Il coraggio di restare noi stessi

L’attacco terroristico della scorsa notte a Manchester è probabilmente uno dei peggiori che l’Europa abbia mai subito. Il numero delle vittime sembra ridotto rispetto alle grandi stragi della metropolitana di Londra, del Bataclan a Parigi o della Promenade des Anglais a Nizza. Eppure la scelta dei bersagli è stata quanto di più riprovevole si possa compiere. Ad essere colpito è stato un concerto frequentato in larghissima parte da ragazzini. Quello che avrebbe dovuto essere un momento di festa per i più deboli ed innocenti si è trasformato in un disgustoso massacro.

Davanti ad un simile orrore, frutto di un odio e di una perversione che non conoscono confini, assieme al dolore giunge anche una voglia di rivalsa, di vendetta. Viene voglia di reagire e di combattere senza alcuna pietà perchè nessuna pietà ha avuto chi ci ha colpito. Si avverte il bisogno di trincerarsi e di isolarsi per tenere lontano chiunque possa commettere simili gesti. Si sentono invocare misure restrittive e pesanti e la necessità di sicurezza è così forte che si sarebbe facilmente disposti a rinunciare quasi a tutto pur di ottenerla. Di fronte ai corpi straziati delle giovani vittime dell’attentato jihadista risulta difficile avere fiducia nell’integrazione e credere che l’islam sia davvero una religione di pace.

E questo è esattamente ciò che i terroristi vogliono. Lo scopo dei loro attacchi è proprio quello di convincerci che siamo indifesi e che dobbiamo armarci e colpire senza tante riflessioni un mondo che ci sta attaccando con ogni mezzo. Chiudere e militarizzare le nostre società, una risposta invocata da molte forze politiche, vorrebbe dire cedere al terrore ed abbracciare la loro visione della storia, quella dello scontro di civiltà. Questa narrativa, resa celebre da un libro tanto scritto bene quanto pericoloso nelle tesi  sostenute (The Clash of Civilizations, Samuel P. Huntington, 1996), vede come inevitabile uno scontro fra l’Occidente cristiano e l’Islam in quanto sistemi i cui valori non sono compatibili tra loro. In realtà non c’è nessuno scontro di civiltà: le principali vittime del terrorismo islamico e dell’ISIS sono i musulmani stessi e mentre lo scorso luglio a Nizza morivano 86 persone a Baghdad se ne piangevano oltre 300. La religione del resto è solo un mezzo usato dai terroristi per imporre la loro linea politica sfruttando il panico della popolazione ed accettare l’idea della lotta senza quartiere tra due mondi incompatibili è il favore più grande che possiamo fargli. Blindare le nostre città ed attaccare in modo impulsivo non farebbe altro che dare credito alla loro tesi di un Occidente crociato e spingere le masse dei Paesi musulmani tra le braccia del jihadismo.

Oltretutto sbarrare le nostre frontiere non avrebbe neppure alcuna utilità pratica: quasi tutti gli attenti sono stati compiuti da cittadini europei nei loro stessi Paesi d’origine o in quelli confinanti. A sostegno della mancanza di una relazione tra terrorismo islamico ed immigrazione concorre pure l’esempio del Regno Unito che, pur non facendo parte di Schengen e mantenendo una rigida politica migratoria, non è certo stato risparmiato da violenti attentati. Al contrario l’Italia, un Paese sottoposto ad un’immigrazione ben più massiccia, non è ancora stato vittima di alcun attacco. Inoltre gli attentati cui stiamo assistendo, compiuti da cellule piccole o da lone wolves spesso all’improvviso e contro obiettivi che non rientrano tra quelli sensibili, sono assai difficili da prevedere. Non saranno certo più poliziotti alle stazioni della metropolitana o più controlli dei documenti ai confini ad impedire che possano accadere, ma solo una reale collaborazione di intelligence a livello europeo.

L’arma del terrorismo è la paura e non la si combatte lasciando che essa influenzi ogni nostro comportamento, ma rispondendo con il coraggio. Ci vuole coraggio ad ammettere che non possiamo oggettivamente proteggere tutti in ogni momento, ma è la verità. Ci vuole coraggio a mettere in conto che di attentati ce ne saranno ancora e che alcuni non li potremo impedire. Ci vuole coraggio ad accettare che la prossima volta potrebbe capitare a noi o ai nostri cari. Ci vuole coraggio a restare noi stessi di fronte all’orrore e a non cedere a chi ci attacca reagendo come vorrebbero loro, anche se sembrerebbe la scelta più facile.
Abbiamo costruito un’Europa basata sulla pace, sul pluralismo, sull’accettazione di ciò che prima era diverso e straniero, sull’apertura e sull’uguaglianza. Abbiamo costruito la nostra grandezza sulla libertà e sul rifiuto dei nazionalismi e della paura verso ciò che non è come noi. Noi stessi siamo molto diversi, eppure siamo riusciti a convivere e a collaborare in modo proficuo per creare un continente più ricco e più giusto. Rinnegare tutti questi valori in nome di una presunta necessità di difesa da un attacco esterno vorrebbe dire decretare la fine dell’Europa. Smettere di andare ai concerti, alle manifestazioni, evitare di viaggiare o lasciare fuori chi ha una cultura o una religione diversa dalla nostra per la paura degli attentati non significherebbe altro che averla data vinta al terrore.

Uniamoci e collaboriamo per sconfiggere il terrorismo, ma non dimentichiamoci ciò che siamo perchè il primo passo per vincere è restare noi stessi. Non sarà facile, ma alla fine ce la faremo, perchè i nostri valori sono molto più forti di tutte le loro bombe.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...