Anche l’Alto Adige è Italia

Questa settimana sono arrivate le stime al rialzo sulla crescita. Ciò significa che la legge di bilancio di fine anno sarà meno restrittiva del previsto. Pertanto il PD ha meno paura di votare a febbraio, e, conseguentemente, giovedì si è rotto l’accordo sul proporzionale (che a Renzi non è mai piaciuto).

Tuttavia, il pretesto trovato per giungere alla rottura fa inorridire.

L’emendamento Biancofiore è sacrosanto, e prevede l’applicazione di un principio tanto lapalissiano che non dovrebbe neanche sfiorare il dubbio che sussista qualcosa di diverso da esso. In nome dell’unità della Repubblica, se si approva una legge elettorale proporzionale, si vota col proporzionale in tutte le Regioni.

E’ questa banalità che Renzi, essendo “andato sotto”, ha deciso di usare come scusa per far saltare il tavolo.

Infatti, quello che lui aveva concordato (fino alle nuove stime sulla crescita) era altro: si sarebbe votato col proporzionale in tutta Italia, ad eccezione del Trentino-Alto Adige dove si sarebbe utilizzato il maggioritario.

In tal modo, gli esponenti della SVP (Partito Popolare dell’Alto Adige), sopraffattori della cultura italiana in Italia e soffocatori delle istanze della minoranza linguistica italiana ad onta dell’art. 6 della Costituzione, sarebbero stati sovra-rappresentati alla Camera dei Deputati rispetto ai voti effettivi.

Del resto, questo tentativo non è nuovo. Uno dei punti più assurdi della proposta di riforma costituzionale del 2016 era che il Trentino-Alto Adige (popolazione 500.000) avrebbe avuto quattro seggi in Senato, mentre la Liguria (popolazione 1.500.000) solamente due.

Dunque, o il segretario PD è allergico all’aritmetica, oppure ha una ripetuta tensione a creare cittadini di prima e di seconda fascia. In uno Stato liberale, ciò dovrebbe essere inaccettabile e far levare cori d’unanime indignazione.

Pertanto, va ripetuto e sottolineato ancora una volta quello che giovedì è successo alla Camera.

Si era trovato l’accordo su un modello di legge elettorale che prevedeva la suddetta stortura. La senatrice Biancofiore, esponente della minoranza italofona, ha proposto un emendamento per correggerla. Il PD ha annunciato voto contrario all’emendamento, il M5S voto favorevole. L’emendamento è passato. Renzi ha chiuso la porta di un dialogo che non voleva più per altre ragioni, le quali tuttavia di facciata sembrano dire: “O teniamo i privilegi dell’Alto Adige oppure non se ne fa nulla”.

Allora è un bene che l’accordo sia naufragato formalmente su questo tema, perché permette di mettere in luce le varie storture che in quella provincia si compiono a danno di tutti gli altri cittadini della penisola.

Innanzitutto, si permette agli altoatesini di tenere a livello locale i “nove decimi” (90%) delle tasse raccolte, mentre tutto il resto del Paese fa ancora fronte alle conseguenze delle ristrettezze imposte dall’assurda politica dell’austerità.

Per questo, ci si aspetterebbe che, essendo le casse di Bolzano già ampiamente rimpinguate, perlomeno i trasferimenti da Roma ammontassero a poco. Invece, dalla Ragioneria dello Stato emerge che l’Alto Adige è anche la prima fra le regioni e le province autonome per trasferimenti pro-capite.

In altri termini, Bolzano non solo si tiene praticamente tutte le tasse che raccoglie, ma è anche l’istituzione locale che riceve più soldi da Roma.

Il risultato è che l’Alto Adige non sa più dove buttare i soldi. L’ultima trovata è stata l’istituzione della “Sudtirol cup”, che consiste in un premio in denaro per lo sciatore che realizzi più punti nelle tappe dolomitiche della Coppa del Mondo, tappe che sono anche le più rappresentative dell’Italia nella stessa, ma che vengono in questo modo riguardate quasi come indipendenti.

Del resto, la gratitudine di fronte a tanta (stolta) magnanimità da parte dello stato centrale sembra essere un sentimento assolutamente estraneo in quella provincia.

Nel 2013, venne deliberato in consiglio provinciale, coi voti favorevoli di SVP e dei secessionisti di “Libertà altoatesina”, un decreto che prevede quanto segue:

  • Tutti i rifugi passati in gestione alla provincia di Bolzano saranno indicati soltanto col nome tedesco.
  • Nessuno dei suddetti avrà l’obbligo di esporre il tricolore italiano (cosa che vale invece per tutti gli altri rifugi di montagna sul territorio nazionale).
  • La segnaletica dei sentieri di montagna indicherà i luoghi soltanto con il loro nome storico, cioè in tedesco.

Questo è uno sfregio all’Unità d’Italia, alle linee guida del bilinguismo e alla libertà della minoranza di madrelingua italiana; uno sfregio che, come si accennava prima, è perpetrato ai danni dell’art. 6 della Costituzione, che tutela le minoranze linguistiche, cioè, a Bolzano, gli italofoni; uno sfregio che è stato consentito dalla compiacenza di una classe politica romana inerte quando non direttamente corresponsabile.

Ma, infondo, non giunge come novità che i difensori di atavici privilegi (dalle pensioni d’oro alle professioni non liberalizzate) restino muti di fronte ad altri privilegi.

Piuttosto pare una novità il fatto che, per la prima volta, il M5S, esprimendosi favorevolmente all’emendamento, abbia votato in maniera conforme ai princìpi del liberalismo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...