Criticare Macron per nascondere la propria inadeguatezza

Emmanuel Macron dice no ai migranti economici in Francia e l’Italia si solleva. Parbleu! dicono i vari sostenitori dei movimenti En MarcheIn cammino e i redivivi In cammino per fermare il declino, com’è possibile che un europeista sì’ tanto convinto non accetti neanche un migliaio di migranti economici sbarcati sulle nostre coste?

Vorrei solo far notare un paio di elementi:

  1. Macron si prepara a una battaglia politica che gli rivolterà contro intere classi dell’opinione pubblica e dell’elettorato francese: penso ai lavoratori – sia pubblici che privati – e tutti coloro che vivono del grande Stato francese: non mi pare sia razionale esporsi su un altro fronte tanto caldo – ricordo che al primo turno delle elezioni, i populisti anti-europei hanno preso sommati quasi il 50% dei voti, quindi parliamo di un elettorato di partenza non troppo europeista.
  2. La Francia ha diverse bombe demografiche e sociali esplose/non ancora esplose che si dividono tra le banlieu, i grandi conglomerati urbani e le periferie delle province. Sono francesi di seconda e terza generazione che non solo rifiutano l’integrazione, ma odiano il sistema stesso in cui sono vissuti (ricordiamo che L’odio di Kassovitz è del 1995, non del 2017): secondo voi acuire queste frizioni può avere davvero un senso pratico e razionale?
  3. A Macron dell’Italia può fregare qualcosa o non fregare nulla. Quel che mi chiedo è: se anche gliene fregasse qualcosa, con chi potrebbe parlare? Con chi potrebbe costruire? Con chi potrebbe trovare soluzioni di lungo periodo? E questo vale per Macron come per Angela Merkel e chiunque altro: in un Paese con tre governi cambiati in meno di cinque anni, con quale capo di Governo ci si può mettere al tavolo a discutere di soluzioni di lungo periodo?

Il problema dell’Italia non sono i migranti in sé da gestire, neanche fossero casse di pomodori da spostare al mercato, ma l’incapacità di esprimere un Governo stabile e un Parlamento di coalizioni solide in grado di affrontare l’emergenza, porre i paletti per i prossimi dieci anni e negoziare con le altre forze europee la gestione del fenomeno.

Potete dire quello che volete di Macron: è uno stronzo – o, meglio, un con – non è per niente europeista e gnegnegne, ma la verità è che il nostro è un Paese in balia del non-governo, non ha alcuna volontà di darsene uno e neanche immaginare di cambiare le regole del gioco per renderci politicamente più competitivi nel mondo. Brucia che Monsieur le President ci abbia sbattuto la porta in faccia? Certo, così come brucia che Monsieur Sarkozy ci abbia sfilato il controllo della Libia da sotto il naso (eh sì, la politica è anche questo: controllo – uuuuuuh, parolacce!). E vedrete quanto ci brucerà quando Macron e Madame Merkel stabiliranno un patto di ferro per cambiare l’Europa a immagine e somiglianza loro mentre noi ancora staremo a parlare di proporzionale “per rispettare le anime del Paese” e a fare marce “contro i muri” invece di proporre soluzioni concrete.

PS: Marco Minniti fa quel che può, così come il Governo Gentiloni. Il problema non è il Governo, il problema siamo noi, la nostra allergia all’organizzazione e alla strutturazione di un sistema politico serio e funzionante.

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