4 falsi miti sul terrorismo

Il terrorismo è prepotentemente diventato uno dei temi dominanti della discussione politica contemporanea. Di terrorismo discutono i think tank, i consiglieri alla sicurezza dei vari governi, i giornalisti su riviste e giornali ed infine una moltitudine di persone sul web. Nel secolo delle fake news e del post-truth tuttavia è molto facile imbattersi in narrazioni approssimative, imprecise o addirittura distorte sul tema, con il rischio di costruirsi dei luoghi comuni che non corrispondono affatto allo stato reale della situazione. In particolare si stanno radicando nella coscienza comune quattro erronee e pericolose convinzioni riguardo al terrorismo.

1) Il terrorismo è un fenomeno tipico del mondo contemporaneo.
Abituati a vedere quotidianamente al telegiornale immagini di attentati compiuti in ogni parte del globo ci stiamo lentamente convincendo che il terrorismo sia una caratteristica peculiare del mondo di oggi. Niente di più lontano dalla realtà: i terroristi jihadisti contemporanei non sono altro che gli ultimi arrivati di una lunga tradizione iniziata con la nascita delle prime civiltà umane.
Ben presto infatti ci si rese conto che la paura era un’arma in grado di colpire molto più lontano e molte più persone di qualunque altra. Vennero così impiegati elementi tipici del terrorismo già dai primi regni dell’area mesopotamica nel sopprimere le frequenti ribellioni che si verificavano lontano dalle capitali: i cadaveri venivano ammucchiati nelle piazze centrali e i superstiti ridotti in schiavitù, come perenne monito a tutti gli altri popoli sottomessi. Anche la Grecia classica, considerata la culla della civiltà occidentale, fece largo uso del terrorismo, in particolare durante la terribile guerra del Peloponneso. La distruzione totale della città neutrale di Melo ad opera degli Ateniesi, magistralmente descritta da Tucidide, altro non è che terrorismo. L’Europa medioevale e rinascimentale dilaniata dalle guerre di religione fu teatro di innumerevoli atti di terrore. Il terrorismo acquistò poi una forte valenza politica con la rivoluzione francese ed i turbolenti anni che la seguirono: nacque proprio allora  il termine “terrore”, inizialmente positivo perchè considerato una difesa necessaria delle conquiste rivoluzionarie. Successivamente il terrorismo fu sempre più presente nello scenario internazionale, dagli anarchici nei caffè parigini alle moderne organizzazioni terroristiche, passando per i due conflitti mondiali in cui fu ampiamente utilizzato da entrambe le parti.

2) Il terrorismo non è guerra.
Invece lo è, al punto che nel corso della storia risulta assai difficile tracciare una linea di separazione tra le due cose. Seppure alcune caratteristiche rendano il terrorismo diverso dalla guerra convenzionale (come lo non-discriminazione dei bersagli o la mancanza di norme condivise tra i contendenti), esso è stato impiegato in modo più o meno estensivo in quasi tutti i conflitti. Tecniche del terrore furono utilizzate (e spesso subite) dalle legioni romane di Cesare in Gallia e dalle armate crociate ed arabe in Palestina. Terroristi furono pure gli eserciti nomadi di Gengis Kahn e i conquistadores di Pizarro e Cortès in America Latina contro le popolazioni indigene. Con l’evoluzione delle tecnologie belliche questo stretto rapporto non si è affatto sciolto: furono atti di terrore tanto la guerra sottomarina degli imperi centrali durante la Prima guerra quanto la risposta dell’Intesa di porre un embargo al largo delle coste tedesche. Il concetto stesso di bombardamento strategico, elaborato da Giulio Douhet nel periodo tra le due guerre, è infatti il massimo esempio di terrorismo applicato alla guerra industriale del XX secolo. Non senza un’amara ironia, le tecniche concepite da Douhet ebbero molta più fortuna all’estero che in patria e vennero impiegate metodicamente dagli Alleati contro Italia e Germania.

3) Il terrorismo è l’arma dei deboli contro i potenti.
Questa è una convinzione paradossale che si è formata a causa della mancanza di una prospettiva storica nell’approccio al terrorismo. In realtà nella stragrande maggioranza della storia il terrorismo è stato quasi esclusivamente appannaggio dalle entità più forti a danno di quelle più deboli. Furono i potenti imperi antichi ad utilizzare il terrore contro i deboli ribelli: un esempio piuttosto eclatante è quello della rivolta di Spartaco, repressa con straordinaria violenza dalla Roma repubblicana, all’epoca potenza egemone dell’intero mondo mediterraneo. Gli oltre seimila schiavi catturati vivi furono crocifissi come monito lungo la via Appia, un gesto che altro non è se non terrorismo nella sua forma più macabra. Anche gli stati moderni impiegarono spesso e volentieri il terrorismo contro i soggetti più restii ad accettare il loro dominio, mentre i casi inversi documentati sono estremamente rari. L’utilizzo del terrore iniziò ad apparire come  la tecnica prediletta da piccole organizzazioni clandestine solo verso la fine dell’800 e semplicemente per un ragionamento di pura efficacia rispetto ai costi. Nonostante ciò le grandi potenze non persero affatto il loro ruolo di protagonisti del terrore, come testimoniano i bombardamenti al napalm compiuti dalla superpotenza americana contro i guerriglieri vietnamiti. Oltre al fattore di necessità strategica, vi era infatti anche un potente elemento psicologico nelle bombe incendiarie lanciate sulla giungla del Vietnam, con gli abitanti dei villaggi involontari spettatori di scene di apocalittica distruzione. Con la decolonizzazione si sviluppò il terrorismo degli attori non-statali (come i movimenti di liberazione nazionale) contro le potenze coloniali europee, dagli ebrei in Palestina contro le autorità britanniche agli insorti in Algeria contro i soldati e civili francesi. Di conseguenza l’utilizzo del terrore da parti di piccoli gruppi costretti alla clandestinità contro i grandi attori globali è soltanto uno sviluppo recente del fenomeno.
Inoltre se si osserva l’entità dei flussi di denaro controllati e gestiti da alcune organizzazioni terroristiche, in particolare l’OLP di Arafat e al-Qaeda con Bin Laden, risulta difficile catalogarli come “i deboli”.

4) Il terrorismo tende a colpire solo la massa e non l’élite.
Questa non è una semplice approssimazione, ma una vera e propria assurdità che si oppone alle logiche stesse del terrorismo. Contrariamente alla guerra convenzionale infatti nel terrorismo non vi è alcuna discriminazione nella scelta dei bersagli: i civili sono considerati ugualmente colpevoli, se non di più, dei militari. Inoltre i destinatari degli atti di terrore non sono mai le vittime materiali. L’obiettivo dei terroristi è infatti quello di influenzare le decisioni dei vertici politici ed agiscono colpendo la popolazione in modo da creare un clima di terrore e di panico sociale; sarà poi per rispondere a questo panico che il decisore politico si troverà a dover accogliere le richieste dei terroristi. Così come l’obiettivo reale delle legioni di Cesare che bruciavano i villaggi non erano gli abitanti rimasti senza un riparo, ma il resto della popolazione della Gallia che doveva desistere dal ribellarsi, l’obiettivo ultimo degli affiliati all’ISIS che colpiscono in Europa non sono i passanti scelti a caso, ma i governi occidentali impegnati nei conflitti in Medio Oriente. La scelta di colpire la gente comune risponde inoltre a criteri di pura semplicità, dato che le principali personalità pubbliche di oggi godono di sistemi di sicurezza assai difficili da penetrare. Non mancano tuttavia casi celebri di leader politici rimasti vittima di attentati terroristici, come il presidente USA Kennedy a Dallas, quello egiziano Anwar al-Sadat dopo la firma della pace con Israele o il nostrano episodio del sequestro e dell’omicidio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...