Quello che gli Ulivi ci dicono

In Puglia, in queste ore, si ha uno spaccato del dibattito politico e sociale che da anni attanaglia la penisola intera.Nelle terre Salentine assistiamo infatti alla difficile implementazione di un provvedimento relativo all’allacciamento alla rete italiana del TAP, il Trans-Adriatic Pipeline. L’arrivo di tale oleodotto è una buona notizia sotto diversi punti di vista; innanzitutto a livello geo-politico, in quanto si tratta di una diversificazione delle fonti energetiche importate nel nostro paese e quindi vitali per la nostra economia. Un viadotto che non passa dalla Russia e dall’Ucraina, ma al contrario, parte dall’Azerbaijan e attraversando Turchia, Grecia e Albania, arriva in Italia, non può che essere una buona cosa. È sicuro dal punto di vista ambientale, in quanto il metano è uno dei combustibili meno inquinanti. E infine, prevede l’eradicazione, con il successivo re-inserimento, di 200 ulivi su un totale di 60 milioni (milioni!) presenti nell’intera regione Puglia.
Come si può notare, non esiste un solo motivo razionale per essere contrari a quest’opera.
E invece.
E invece abbiamo il consorzio costruttore che si trova impossibilitato a comunicare in maniera efficace la bontà di tale progetto, e viene associato a lugubri multinazionali non meglio specificate.
C’è l’Italia intera che necessita di tale progetto. Un’enorme maggioranza silenziosa che purtroppo rimane tale.
Abbiamo un partito populista, il Movimento Cinque Stelle, e un governatore regionale del PD corrente Grillo, Emiliano, che si oppongono totalmente e in maniera arrogante a tale opera. Se a pensar male si fa peccato (eccetera), il dubbio che questi figuri abbiano unito l’italico amore del protestare, del no a tutto, a qualche contatto con l’ambasciata di Mosca in Italia, un po’ viene.
CI sono infine, poveri imbecilli infoiati e quindi manipolabili, che convinti che il problema della questione siano sti 200 benedetti ulivi, si incatenano agli alberi, usando addirittura, in maniera vigliacca, dei bambini per le loro proteste.
La cosa più italiana di tutto ciò è come una minoranza chiassosa e a tratti sovversiva, possa bloccare un’opera pubblica fondamentale per tutto il paese. È infatti notizia di sabato la sospensione di tutte le operazioni di espianto degli alberi.
Morale, anzi morali della favola? Innanzitutto che se vuoi ottener qualcosa devi farlo creando un disagio al resto della comunità (in questo caso dell’Italia intera), sfidando le autorità e quindi infrangendo la legge. La seconda è che siamo un paese di inguaribili NIMBY. Siamo sempre convinti che il rischio, il lavoro, la fatica debba farlo qualcun altro. E siamo sempre quelli sempre pronti a lamentarci, trovando un capro espiatorio lontano e identificabile, a questa situazione economica stagnante che perdura da decenni.

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