Della necessità di politiche coraggiose, parte II: capitale e industria

Dopo aver parlato del mercato del lavoro, tratto del secondo elemento alla radice della scarsa competitività dell’economia italiana, che, come annunciato nella prima parte di questo articolo, è correlato al capitale.

Si noti che, per capitale, si intende qui quello fisico, ovvero gli strumenti e i macchinari rivolti alla produzione di un bene intermedio o di consumo finale. Dunque, si esclude il capitale finanziario, quali titoli ed altri strumenti che garantiscono un interesse, nonchè i relativi mercati e istituzioni, anche se l’inefficienza di alcune banche e l’allocazione non ottimale del credito sono problemi noti. Ma mi focalizzo sul settore secondario, perché è qui che vi è soprattutto bisogno di un’ampia azione di rilancio.

In una singola parola, il problema in questo ambito è il seguente: uno strabiliante sotto-investimento.

Propongo qualche dato per misurarne l’estensione.

Nel 2017, il prodotto marginale del capitale italiano è il più basso dei 12 paesi originari dell’Eurozona (inclusa la Grecia), attestandosi a 0.06 mentre era 0.18 nel 2000; in altre parole, oggi, per ogni unità di capitale aggiunta si producono soltanto 0.06 unità in più di output finale (fonte: Ameco, Commissione Europea). Considerato un livello di deprezzamento solitamente assestato allo 0.1, si conclude che i tassi d’interesse reali dovrebbero essere negativi (pari a -0.04!) per mantenere la relazione di non-arbitraggio tra l’investimento in capitale fisico e in capitale finanziario. Per questo bisogna agire con politiche di rilancio il più velocemente possibile, perché quantitative easing e tassi zero non dureranno a lungo, e qualsiasi rialzo non farà che aggravare la situazione; inoltre il mandato di Draghi scade nel 2019.

Coerentemente con i dati visti sopra, l’indice del ritorno netto del capitale, fatto 100 quello che era la profittabilità del capitale nel 2010, si attesta a 104 nel 2017, pur essendo stato pari a 145 (cento-quaranta-cinque) nel 2000.

Dunque, ci si potrebbe chiedere: perché investire in capitale fisico? Ed evidentemente questo è proprio l’interrogativo che si sono posti i risparmiatori e gli imprenditori, come attestano i dati sulla formazione di capitale fisso (al netto del deprezzamento). Essa è ininterrottamente negativa dal 2013. In questo speciale primato, siamo nella consolante compagnia di Portogallo e Grecia.

A conferma di ciò, vi sono i dati sulla capacità produttiva del settore manifatturiero, provenienti dalla banca per cui chi scrive lavora. Fatto 100 il suo livello nel 1996, oggi ci attestiamo a 85; siamo gli unici nell’Eurozona ad avere avuto una simile decrescita, al pari – indovinate – della Grecia.

Queste sono le tristi note di una massiccia deindustrializzazione, che ha colpito in modo peculiare anche il comparto siderurgico. Per esempio, nel 2012, all’apice della crisi dell’Ilva, le nostre importazioni di beni intermedi provenienti dai paesi extra-UE (e dunque, in particolare petrolio azero e acciaio cinese) hanno raggiunto l’inaudito livello del 33% dell’import totale, un livello che oggi si è assestato attorno al 20% ma che rimane ben al di sopra di Germania, Francia e Spagna.

Pertanto, ritengo fondamentale per il futuro di questo paese prendere coscienza di tali numeri aberranti ed agire di conseguenza. Certo, mi si può dire che un processo di deindustrializzazione è in atto in varie economie occidentali; ma non su questi livelli.

Oppure, come nel caso dei Tedeschi, si può sostenere che la morte cerebrale del nostro settore secondario è una conseguenza fisiologica dell’integrazione economica europea, e non è un grosso problema in quanto è normale che in un mercato altamente integrato ognuno si specializza in quello che sa fare meglio. Prendono come esempio gli Stati Uniti, dove esistono le varie “belts”, ma dimenticano che gli Stati Uniti, come il nome suggerisce, sono uno stato federale, e che, se uno shock asimmetrico colpisse il settore in cui uno stato si specializza, esiste un sistema di transfer fiscali e di assicurazioni contro la disoccupazione che eviterebbero il default del suddetto stato.

In Europa, al momento, non v’è nulla di tutto ciò. Quindi le soluzioni al problema sono due.

La prima è sperare che l’impulso europeista della vittoria di Macron spinga i Francesi a proporre – e i Tedeschi ad accettare – misure di federalismo implicito, come un’assicurazione europea contro la disoccupazione, o l’emissione di qualcosa di simile ad Eurobonds per coprire non il debito precedente ma l’emissione di nuovo, rivolto ad investimenti produttivi nel settore secondario europeo, in una versione più accentuata rispetto al piano Juncker (di una simile possibilità si è parlato anche nell’edizione del 28/05 della Frankfurter Allgemeine).

La seconda è non aspettare un vento nuovo potenziale, ma cominciare ad agire per nostro conto. Dunque, bisogna da un lato tagliare le tasse sui profitti delle imprese, dall’altro incentivare i risparmiatori a investire in azioni.

In Italia il risparmio c’è: siamo i quinti nell’Eurozona quanto a “net private saving”; ma ad oggi questo risparmio non si traduce in investimento in capitale fisico nel nostro paese, come dimostrano l’attivo in bilancia commerciale e il pesante passivo nel Target 2.

Allora, bisogna creare le condizioni perché il risparmio sia incanalato al salvataggio della nostra industria, per esempio istituendo città a statuto speciale cui il governo devolga fondi, tagli imposte o permetta di attuare procedure amministrative semplificate, al fine di creare le condizioni infrastrutturali e burocratiche per un rinascimento industriale.

Tali città possono essere individuate nelle seguenti:

  • Genova, Trieste, Taranto; tre città che hanno in comune un porto in decadenza, uno stabilimento Ilva in crisi e lo spopolamento, le quali, riuscendo a rilanciare i primi due, contrasterebbero il terzo
  • Cintura Veneta (Padova-Mestre-Treviso), per il sostegno al manifatturiero
  • Torino, per il rafforzamento del suo ruolo di “capitale delle start-up”
  • Milano, in quanto capitale industriale e finanziaria d’Italia
  • Bologna, per quel piano-Marshall dell’istruzione di cui si è parlato nella prima parte dell’articolo.

Chiaramente, un progetto di questo tipo richiede l’approvazione di investimenti pubblici che, date le strettezze di budget in cui ci troviamo, necessitano di tagli in altri settori.

Per esempio, ci sono Regioni a statuto speciale altamente inefficienti (vedi Sicilia e Sardegna) e Province autonome che, in base a non si sa quale privilegio che le rende una casta superiore e intoccabile, trattengono a livello locale il 90% (novanta percento) delle imposte versate. Eliminare simili storture è fondamentale, e costituzionalmente non difficile.

Inoltre, chi scrive ritiene inevitabile la reintroduzione della tassa sugli immobili di lusso, le seconde case e i luoghi di riunione o di rappresentanza, in capo – che sia chiaro – non solo a privati, ma anche a fondazioni, istituti civili e ordini religiosi.

Le pensioni d’oro e i tagli ai costi della politica sono un altro tema cruciale per la sostenibilità del Paese; il team di Liberali da Strapazzo e molto attivo in questo ambito, per cui rimando alla lettura degli articoli degli altri blogger.

In conclusione, è tempo di finirla con i privilegi aviti, con le inefficienze, con le chiacchiere finalizzate a sé stesse, con le mancette elettorali. La responsabilità della classe politica nei confronti dell’avvenire del Paese deve essere pressante e presente alla coscienza di essa; tale responsabilità richiede di mettere in atto politiche economiche coraggiose, e possibilmente in fretta.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...