Come strumentalizzare il dolore per fomentare principi reazionari

In Italia si parla ininterrottamente da più di due settimane della vicenda di un bambino inglese, completamente sconosciuta all’opinione pubblica del resto d’Europa.

Pare che la propaganda pretesca, le ingerenze clericali e finanche il bigottismo di una parte della domanda tengano in auge la notizia, con un accanimento mediatico simile a quello terapeutico perpetrato nei confronti del neonato.

Nei fatti, quattro sentenze (tre gradi di giudizio inglesi e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), avvalorate dal necessario consulto tecnico, si sono espresse in favore dell’esperta equipe di medici londinesi, che allo stato attuale ritiene non esserci alcuna soluzione per salvare il bambino, fatta l’eccezione di una terapia sperimentale mai testata su esseri umani e comunque prevista per patologie non coincidenti a quella in oggetto. Pertanto tutte le quattro sentenze sono state concordi nell’autorizzare l’interruzione della cure.

Nonostante ciò, vi sono persone che, in nome di una fede cieca e soggettiva, considerano questo esempio di imparziale ponderazione, di razionalità e di collaborazione tra Scienza e Giustizia una prevaricazione umana nei confronti di un vero o presunto creatore. Pertanto costoro continuano a proporre di usurparlo, sottraendo il caso alla Legge e proseguendo l’accanimento terapeutico in un ospedale romano o statunitense.

Ad essi bisognerebbe rispondere che la bontà divina può aver creato l’uomo, ma di certo non la macchina che tiene in vita il bambino, e che perpetrare l’atto di una indegna sofferenza per un tempo indefinito, acciocché si elabori una cura soltanto potenziale, è quanto di più contrario all’umana Pietà e alla cristiana Carità si possa concepire.

Ma essi non hanno mai minimamente preso in considerazione l’affermazione, o poiché ripongono troppa fiducia in un’istituzione che nello sfruttamento di siffatte situazioni di dolore trova il banco di prova della sua influenza oppure poiché ne fanno parte. Allora la risposta deve essere di tipo diverso, ed è fornita da quelle idee liberali così aliene a simili nostalgici della teocrazia.

Definiti Stato e Chiesa e i loro rispettivi confini, John Locke formulò un principio, contenuto nel saggio dal calzante nome di “Lettera sulla Tolleranza”, il quale è dal XVII secolo la base fondante di un rapporto pacifico tra un democratico potere secolare e il suo analogo spirituale. Tale principio si riassume come segue.

Resti la religione unico giudice delle dispute teologiche, ma non osi scavalcare le sentenze e le leggi dello Stato.

In Inghilterra, non a caso patria di Locke, faro di libertà e di civiltà, l’hanno sempre compreso e applicato. Da noi purtroppo ancora si fatica.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...