Liberiamoci di questa lotta di classe sciatta e scommettiamo sul futuro

Basta raccontarci che il mondo va male perché siamo sfruttati e odiati. Il mondo va male perché siamo incapaci di afferrarlo con le mani e spingerlo in una direzione precisa.

Al teatrino di Bianca Berlinguer, una ricercatrice di Parigi ha accusato in diretta Farinetti di sfruttare i suoi dipendenti. Già solo accusare un imprenditore di sfruttare i suoi lavoratori richiederebbe delle prove, ma noi vorremmo anche capire cosa intende lei per “sfruttati”: il livello di guadagno? Gli straordinari pagati a forfait (a proposito: se io – come tutti i consulenti – faccio straordinari, questi non sono pagati, ma fa parte del lavoro)? La possibilità di lavorare sabato e domenica? MISTERO. 

Un Farinetti qualsiasi potrà anche stare antipatico – son gusti – ma attaccarsi a quest’antipatia ideologica, a questa lotta di classe scialba, squallida, di frasi fatte più che ragionamenti solidi, per raccontare in giro che alla fine – udite udite – gli imprenditori saranno sempre i soliti padroni e i lavoratori i poveri giovani sfruttati, beh, ha rotto un po’ le palle.

Basta. Davvero, basta.

Il problema di questo Paese NON sono gli imprenditori, NON sono i manager, NON sono i finanzieri, NON sono i professionisti, o le partite iva, o gli esercenti. Il problema di questo Paese NON è Farinetti, o Marchionne o tutte le migliaia di imprenditori che si destreggiano tra burocrazia, tasse e inefficienze. Il problema del Paese è una politica incapace di prendere le sue decisioni, incapace di TAGLIARE una spesa pubblica fuori controllo, incapace di TAGLIARE le tasse al ceto produttivo e ai lavoratori più giovani – i quali si affacciano senza speranze alla gran maratona della vita – incapace di mettere un freno all’inefficienza della giustizia italiana, alle contorte procedure burocratiche, e via dicendo.

Però poi capitano fenomeni strani. Ad esempio: quando cambiano le carte in tavola che di fatto buttano fuori dal mercato un operatore che permetteva ai giovani di viaggiare a basso costo, sticazzi che c’è la rivolta popolare. E qui sì, parlo proprio di Flixbus, e di quel galantuomo di Francesco Boccia che – zitto zitto – pensando di far la marachella senza che nessuno se ne accorgesse, fa passare un bell’emendamento che TAAAAC, e Flixbus neanche si vede più. Ma quello zitti tutti. Perché alla fine è così: a noi il mercato, la concorrenza, il merito, mica ci piacciono. Siamo dei piagnoni d’accatto, facciamo una lotta di classe sciatta e priva di ambizione. Noi – e con noi intendo i giovani – non vogliamo cambiare il mondo (o più prosaicamente l’Italia): noi vogliamo lamentarci aspettando la mammella dello Stato Mamma che ci rimpinzi con le tasse degli altri.

Tanto qualcuno paga sempre.

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