L’arte di tirarci indietro

Qualche giorno fa, anche se probabilmente non lo sapete perché, chiaramente, la notizia non è stata fatta circolare molto dalla nostra stampa, 16 Stati Membri dell’Unione Europea hanno dato inizio alla procedura per la creazione del Procuratore Pubblico Europeo.

Questa figura era stata prevista dall’articolo 86 del Trattato di Lisbona, da crearsi su impulso del Consiglio prima e approvazione del Parlamento poi. Si tratta di un ufficio indipendente che fa capo a un procuratore col compito di investigare e perseguire reati di natura finanziaria ai danni dell’Unione europea. Parliamo di truffe, frodi e altri reati di questo genere ai danni del bilancio europeo e dei soldi comunitari. Allo stato corrente le attività di prosecuzione contro questi reati avviene a livello statale, con un’evidente problema di disarmonia, disparità di approcci e garanzie per la tutela degli interessi squisitamente europei (chi può difendere meglio i suoi soldi se non il legittimo proprietario?).

Dunque, l’istituzione del Procuratore Europeo cambierebbe sostanzialmente le modalità con cui vengono protetti gli interessi comunitari e consiste in un particolare passo avanti verso l’arduo percorso di integrazione.

Ebbene, di fronte all’impossibilità di raggiungere l’unanimità in Consiglio su questo progetto, un gruppo di 16 Paesi ha deciso di lanciarsi in una cooperazione rafforzata per portarlo a termine. Sostanzialmente, un primo passo verso quell’Europa a due velocità di cui si inizia a parlare, che è un terreno di prova critico per un’Italia che deve dimostrare di volersi impegnare nel progetto europeo se non vuole essere definitivamente tagliata fuori.

Bene, quindi ci siamo in questo progetto importante no? No! Non ci siamo. Il Ministro della Giustizia Andrea Orlando (candidato alla Segreteria del PD) ha detto che «La proposta che è stata avanzata, e che forse poteva giustificarsi nella ricerca dell’unanimità, diventa ridicola nel passaggio della cooperazione rafforzata». Secondo il nostro Governo la montagna ha partorito un topolino (anzi, una formica, come è stato detto), l’Italia non partecipa perché il progetto è troppo poco ambizioso per quanto riguarda strumenti, struttura e competenza. E a detta del Ministro, l’Italia avrebbe forse potuto accettare di partecipare se il topolino fosse stato prodotto per necessità di trovare consenso unanime, ma visto che si procede in 16, bisognava alzare il tiro. Non lo si è fatto, siamo fuori.

Ora, non so se sia peggio il fatto o la giustificazione. Di fronte alla possibilità di collaborare attivamente per rendere il progetto più ambizioso (e chissà, magari farne da pioniere se le ambizioni italiane sono davvero così elevate), si sceglie il nulla.

Ma la cosa più imbarazzante resta il fatto che, ancora, facciamo una figura indecente (per dirla in maniera soft) di fronte ai partner europei, in un momento in cui bisogna decidere da che parte stare: quella dell’integrazione più spinta o quella della marginalità.

Non so bene il perché di questa dichiarazione di Orlando. Però sapete qual è uno tra gli Stati in cui avviene il maggior numero delle frodi ai fondi europei? Esatto, proprio l’Italia. E sapete in quale Stato la magistratura si immischia regolarmente nella politica, talmente tanto che i politici farebbero di tutto per non andare contro la casta che è diventata (magari togliendole delle competenze per darle ai poteri forti europei)?  Sapete già la risposta..

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