Spaventa l’ignoranza dei semplici, ma il problema è l’ignoranza di chi si reputa intelligente

Facebook è un buon acceleratore di litigi e rivela moltissimo sul genere umano. Alcuni scontri epici sulla mia bacheca si trasformano in riflessioni, perché lasciano delle cicatrici. Sto vivendo un periodo di ripensamento di scelte passate, di confronto tra le mie anime spesso antitetiche, che mi ha portato a interrogarmi nel profondo. A tutti i critici abituali, che ringrazio per motivarmi così tanto, dico chiaramente che quanto segue non ha la pretesa di avere la consistenza e l’autorevolezza di un paper sottoposto a peer review. E’ un flusso di coscienza, sincero, scritto nei ritagli di tempo.

Partiamo da una constatazione pratica, semplice: la quasi totalità degli aspiranti comunisti non è laureata in economia. Furoreggia nella critica al capitalismo un certo Diego Fusaro, laurea in filosofia, tendenze hegeliane e marxiste. La sensazione che il nostro non abbia competenze in ambito economico è suffragata dal suo CV e dalle notizie pubbliche: è uno storico della filosofia. Fenomeno visibile di una tendenza quotidiana: i più acerrimi critici del capitalismo sono spesso i meno esperti delle sue dinamiche e i più esterni al circuito economico.

Perché li ascoltiamo? Perché sono nostri amici ed è normale democrazia confrontarsi su un tema che ci riguarda tutti e impatta fortemente sulle nostre vite. Se perdiamo il lavoro ci interroghiamo sulle cause, non possiamo fingere né lasciar perdere solo perché non siamo economisti. Così ci interessiamo di Costituzione senza essere per forza giuristi, di ambiente ed energie alternative senza essere ingegneri. Normale amministrazione, dove sta il problema? Sfumature, canterebbero i 99 Posse. C’è una netta differenza tra l’informarsi attingendo ai dati affidabili e a costruzioni valide della realtà rispetto al costruire una descrizione alternativa della realtà, priva di alcun appiglio con l’esistente, per ricavarne spiegazioni. Quando ci scontravamo sulla Costituzione davano per assodato che il terreno fosse la Costituzione italiana e la nostra tradizione giuridica, non ci inventavamo la Costituzione di Corvetto scritta da quattro amici al bar e non la usavamo come metro di giudizio. 

Non ha senso pensare che i saperi siano tutti uguali, se non aumentare la frustrazione prodotta dall’inadeguatezza delle soluzioni che derivano dai saperi “sciamanici” confrontati con quelli scientifici. Siete liberi di comprare le vostre azioni in borsa in base alla lettura degli aruspici, all’oroscopo, ma io preferisco affidarmi agli utili, alle comparazioni, all’indice di Shiller e altre variabili macroeconomiche. Nell’estremo, possiamo pure ritenere che il sistema bancario ci truffi inventando moneta dal nulla, e iniziamo a pagare i nostri debiti producendo dal nulla la valuta che inviamo alla nostra banca. La banca creditrice solitamente ci porta in tribunale e vince, rovinandoci la vita. Il nostro diritto di informarci ed esprimerci su quello che non ci convince si è alimentato delle opinioni dei nostri simili e ha costruito una realtà parallela (di cui potete visionare l’esistenza qui).

Una soluzione sensata ed efficace poteva consistere nel discutere del problema con un esperto. Lo stesso non ci avrebbe seguito nel nostro odio verso le banche e il capitalismo che ci indebita e sfrutta, ma ci avrebbe dato dei consigli più intelligenti, evitandoci tribunale e rovina.

Perché invece capita raramente che si parli con un vero esperto e ci si affida a santoni e guru improvvisati? Per un problema epistemico, è difficile riconoscere l’expertise quando non ne abbiamo, e poi per un problema psicologico: perché non soddisfa la nostra rabbia, perché ci mostra la nostra completa ignoranza di come funziona il sistema bancario, perché ci mette in discussione. E poi, diciamocelo, lamentarsi, raccontare leggende metropolitane (i Rothschild che controllano il mondo), condividere soluzioni improvvisate ma comprensibili, sono tutte forme che cementano i legami sociali, un po’ come il gossip. Sono in fondo necessarie, e inoffensive, se confinate.

Facile qui parlare dell’effetto Dunning-Kruger per dire che i più ignoranti non sanno nemmeno stimare la propria ignoranza. Però mi sono accorto che il problema è più grave: tante persone in gamba nei propri campi estendono la propria capacità in campi a loro completamente ignoti, e spesso si portano dietro i propri modi di pensare. I grandi letterati, artisti, attori, musicisti, filosofi, sociologi, si sentono in pieno diritto di esprimersi sull’economia, la politica, la finanza, pur avendo competenze e comprensione molto limitate dei fenomeni. E oggi non mi va di parlare dei genitori fenomeni del marketing che decidono se vaccinare o meno i propri figli, dei grandi burocrati che si sentono in dovere di richiamare gli insegnanti dei figli ecc.

Così Sabina Guzzanti segue le orme di Beppe Grillo nel criticare a 360 gradi “il sistema economico post-capitalista o neoliberista su cui l’autrice sta lavorando già da qualche anno”. Serge Latouche viene spacciato dai media per grande pensatore con una ricetta che è insensata anche per un lettore disattento di un manuale di economia di base. E datemi pure del conservatore se vi dico che non tutti i futuri che immaginate sono realizzabili, sfogatevi che ne avete bisogno.

Mi duole ammetterlo, anche i filosofi riempiono le librerie con accuse a caso verso la crescita economica, il consumismo, la rovina del pianeta e lo specismo. E lo fanno aggiungendo una costante riprovazione verso chi vive questo “sistema” sentendosi integrato, onesto e pure felice di godersi un benessere superiore a quello che ebbe la Regina Vittoria di Inghilterra. Il tutto condito di rancore verso chi non riconosce l’importanza della “battaglia per un mondo migliore”, di chi non capisce la nobiltà d’animo di questi salvatori dell’umanità.

Mi duole perché sono anch’io un filosofo di formazione e perché, se fatta bene, la filosofia avrebbe dovuto insegnarci un po’ di umiltà e i limiti del nostro mestiere. Citare Hegel e Kant per spiegare il denaro ha la stessa capacità esplicativa di citare il calorico per descrivere i cambiamenti di stato, di operare chirurgicamente attraverso l’anatomia di Galeno – provateci e morirete.

Hegel e Kant avrebbero dovuto contribuire a costruire un inquadramento degli argomenti logici, ma i contenuti vanno cercati altrove (leggi: riviste e libri di economia). Temo invece che citare i grandi sia talvolta un passaggio per conquistare autorevolezza (il sito di Fusaro è un castello di citazioni) agli occhi dei meno preparati.

La gravità dell’arroganza sta nel fatto che questi filosofi non hanno intenzione di confrontarsi con degli esperti, perché reputano gli esperti non all’altezza della loro sottigliezza di pensiero. Grave perché la società si impoverisce, costantemente, di pensiero realmente innovativo, in uno sterile scontro tra outsider autoreferenziali e insider egoisti (gli esperti non sono privi di colpe, soprattutto quando non divulgano bene). Grave perché tanti speculano sui discorsi da bar, producendo contenuti che possono riempire e colorire le chiacchiere innocenti: “hai letto l’ultimo libro di Icke? Svela che un Nuovo Ordine Mondiale costituito da rettiliani governa il mondo!” “WOW, come sei colto”. Ci sono versioni più sottili del medesimo principio di fascinazione, diffuse in adolescenza, quando, usciti da un cinema d’essai i dialoghi erano di questo tipo: “che cosa ne pensi?” “ho apprezzato molto l’idea per cui la verità non è inerte rispecchiamento di una morta positività pensata come autonoma e a sé stante”. E solitamente si finiva a limonare in un parchetto, in macchina, sotto casa di lei.

Poi oh, magari siete tutti dei geni e io un coglione. Ci sta, ma scrivere questo articolo è un rischio che mi sento di poter correre.

 

 

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4 pensieri su “Spaventa l’ignoranza dei semplici, ma il problema è l’ignoranza di chi si reputa intelligente

  1. K

    Articolo molto intelligente ed interessante.
    Condivido l intera analisi su Fusaro e la versione filosofo che conosce l intero scibile e rifiuta il confronto perché troppo intelligente.
    Il mio background e in Banca e Finanza, tuttavia ritengo che per quanto attiene lo studio della macroeconomia sia fondamentale integrare un sapere di tipo specialistico economico con altri campi( vedi sociologia) che ci permettano di capire più profondamente le dinamiche.
    Per quanto attiene al marxismo, beh.. invece di perdere tempo con Fusaro( che francamente non definìrei marxista)si legga Oscar Lange… il marxismo novecentesco va certamente superato, ma pensare che l unico modo di ragionare sensato possa essere wuello liberal democratico e altrettanto arrogante quanto l atteggiamento fusariano.

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  2. Andrea Danielli

    Grazie K, lo scopo dell’articolo non è sostenere che esista solo l’economia liberale, bensì mi limito a una proposta più di buon senso: chi vuole criticare il capitalismo si documenti e costruisca le critiche in base a dati e ragionamenti (anche) economici. Senza dubbio l’economia si gioverà di un’integrazione più ampia di saperi, oltre alla sociologia servono le scienze cognitive (e in futuro le neuroscienze).

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  3. Andrea Danielli

    La scienza si è costruita sovente andando contro gli esperti dell’epoca. Talvolta uscendo completamente dalla struttura formale (come nel caso della Meccanica quantistica), talaltra rimanendoci e producendo migliorie (penso ai diagrammi di Feynman). In ogni caso, chi ha innovato la Meccanica quantistica era un fisico, non un filosofo o un sociologo. Se rileggi non è un discorso che sostiene gli esperti vs i non esperti, ma è un invito alla interdisciplinarietà, scelta costosa e poco prolifica sul fronte delle pubblicazioni, ma al giorno d’oggi necessaria. A meno che non si voglia rimanere ancorati nei propri mondi incapaci di comunicare.

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