Della necessità di politiche coraggiose, parte II: capitale e industria

Dopo aver parlato del mercato del lavoro, tratto del secondo elemento alla radice della scarsa competitività dell’economia italiana, che, come annunciato nella prima parte di questo articolo, è correlato al capitale.

Si noti che, per capitale, si intende qui quello fisico, ovvero gli strumenti e i macchinari rivolti alla produzione di un bene intermedio o di consumo finale. Dunque, si esclude il capitale finanziario, quali titoli ed altri strumenti che garantiscono un interesse, nonchè i relativi mercati e istituzioni, anche se l’inefficienza di alcune banche e l’allocazione non ottimale del credito sono problemi noti. Ma mi focalizzo sul settore secondario, perché è qui che vi è soprattutto bisogno di un’ampia azione di rilancio.

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Della necessità di politiche coraggiose, parte I: lavoro e istruzione

Due elementi sono alla radice della scarsa competitività dell’economia italiana e della sua stagnazione. Essi sono intrinseci a entrambi i fattori di produzione: lavoro e capitale.

In merito al mercato del lavoro, il problema rimane sempre lo stesso, ovvero che salario e produttività non coincidono.

Tuttavia, approvati la riforma Fornero e il Jobs Act, vi è sufficiente concordia fra economisti e istituzioni europee nel sostenere che l’anticamente generoso welfare-state italiano non sia più la zavorra ai piedi della crescita di questo Paese.

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Il coraggio di restare noi stessi

L’attacco terroristico della scorsa notte a Manchester è probabilmente uno dei peggiori che l’Europa abbia mai subito. Il numero delle vittime sembra ridotto rispetto alle grandi stragi della metropolitana di Londra, del Bataclan a Parigi o della Promenade des Anglais a Nizza. Eppure la scelta dei bersagli è stata quanto di più riprovevole si possa compiere. Ad essere colpito è stato un concerto frequentato in larghissima parte da ragazzini. Quello che avrebbe dovuto essere un momento di festa per i più deboli ed innocenti si è trasformato in un disgustoso massacro.

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Mercato o Fascismo

Il ballottaggio odierno in Francia simboleggia ancora una volta, in caso ce ne fosse stato bisogno, come la divisione politica, per decenni vagamente descritta come destra vs sinistra, non esista più. O quantomeno come siano cambiate le ideologie e quindi i programmi, spesso afferenti a uno o all’altro contenitore. Non si parla più, insomma, di operai contro padroni o di spesa pubblica contro iniziativa privata, quanto di apertura al mondo contro ritorno agli stati nazionali. Local vs Global, per darne una definizione di comodo. E da questo importante distinguo deriva tutto il resto del programma.

Eclatante in questo senso, è la similitudine programmatica, per quanto riguarda i temi sia sociali, che economici, che di politica estera, dei due candidati rappresentati l’estrema destra e l’estrema sinistra, Madame Le Pen e Monsieur Mèlenchon rispettivamente. A questa similitudine destra-sinistra, certamente afferente alla categoria local vista la retorica nazionalista, la vicinanza alla Russia putiniana e un generale euroscetticismo, si è contrapposto Macron, paladino della società global. Politico certamente eclettico in questo periodo storico, ex banchiere, sposato con una signora non appartenente ai canoni moderni di bellezza, non ha avuto problemi a spendere parole “difficili” su Europa, Euro e globalizzazione.

Da una visione internazionale, che vede la competizione globale come una risorsa da gestire ma non un pericolo da rifuggire, nasce la visione economico-sociale, basata sull’iniziativa privata e sul mercato. Una visione localistica, che impedisce dunque l’affidarsi a risorse esterne, non può che accompagnarsi, necessariamente, una maggiore spesa pubblica statale.

Curioso notare come da una visione globale, da una mentalità aperta alle complessità mondiali, derivi anche una maggiore tolleranza nei riguardi delle diversità e dei diritti delle minoranze.

Lo scontro odierno, insomma, è tra i campioni dei due schieramenti. Global vs Local o, per essere più preciso, libero mercato vs fascismo.

 

Renzi come Macron? Vedremo, intanto ho votato alle primarie PD

Vuoi che nel sistema proporzionale verso il quale stiamo rapidamente veleggiando, parlare di candidato premier è alquanto inutile. Vuoi che queste primarie sembravano tanto un triangolare tra Barcellona, Crotone e Pro-Vercelli. Vuoi che giorno più sfigato non ci fosse (in mezzo al ponte del 1 maggio, vai a capire la ratio). Insomma, per tutti questi motivi, la voglia di non votare alle primarie del Partito Democratico non era enorme. Sarebbe stata la prima volta per me, piddino di destra ma liberale di sinistra, non partecipare alle primarie democratiche. Continua a leggere “Renzi come Macron? Vedremo, intanto ho votato alle primarie PD”