le giornate nell’inedia più nera, forse sono loro a versare quei fatidici 8 miliardi di contributi annui che Boeri indica come indispensabili. Ma mi riesce difficile crederlo. I dati Istat/Eurostat sono al riguardo impietosi: il 53% degli stranieri presenti in Italia possiede al massimo la licenza media. Quota che si è impennata nel corso degli ultimi anni, mentre in Europa si verificano tendenze opposte. La scarsa istruzione dei residenti stranieri si spiega anche con gli sbarchi, ma Boeri, impartendo la propria benedizione urbi et orbi, trascura il problema della qualità del capitale umano.

Ma ipotizziamo che i conti tornino e che un migrante contribuisca al pagamento delle pensioni indipendentemente dal proprio livello di formazione. Un simile esercizio di ragioneria sociale ignora del tutto che una nazione poggia su equilibri un po’ più complessi di un sistema previdenziale. Per esempio: siamo sicuri che gli immigrati, una volta regolarizzati, svolgerebbero solo lavori che noi italiani snobbiamo? O non sarà che l’immigrazione di massa infoltirà i ranghi del marxiano esercito industriale di riserva, rotto a lavorare per cifre miserevoli, creando così uno spaventoso dumping salariale (vedasi caporalato)? E ancora: è lecito temere ciò che avvenne negli anni sessanta quando le ex potenze coloniali accolsero indiscriminatamente i popoli prima sottomessi, ovvero la nascita di banlieue e quartieri ghetto?

Storie: la calcolatrice di Boeri ha sentenziato, il Mondo Nuovo è alle porte.

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