Se non posso scegliere i miei rappresentanti, sono obbligato a pagare le tasse?

Di certo qualcuno avrà già pensato all’adagio “No taxation without representation”, e io che non sono originale voglio iniziare questo articolo proprio con il motto dei coloni americani quando scaricarono le casse di the destinate alla madrepatria inglese. Loro morirono a migliaia per alzare questa bandiera di libertà minima dell’individuo di fronte allo Stato, noi al massimo scriviamo un articolo e mandiamo un comunicato stampa, ma insomma, le epoche cambiano e non mi sembra ci siano in giro molti Washington e Jefferson a sostenere questa idea.

Ora, rimettiamo in ordine i pensieri. Siamo di fronte a un’epoca di grandi cambiamenti, e di questo non vi sono dubbi. E in questi grandi cambiamenti abbiamo perso varie bussole, soprattutto politiche. La prima, il ruolo dell’individuo davanti allo Stato e viceversa. Per come la vedo io, lo Stato è il gestore delle risorse pubbliche create attraverso tassazione e altre fonti, e più dell’attività ordinaria, del mantenimento di un welfare state leggero ed efficiente, della gestione della sicurezza e delle relazioni internazionali e del sostegno a settori di particolare importanza strategica altro non dovrebbe fare. Il rapporto di ogni individuo con lo Stato si esplica nella ricezione di beni e servizi che lo Stato eroga, nella sicurezza e certezza del diritto e della sua applicazione, nel pagamento delle tasse.

Ed eccoci al fulcro di questo articolo: le tasse. Che a nessuno piaccia pagarle è indubbio. Del resto, nel mondo del tutto gratis tutto subito, chiedere a ogni individuo più di un terzo del proprio reddito per dargli in cambio servizi ritenuti giustamente non sufficienti è un problema. Così come è un problema gestire un’imposizione fiscale quando colui che le impone non è stato scelto dai cittadini nel corso di libere elezioni.

E non sto parlando del Governo, maledetto chi non legge la Costituzione! Il nostro Governo lo sceglie il Parlamento, ma attenzione: proprio su questo casca l’asino. Nonostante vent’anni di Berlusconismo, Renzismo e Grillismo ci stiano facendo credere che sia il Governo a fare e decidere tutto, il vero cuore pulsante dell’attività politica del Paese è il Parlamento. È quello il campo di battaglia. È quello il luogo dove si scontrano le idee e le politiche. È quello il luogo dove bisogna entrare per far valere la propria voce. Il Governo è un mero esecutore: è il Parlamento il vero decisore.

Da diversi anni a questa parte, però, non ci piace scegliere chi andrà in Parlamento. Nossignore. A noi piace l’imposizione, la delega, seguita – ovviamente – dalla classica sequela di lamenti e critiche tipiche di un popolo da sempre dominato e mai dominante (di se stesso). Qualcuno dice che le preferenze amplificano il clientelismo, la corruzione, il voto di scambio, altri vedono le preferenze come un’inutile perdita di consensi: se alla ggggente interessa solo votare chi comanda, perché complicare le cose e dare a tutti la scelta di votare (o di essere eletti a seconda)? Rifiutiamo l’uninominale, e pazienza, ma rifiutare anche la piena libertà di scelta bloccando i capilista (se non la lista intera) denota una non volontà del sistema politico di farsi giudicare dal proprio elettorato. Che siamo? Tutti stupidi? Ci credete tanto bifolchi da non saper scegliere chi andrà a gestire le nostre tasse?

Perché questo è il punto: voi affidereste più di un terzo (per i redditi alti più della metà) del vostro salario a qualcuno che non conoscete, ma che incrociato per strada vi dice: “Dai a me i tuoi soldi e vedrai che li moltiplicherò”? A me sembra più la storia del Gatto e la Volpe che convincono Pinocchio a cedergli le sue monete d’oro per far crescere un albero di danari. E ad ora, l’ultima proposta di legge elettorale presentata dalle forze politiche che rappresentano – all’ultimo giro – il 75% circa degli elettori attivi prevedeva capilista bloccati. Insomma, o questo o niente.

Per concludere: se la legge elettorale non permette di scegliere i propri rappresentanti (sia essa proporzionale, sia essa maggioritaria, preveda o no ballottaggio o premi vari), io sono costretto a pagare le tasse? Se io non posso scegliere colui che verosimilmente andrà a discutere imposizione, distribuzione, utilizzo, che cosa mi costringe a versare all’Erario un contributo su cui non ho alcun potere decisionale – seppure indiretto? Nulla, appunto.

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